Il medioriente tribale

In principio c’era Gulf/2000, un progetto sponsorizzato dalla Sipa – la School of International and Public Affairs della Columbia University –  che aveva l’obiettivo di fornire un servizio di informazione a “studiosi, funzionari governativi, uomini d’affari, giornalisti e altri specialisti che hanno un collegamento professionale col Golfo Persico e con gli studi ad esso relativi”.

Questo progetto si mise a secernere vari generi di carte geografiche e mappe, dalle più generiche – ad esempio “The Persian Gulf, Guide Map” – alle più particolareggiate – ad esempio la mappa della “composizione etnica” di Baghdad dal 2003 al 2009.

Sembrerebbe un’operazione innocente, compiuta con spirito di servizio.

Peccato che sia uno dei più allarmanti agglomerati di luoghi comuni erronei sull’area in questione.

Ospitato da una Università.

Per dirne una, la “composizione etnica” di cui sopra non è tale: le mappe registrano la distribuzione confessionale in un contesto non solo “monoetnico” (forse a Baghdad ci sono ancora un po’ di curdi ma sostanzialmente la città è araba) ma anche “monolinguistico” (sono tutti arabofoni, a parte appunto i curdi di cui sopra).

Recentemente Karl Sharro, un architetto che ha vissuto e insegnato anche a Beirut, ha preso una di queste mappe, una delle più generiche, e l’ha passata al setaccio sul suo blog “Karl reMarks”.

Il suo post è un must read. Quella mappa sulla “composizione religiosa del Medio Oriente” è un vero inno alla semplificazione depistante e, volendo essere maliziosi, un chiaro incitamento alla diffidenza e all’odio.

Ma soprattutto, come sottolinea Sharro, ci descrive il “Medio Oriente” come un agglomerato di strane “tribù” che combattono fra loro per motivi confessionali.

Disgustoso.