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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

“Che poi non sono altro che gli alawiti siriani”

2013-06-12
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Comunicazione di servizio.

Gli alevi della Turchia NON sono gli alawiti della Siria.

No, proprio non c’entrano una mazza.

Nonnò, davvero, davvero.

La frase che cito nel titolo l’ho sentita stamani alla radio.

A usarla è stato un sedicente consulente scientifico di un “serbatoio di pensiero” italiano, non ricordo quale.

Forse lo IAI, forse no.

Ecco un’indimenticabile schedina di Pino Cossuto, sul rimpiantissimo Islamistica.com, vergata attorno all’anno 1423 dell’Era pre-Social.

Gli Alevi

Le confraternite (tarikat) le quali hanno nella loro struttura religiosa molteplici impronte dello sciamanesimo, hanno da sempre avuto un ruolo rilevante nelle storia e nella politica delle popolazioni turco-islamiche. La bektashiye ad esempio, era strettamente legata al potere militare dei giannizzeri, appoggiò la guerra di liberazione di Mustafa Kemal e sembra abbia avuto in tempi recenti una forte influenza nell’Albania comunista.

Molto discutere fa l’alevismo, che alcuni specialisti hanno definito “una concezione religiosa turkmena che è stata sufizzata e sciitizzata dalla propaganda safavide”. Ed infatti gli alevi-kizilbas (“Teste rosse”, dal berretto che avevano assunto ad emblema) sono stati molte volte una spina nel fianco del governo ottomano prima e di quello turco poi. Selim I, sultano ottomano della prima metà del XVI secolo fu costretto a reprimere nel sangue una loro rivolta. Dal 1966 gli alevi hanno sostenuto le iniziative del Partito dell’Unità della Turchia (Turkiye Birlik Partisi).

Verso la fine del 1978, iniziano scontri di piazza cruenti a carattere politico tra estremisti di destra ed alevi, considerati filo-comunisti. Il termine kizilbas è in Turchia anche sinonimo di “curdo”, ciò a rappresentare l’ipotetico fronte che dovrebbe collegare gli alevi, i ribelli curdi e gli estremisti di sinistra. Gli alevi non sono più del dieci per cento della popolazione della Turchia, ma il loro peso è notevole. Il governo repubblicano di Ataturk, nel 1925, conscio dell’ambigua posizione che avevano nei confronti dello stato le confraternite, ne dichiarò l’abolizione. Col passare tempo le confraternite si sono consolidate e numerosi partiti politici turchi ne sono stati e ne sono tuttora delle emanazioni.

Nei Balcani e nelle repubbliche turche ex-sovietiche le confraternite hanno avuto parte attiva nella conservazione del patrimonio culturale turco-musulmano, e legami molto stretti esistono tra gli adepti anche al di fuori delle frontiere statali.

[P. se vuoi integrare… ;-)]

 

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