11 settembre 1683. Un falso

Gentilmente ricevo via e-mail l’avviso della presentazione del nuovo sito interattivo legato allo sceneggiato “11 settembre 1683”.

Vi si legge:

“Sito Interattivo con Graphic Novel e Fan Base Facebook per il Film Storico che racconta la Battaglia di Vienna”

Immagino, quindi, che lo sceneggiato stia per essere mandato in onda, visto anche il trailer.

Il quale, davvero, è offensivo e sgradevole.

Dategli un’occhiata prima di andare avanti in questo post.

Fatto?

Ok, era l’11 settembre, effettivamente, ma le coincidenze finiscono qui.

Fra il 1683 – battaglia conclusiva dell’assedio di Vienna – e il 2001 – attacco alle Torri Gemelle di New York – non c’è nessuna affinità.

Davvero, nessuna, e dai, vi sfido a trovarne: vi distruggerò, non senza torturarvi un po’.

Eppure il trailer di “11 settembre 1683”, pseudo-ricostruzione storica di un evento pur abbastanza importante nella storia dell’umanità, sottotitola “il primo 11 settembre, 300 anni fa”. Facendo l’occhiolino a tutto quel mondo di poveri mentecatti islamofobi dal quale è uscito un aitante virgulto come Anders Behring Breivik, uccisore in tuta di decine di giovani norvegesi qualche anno fa, giovani che – secondo questo difensore dell’Europa Bianca che nei tribunali si esibisce in “saluti templari” di sua invenzione (anche se molto simili a quelli che si scambiano i personaggi di Star Trek) – avevano l’unica colpa di permettere “l’invasione dei musulmani” in Europa.

Un tema ripreso da “11 settembre 1683”, il cui trailer ci dice che “300.000 musulmani attaccano Vienna”, dimenticando che quelli erano prima di tutto, e forse soltanto, turchi.

Molti dei quali avrebbero voluto essere altrove.

Perché in realtà i musulmani sono in Europa da sempre.

In diverse aree i musulmani sono “gli autoctoni”.

Lo dicono le carte, le carte degli archivi.

E il fior fiore dell’Accademia mondiale lo dice, ridice, stradice, da diverse decine di anni.

Eppure ci tocca “11 settembre 1683”, sul cui sceneggiatore preferisco tacere.

I cui attori irrido.

Del cui regista non mi sorprendo.

In una commedia del Falso della quale rabbrividire se non vivessimo in questa Italia di Fine del Mondo in cui ognuno lascia ai posteri la propria scoria radioattiva.

Che Vienna bruci.

Vi lascio con un vecchio e indimenticabile post sul tema di Falecius, apparso circa venticinquemila anni fa su “Tutto in 30 secondi”.

I musulmani della Lega Santa

Leggo che i soldi dei contribuenti verranno dilapidati (l’operazione costerà se ho capito bene cinque milioni e settencentomila euro, in gran parte presumo provenienti da quella odiosa gabella di tenore feudale che risponde al nome di canone RAI) per un film sulla battaglia di Kahlenberg, meglio nota come battaglia di Vienna.

La quale dovrebbe rappresentare la causa dell’attentato alle Twin Towers. La battaglia, combattuta nel settembre del 1683, non fu ovviamente una battaglia tra “l’Islam” e l’ “Occidente” (i quali come tutte le entità astratte difficilmente dispongono di eserciti) bensì tra l’Impero Ottomano (indubbiamente governato da musulmani) e una alleanza tra il Sacro Romano Impero (il cui nome la dice lunga sulle pretese religiose) ed il regno (che in realtà si chiamava “repubblica”) di Polonia-Lituania.

Leggo da qualche parte che in quella battaglia gli Ottomani sarebbero arrivati “alle porte dell’Europa”.

La battaglia si svolse, ricordiamo, nei pressi di Vienna, che notoriamente è in Austria. Come possa l’Austria trovarsi “alle porte dell’Europa” è mistero dei più grandi e incomprensibili, al pari di altre radici cristiane quali la transunstanziazione e la Trinità.

Chi ha elaborato una simile espressione deve avere una opinione dei confini dell’Europa assai diversa da quella di un libro di geografia per le elementari. Ma lasciamo perdere.

Per una trattazione più dettagliata della questione “confini dell’Europa” rimando ad un mio articolo accademico di prossima pubblicazione (e di cui questo blog provvederà a dare notizia).

Quel che mi interessa sottolineare qui è che l’esercito che salvò “l’Europa” o più modestamente l’Austria dalla conquista ottomana era essenzialmente l’esercito del re della Repubblica di Polonia-Lituania, Jan Sobieski. Non importa discutere perché mai una repubblica avesse un re, fidatevi e basta.

In questo esercito prestavano servizio ovviamente dei polacchi, dei lituani e dei membri delle altre etnie della Repubblica polacca, come ucraini, bielorussi, tedeschi, lettoni, e via dicendo.

Tra queste etnie si trova quella dei Tatari Lipka (“Lipka” vuol dire “lituano” in turco, credo), o Leituvos Totoriu in lituano.

Questo popolo esiste ancora (si veda qui per alcune informazioni recenti) e vive nei territori che componevano la Repubblica polacca, in particolare nell’attuale Bielorussia.

In Lituania hanno una vita culturale molto attiva. Parlano bielorusso, lituano o polacco a seconda di dove abitano, ma in origine dovevano parlare un lingua simile al turco.

Vivono nei territori dell’antico Granducato di Lituania dai tempi del Granduca Vytautas il Grande (chiamato Witold in polacco) che alla fine del Quattrodicesimo secolo li invitò a stabilirsi nel suo dominio, che all’epoca si estendeva dal Baltico fin quasi al Mar Nero.

Una parte di loro credo discenda da prigionieri catturati dai lituani nelle loro guerre contro il Khanato tataro dell’Orda d’Oro, situato più ad est nell’attuale sudest della Russia.

I più svegli tra voi devono avere già intuito qual è il punto coi Tatari di Lituania.

Sono musulmani.

Questo fatto non costituiva minimamente un problema per i granduchi cattolici della Lituania, né per i re cattolici della Polonia, e neppure per la maggior dei loro sudditi cattolici, greco-ortodossi, greco-cattolici, luterani, calvinisti, unitariani, ebrei rabbaniti o caraiti che fossero.

Nel sedicesimo secolo la Polonia-Lituania era il paese più tollerante d’Europa assieme all’Impero Ottomano, tanto da consentire lo sviluppo della chiesa unitariana, ispirata dagli insegnamenti dell’eretico italiano Sozzini. Gli unitariani negavano la Trinità, e se c’era una cosa che metteva d’accordo cattolici, luterani, anglicani e calvinisti era perseguitare loro e gli anabattisti.

I re polacchi se ne sbatterono bellamente fino alla fine del Cinquecento, quando una intricatissima contesa dinastica con la Svezia non cominciò a porre in questione il conflitto politico con gli eretici (luterani) del Nord, proprio mentre i gesuiti lanciavano la grande offensiva della Controriforma.

La pacchia era finita. La Polonia e la Lituania rimasero cattoliche, e sebbene i protestanti fossero sempre tollerati più che nella maggior parte del resto d’Europa, il cattolicesimo diventò un fattore polemicamente distintivo dell’identità nazionale, come è ancora oggi, in opposizione ai protestanti svedesi e ai russi ortodossi.

Da tutto questo ebrei e musulmani sarebbero stati toccati soltanto dopo, quando i disastri politici e militari della doppia invasione russa e svedese nella Prima Grande Guerra Nordica ebbero ulteriormente acuito quel sentimento.

I re polacchi continuarono a usare i Tatari per quello che i loro antenati erano stati chiamati a fare: tra cui, fornire cavalleria per l’esercito della Repubblica. E per un certo tempo continuarono a concedergli la libertà di culto musulmano, nel cuore dell’Europa cattolica, anche durante le guerre contro l’Impero Ottomano. Le libertà di cui godevano i Tatari furono gradualmente ridotte, causando una ribellione nel corso del Seicento.

Ma anche dopo di questa, Jan Sobieski non ebbe nessun dubbio (credo) e nessun problema ad impiegare soldati musulmani sudditi del suo paese nella difesa di Vienna contro gli Ottomani.

Io credo che questa sia la cosa più interessante che si possa dire, oggi, sull’Assedio di Vienna e su chi salvò l’ “Europa”.