Limes ha dedicato un intero numero alla guerra in preparazione in Mali.

Fra gli interventi più interessanti c’è quello di Jeremy H. Keenan, professore associato di ricerca presso la School of Oriental and African Studies della London University.

E’ da un bel po’ che questo professore studia la situazione del terrorismo nell’Africa subsahariana.

Nel settembre 2010 scrivevo:

In questi giorni al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQMI, vedi qui e qui) torna alla ribalta per due motivi:

  1. rivendica il rapimento di 5 francesi in Niger (qui);
  2. diviene oggetto di una campagna militare in Mauritania (qui).

La storia dell’AQMI è controversa. Tempo fa osservavo quanto i suoi legami con al-Qaida “centrale” fossero scarsi – i suoi vertici, sembra, snobbano l’AQMI – e mettevo in evidenza il fattore locale: talvolta, in questi anni, si è fatta molta fatica a distinguere l’AQMI da una banda di predoni “normali” (vedi i links sopra).

Ora arriva un’analisi accurata (preceduta da un libro: “The Dark Sahara: America’s War on Terror in Africa”) di Jeremy Keenan, professore associato di ricerca presso la School of Oriental and African Studies della London University.

L’articolo narra di una situazione molto complicata: dietro all’AQMI, secondo Keenan, vi sono principalmente il governo algerino, con i suoi servizi segreti, e in seconda battuta i servizi segreti americano e britannico.

Obiettivo algerino: riarmarsi e divenire il cliente privilegiato degli americani nell’area.

Obiettivo americano (e britannico): stabilire le proprie basi militari in aree di grande importanza strategica ed economica.

Operazioni di false flag, infiltrazioni nei gruppi esistenti ed altre amenità sono le strategie usate da queste agenzie.

Tutto, ovviamente, nel quadro della Guerra al Terrore.

Keenan riprende il tema su Limes, descrivendo la prima operazione di false flag algerino-statunitense, che data 2003:

Sotto il comando di un agente infiltrato dei servizi segreti, Amari Sayfi (alias Abd el-Razzaq Lamri, anche noto come El Para), circa sessanta terroristi del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc) – una formazione con base in Algeria, rinominata nel 2006 al-Qa’ida nel Maghreb Islamico (Aqim) – presero in ostaggio trentadue turisti europei nel Sahara algerino. Con gran fanfara, l’amministrazione Bush etichettò prontamente El Para come “L’uomo di bin Laden nel Sahara” …

Keenan spiega che l’infiltrato rappresentava la punta dell’iceberg di un Gruppo operazioni proattive e preventive (P2OG), un’organizzazione il cui scopo era “svolgere missioni segrete per ‘stimolare reazioni’ fra i gruppi terroristici, spingendoli a compiere atti violenti che li avrebbero esposti al ‘contrattacco’ statunitense”.

Dall’operazione El Para i servizi segreti algerini, con la complicità degli Stati Uniti e il supporto di altre intelligence occidentali, hanno usato Aqim – mediante una quasi completa infiltrazione della sua leadership – per creare uno scenario terroristico definibile come “al-Qa’ida in Occidente per l’Occidente”. In altri termini la maggior parte delle minacce terroristiche dipinte dall’Algeria e dai suoi alleati occidetnali nella regione Sahara-Sahel sono completamente false.

Keenan prosegue citando le dichiarazioni di un ex alto funzionario dell’intelligence statunitense e membro del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, che ora insegna allo U.S. Naval War College di Newport: John Schindler.

Quest’uomo dice che il GIA (Gruppo islamico armato), cioè il precursore del GSPC e di AQIM è:

una creazione dei servizi algerini”. Usando sperimentati metodi sovietici di penetrazione e provocazione, il Dis [Dipartimento di informazione e sicurezza algerino] ha creato questa formazione per screditare gli estremisti. Gran parte della leadership del Gia era formata da agenti del Dis, che spinsero il gruppo armato nel vicolo cieco degli attentati di massa, una tattica spietata che screditò gli islamisti presso la quasi totalità degli algerini. Il grosso delle azioni del Gia era opera del Dis, compresa l’ondata di attentati dinamitardi in Francia nel 1995. Alcuni dei principali massacri di civili furono compiuti da unità militari speciali camuffate da mujahidin, o da squadre del Gia sotto il comando del Dis

Sembra dunque trovare una spiegazione quella che, quando la lessi tanto tempo fa, sembrava un’anomalia. Nel 2005 Noman Benotman, un ex jihadista del Libyan Islamic Fighting Group (LIFG), un gruppo che – contrariamente a ciò che circola in rete – non ha mai aderito al network di al-Qa’ida, pur avendo rapporti con esso, concedeva una lunga intervista a Mahan Abedin della Jamestown Foundation. Nell’articolo si leggeva, fra l’altro:

Tu neghi qualsiasi link con al-Qa’ida. Ma il LIFG aveva qualche altra relazione con altre organizzazioni nordafricane, in particolare algerine?

Non abbiamo mai avuto nessuna relazione sensata e concreta con organizzazioni non libiche, islamiche o altro. I primi tempi un piccolo gruppo di veterani dell’Afghanistan fu mandato ad aiutare gli insorti algerini. Con l’eccezione di due persone che riuscirono a scappare tutti furono uccisi dal GIA […]

Il fiorire di organizzazioni jihadiste “simili” ad AQIM nell’area sub-sahariana non sarebbe, secondo Keenan, che l’ultima tappa di un percorso di destabilizzazione dell’area preparatorio dell’intervento esterno, il quale sta avvenendo in queste ore (se volete approfondire andatevi a prendere l’articolo di Keenan).

Bene, ho scritto tutto questo per un motivo preciso, ovvero per raccontare come sia tutto sommato facile infiltrarsi in un’organizzazione terroristica jihadista.

E quale sia la relazione perversa fra jihadismo e “occidente”.

Il jihadismo si nutre di retorica antioccidentale, l’occidente si nutre di jihadismo.

Queste organizzazioni esistono, nascono da sé, e poi vengono infiltrate ed eterodirette.

Non è facile, invece, infiltrarsi in movimenti di liberazione, in rivoluzioni, in movimenti.

Questo ci porta in Siria e ci spiega perché il fiorire del jihadismo non può che essere considerato una “manna dal cielo” per chi, fino a oggi, è stato alla finestra a guardare una manica di criminali massacrare civili inermi.

Senza jihadisti, possibilmente infiltrati, non si può controllare la Siria di domani.

Lorenzo Declichpost mortemislametro,Prequel
Limes ha dedicato un intero numero alla guerra in preparazione in Mali. Fra gli interventi più interessanti c'è quello di Jeremy H. Keenan, professore associato di ricerca presso la School of Oriental and African Studies della London University. E' da un bel po' che questo professore studia la situazione del terrorismo...