Siria: il peggior finale possibile

Sembra che gli americani si apprestino ad armare apertamente i ribelli siriani.

Fino ad oggi lo hanno fatto limitatamente e non apertamente.

Sembra che, allo stesso tempo, gli americani si apprestino a dichiarare la Jabhat al-nusra, una formazione jihadista siriana, una organizzazione terroristica.

Le due cose, messe insieme, implicano che gli americani sappiano a quali ribelli dare le armi.

C’è poi la “pistola fumante”, ovvero la questione delle armi chimiche in mano ad al-Asad.

Il regime siriano ha sempre negato di averne, pur affermando che non le userebbe mai “contro il suo popolo”.

Ultimamente, però, ha affermato che i ribelli hanno in mano una fabbrica di agenti chimici adatti a confezionare bombe chimiche.

E’ ovvio che al-Asad ha queste armi e ci sta giocherellando.

E sia americani che inglesi hanno ribadito che il loro uso da parte di al-Asad farebbe scattare un’operazione militare contro al-Asad.

In Siria un ampio fronte di ribelli si dichiara contro all’intervento americano e solidale alla Jabhat al-Nusra.

Ed altri si dichiarano contro l’intervento di forze di “peace keeping”.

Non importa se hanno torto o ragione: è evidente che, dopo tutto quello che è successo, queste persone non vogliano vedersi “scippate” le loro possibili future conquiste.

E i segnali che sia in atto l’operazione di “mettere il cappello” sulla rivoluzione siriana ci sono.

Americani e qatariti a Doha hanno fatto il loro “fronte anti-Asad” e lo hanno dichiarato “referente unico” della rivoluzione siriana.

Tornando all’inizio: sembra che sappiano bene a chi dare le armi.

Riflessioni finali: gli americani dopo aver trovato il modo peggiore di non intervenire, hanno finalmente trovato il modo peggiore per intervenire.

Il loro problema, a parole, era rifornire di armi la ribellione siriana senza rifornire i jihadisti.

Il fatto è che, dopo venti mesi di morte e distruzione, i jihadisti fanno parte della ribellione siriana e molti di coloro che sono lì, con il fucile in mano o senza, sotto le bombe, non hanno nessuna intenzione di togliere braccia alla resistenza armata, di qualsiasi colore sia, solo perché gli americani vogliono sentirsi “comodi” con i loro referenti per la Siria.

Il problema, come sottolineava qualche giorno fa Fouad, un italo-siriano che ho conosciuto grazie ad Amedeo, non sarebbe dare le armi ai ribelli, bensì toglierle ad al-Asad.

E un paese come gli Stati Uniti poteva da subito e potrebbe anche ora lavorare in questo senso con una certa efficacia.

Se non lo ha fatto, e non lo fa, significa che armare i ribelli, e solo “i propri”, fa parte di una strategia.

Il cui fine, presumibilmente, è quello di avere voce in capitolo nella Siria post-Asad, avendo mano libera in un intervento “anti-jihadista” una volta che al-Asad se ne sarà andato.

Gli Stati Uniti avrebbero potuto limitare la deriva jihadista in Siria se si fossero mossi per tempo, cioè almeno 10 mesi fa.

Non l’hanno fatto.

Si sono comportati e si comportano come tutti gli altri attori internazionali in campo: badano ai loro interessi.

Fra i terribili crimini perpetrati in Siria c’è anche il loro.