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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Se Sartori non è un buffone

2013-06-19
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Chi di spada ferisce di spada perisce.

Due volte.

Eccolo lì, dopo circa tre anni, a dare lezioni di storia alla mia Ministra per l’Integrazione.

Eccolo lì, citare il sultanato di Delhi e l’impero Moghul dopo che, tre anni fa, aveva negato la presenza stessa di musulmani nel subcontinente indiano dall’VIII al XVI secolo.

Confrontare per credere.

Il fondo di Giovanni Sartori si chiamava “L’integrazione degli islamici” e in esso si leggeva:

Il caso esemplare [di non integrazione n.d.r.] è l’In­dia, dove le armate di Al­lah si affacciarono agli ini­zi del 1500, insediarono l’impero dei Moghul, e per due secoli dominaro­no l’intero Paese.

Il mio pezzo, dal titolo “Caro Sartori, chi è lo sprovveduto?” faceva presente che:

I musulmani arrivano nel subcontinente indiano, e più precisamente nel Sind (l’odierno Pakistan sudorientale) nel 711 d.C., cioè ottocento anni prima dei Moghul e neanche un secolo dopo la nascita dell’islam. Che il Sind oggi sia una provincia del Pakistan poco importa se consideriamo che Pakistan e India così come li conosciamo sono una creazione recentissima (15 agosto 1947).

Dal 711 in poi i musulmani affluirono costantemente nel subcontinente indiano sia per terra che per mare, sia con invasioni militari (per terra) che attraverso reti commerciali (principalmente per mare).

Specialmente nel sud, sulle coste occidentali, l’afflusso fu così “poroso” che, senza esservi alcun “evento” storico rilevante (una guerra, uno scontro militare, un’ambasceria) nel X secolo troviamo – soprattutto nelle città – comunità musulmane autoctone, ovvero nate in loco e parlanti la lingua del luogo perfettamente integrate nel sistema indiano delle caste (talvolta a livelli piuttosto alti, ad esempio nel Kerala alcuni gruppi di musulmani erano tradizionalmente commercianti di cavalli). Ancora oggi diverse categorie di musulmani indiani ne fanno parte.

L’integrazione dei musulmani in India è profondissima, al punto che in alcuni casi gli storici si trovano in difficoltà nello stabilire se determinate confraternite mistiche siano state o meno musulmane.

Gli studiosi di islam che affrontano l’India sanno bene tutto questo. Da decine e decine di anni.

Ma ieri Sartori, bacchettando Kyenge, scriveva un pezzo dal titolo:  “L’Italia non è una nazione meticcia
Ecco perché lo ius soli non funziona” e lo chiudeva così:

Mai sentito parlare, signora Ministra, del sultanato di Delhi, che durò dal XIII al XVI secolo, e poi dell’Impero Moghul che controllò quasi tutto il continente Indiano tra il XVI secolo e l’arrivo delle Compagnie occidentali? All’ingrosso, circa un millennio di importante presenza e di dominio islamico. Eppure indù e musulmani non si sono mai integrati. Quando gli inglesi dopo la seconda guerra mondiale se ne andarono dall’India, furono costretti (controvoglia) a creare uno Stato islamico (il Pakistan) e a massicci e sanguinosi trasferimenti di popolazione. E da allora i due Stati sono sul piede di guerra l’uno contro l’altro.

Dovremo forse aspettare altri tre anni prima che Sartori torni indietro il giusto, cioè fino all’VIII secolo.

Quanto al resto: gli inglesi non furono affatto costretti a fare alcunché.

Gli inglesi determinarono la spaccatura confessionale nel subcontinente indiano prefigurando una costituzione che prevedeva una rappresentanza su base religiosa.

Non erano “i pur bravi e volenterosi inglesi”, bensì “i soliti infami, odiosi, bastardi inglesi”.

L’attuale suddivisione in tre parti dell’ex colonia britannica è il pernicioso risultato di una vera e propria fuga degli inglesi dalle terre che avevano sfruttato per quasi due secoli e su cui non riuscivano più a imperare.

Bene, mi fermo, non ho voglia di fare il riassuntino.

Prima, però, devo espellere l’ultima stilla di veleno.

Ho voglia di denunciare l’atteggiamento di un uomo che si permette di “consigliare” alla mia Ministra dell’Integrazione la lettura di un suo libro (del quale, davvero, l’umanità non aveva bisogno, essendo pieno, ma dico pieno di sciocchezze, leggete questa recensione) in base a un curriculum che non ha.

Il mondo è pieno di persone che scrivono libri, non per questo dobbiamo leggerli.

Se uno che scrive le succitate idiozie sull’India mi consiglia di leggere un suo libro sull’integrazione io, scusa Giovanni, semplicemente lo ignoro.

Se poi quella stessa persona si permette di bacchettare qualcun altro dandogli dell’ignorante… be’, capisci da te che a quel punto la rabbia sale.

Ok, ora rilassati, caro Giovanni Sartori.

E pensa.

Ci hai provato a dire cose su questi argomenti ma non ci sei riuscito.

Non so quanto ci hai studiato, ma dai risultati che abbiamo posso dirti con certezza che dovevi studiare di più.

O meglio: lasciar perdere e dedicarti a ciò per cui tutti ti riconosciamo autorevole.

E ora basta, basta dire minchiate a caso.

Te ne prego.

Ammetti di essere razzista – chi non lo è, almeno un pochino? –  e la facciamo finita una volta per tutte.

 

[ thanx equipaje, tu sai perché]

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