Krav Maga vs Taharush Aka [sic!], 1-1

Il krav maga, dice Wikipedia, è un tipo di combattimento nato “nella prima metà del XX secolo grazie all’ufficiale dell’esercito israeliano, Imi Lichtenfeld, esperto in tecniche di lotta occidentali su richiesta dello stesso governo Israeliano”.

Punta, dice, alla neutralizzazione del nemico.

“Viene insegnato presso l’esercito israeliano, la legione straniera francese, la Polizia di Los Angeles […] è insegnato anche agli operatori di sicurezza di servizio negli aerei di linea, sia in Italia che all’estero.”

Gabrielle Fellus è un’insegnante di krav maga che su un blog del Corriere della Sera, La 27a ora, scrive un post dal titolo: A Colonia, il Taharush Aka, l’inquietante gioco che arriva dalla preistoria.

Che cos’è questo Taharush Aka?

Difficile dirlo.

Facendo una rapida ricerca in rete l’unico riferimento che non sia al post appena citato si trova qui, ovvero a una lista di articoli – una lista che ne elenca solo uno – che stanno sotto a un tag sbagliato: taharush aka, appunto.

Nelle intenzioni del suo estensore, l’autore del blog “La santa disquisizione”, il tag doveva essere taharush aka violenze sessuali (anche qui sbagliato perché ci vogliono due “r”, taharrush, e perché trattasi di “molestie”, parola che ha significato un po’ diverso, più ampio, rispetto a “violenze”).

L’articolo, fra l’altro, schernisce Merkel usando toni disgustosamente sessisti.

E non accenna in nessun modo a un gioco, di nessun genere.

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Cosa sia questo gioco ce lo spiegherà Gabrielle Fellus.

Poiché la immaginiamo esperta in arti marziali, e anche come una professionista che per vivere queste arti le insegna, siamo un po’ prevenuti.

Cioè: pensiamo che in qualche modo Fellus si promuova, promuova la necessità di divenire abili krevmaghisti.

Ma questa glie la abboniamo, voglio dire.

Mica stiamo lì a guardare i dettagli.

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Leggendo il post apprendiamo che l’autrice si riferisce quasi certamente a una strategia molto inquietante messa in atto da branchi di maschi per dare efficacia alla propria molestia di gruppo.

Le vittime vengono circondate, si formano tre anelli di assaltatori etc.

Leggete il post se volete saperne di più.

Ma fin qui tutto bene.

Oddìo, tutto bene fino a un certo punto.

In arabo “molestia di gruppo” si dice “taharrush jama’i”.

E la cosa dell’accerchiamento non sembra essere stata praticata a Colonia.

Sembra invece che si fosse creato una specie di tunnel umano attraverso cui le donne dovevano passare per forza, ricevendo molestie di tutti i tipi.

Comunque.

Al di là del fatto che Tellus l’ha chiamata in un altro modo, prendendo un tag sbagliato da un blog allucinante, quello lì in arabo non è affatto “un gioco” (forse nemmeno nel senso marziale del termine) ma un’espressione.

Wikipedia italiana ne parla in questo modo:

[pdf-embedder url=”http://a30secondi.altervista.org/wp-content/uploads/2016/01/Taharrush-gamea.pdf”]

 

Detto ciò scopriamo che Tellus, riga dopo riga, va molto oltre a tutto questo.

Moltissimo oltre.

Spiega che:

Se sarà dimostrato che è questo il “gioco-attacco” che è stato fatto a Colonia, ritengo che esso sia l’equivalente di un vero attacco terroristico senza l’esplosione di bombe o sparatorie con armi rosse. A chi ritenesse eccessiva questa equiparazione, dico che ciò che è accaduto a Colonia dimostra che l’estremismo di massa può accedere nelle nostre piazze europee quando vuole, che può molestare se non addirittura violentare in pieno centro le donne colpendo nel cuore la nostra libertà, così difficile nella storia da conquistare, i nostri diritti sociali, i nostri valori democratici, con il rischio di provocare addirittura una contro reazione basata sul pregiudizio da parte di altri minando la pacifica convivenza delle nostre società.

Esplosione di bombe? Armi rosse?

C’è qualcuno, che nei commenti le dice una cosa come: va bene tutto, ma così si fa terrorismo.

Altri invece, ovviamente, plaudono.

E dicono una cosa tipo: “sti islamici devono stare lontani dalle nostre donne

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Per chiudere bisogna dire un’ultima cosa: gli episodi di piazza Tahrir sono il simbolo di un’aggressione di Stato alle donne che stavano facendo una rivoluzione.

Chi la praticava non era in piazza per cambiare le cose, ma per rendere gli sforzi di chi manifestava inutili.

Tanto che furono messe in atto strategie per evitare che le molestie si verificassero.

L’aggressione poi aveva un seguito, nelle stazioni di polizia, con il tristemente famoso “test di verginità”.

Potete chiamare “islamico” questo genere di molestia, se volete, ma di certo così facendo non capirete proprio niente del problema delle donne egiziane.

Né dell’assalto di Colonia, dove egiziani non c’erano – sembra.

Quanto poi il riferimento alla preistoria, che compare nel titolo, non ho nessun commento da fare.