Le foto dell’Afghanistan

Periodicamente sul web si trovano raccolte di fotografie dell’Afghanistan negli anni ’60 e/o ’70.

Questa volta ne ho trovato un gruppo qui.

Un variante riguarda invece l’Iran.

I commenti a questo genere di fotografie sono più o meno sempre gli stessi.

In tanti amano metterle in contrasto con fotografie dell’Afghanistan o dell’Iran di oggi.

L’argomento è: “guarda come stavano meglio”.

E, in particolare, “guarda come erano emancipate le donne”.

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A questo costrutto corrisponde un’attitudine che trovo penosa.

Quelle immagini, scattate da persone che frequentavano certe elites, sono di un “modernismo” vomitevole.

E in certi contesti figurano come pura propaganda.

Sì, capisco le comunità della diaspora, che si collegano a un mondo perduto attraverso di esse.

Ma, per il resto, trovo disgustoso questo modo di pensare alla storia e ai “paesi”.

E trovo questo approccio alle cose, alle immagini, di un semplicismo molto dannoso.

In breve: questi ragionamenti che si fanno guardando le foto sono tutte solenni stronzate.

A meno che non si vada un po’ a fondo.

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Il topos di maggiore idiozia, in questo contesto, è il seguente:

donne vestite all’occidentale degli anni ’60 vs donne in burka degli anni ’10 del 2000

Ecco: negli anni ’60 l’Afghanistan era pieno di donne col burka.

Guardatene un po’ qui.

E non ha senso che diciate: sì, però si intravedeva un cambiamento che poi è stato stroncato etc etc.

Non ha nessun senso.

Se domani in Afghanistan le cose cambiassero davvero, sono sicuro che una sottile elite femminile tornerebbe a vestirsi in un qualche modo occidentalizzante.

Ciò non renderebbe la vita delle donne afghane migliore né sarebbe segno di alcunché di davvero rilevante.

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Un’altra cosa che mi da un gran fastidio, in molti casi, è il fatto che si abbia la tendenza generale a sottolineare i regressi, veri o apparenti, e a ignorare i progressi.

Questo clima postomodernetto ci regala sta cosa qua.

Le donne afghane stanno peggio, uh.

Mentre i giovani che scendono in piazza sono solo dei poveri stronzi, nel migliore dei casi manipolati da qualche entità interna o esterna.

Eccetera.

Che ne dite, cari, di uscire da questa specie di pozzo depressivo senza fondo e, usando un po’ di zucca, ragionare un po’ meglio sulle cose?