Alla fine degli anni 2000 ero incappato in un libro sulla repressione in Egitto.

Lo avevo perso nel mare caotico del mio archivio, l’ho cercato quando stavo scrivendo “Giulio Regeni, le verità ignorate”, l’ho ritrovato solo oggi.

Si intitola “Ecco come non ti farai colpire sulla nuca”, una cosa simile.

E’ un libro del 2008 e in Egitto fece scalpore.

Lo avevo incrociato dopo aver letto questo articolo: “EGYPT: Insider how-to on avoiding police abuse” (vedi anche qui).

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Il libro è una specie di manuale per evitare gli abusi della polizia ad uso del cittadino.

Era stato ritirato ma in rete era reperibile (عشان ما تنضربش على قفاك).

L'”insider” era fuggito negli Stati Uniti perché aveva capito che per lui non ci sarebbe stato scampo se rimaneva al Cairo.

Aveva lavorato nei reparti investigativi della polizia egiziana e aveva raggiunto il grado di colonnello.

Dunque sapeva bene come funzionavano le cose.

Era il colonnello Omar Afifi Soliman.

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Al tempo pensavo che fosse un’ottima idea parlare dell’esistenza di questo libro: descriveva il clima che si respirava in Egitto.

Non avevo però alcuno strumento per farlo, né contatti con qualche giornale, né un blog (“Tutto in 30 secondi” nacque nel 2009).

Poi ci fu l’assassinio di Khaled Said, nel 2010: un esempio della brutalità della polizia egiziana.

Poi ci fu la rivoluzione in Tunisia e poi in Egitto, 25 gennaio 2011.

Uno dei poli di aggregazione, in quel contesto, era la pagina “Siamo tutti Khaled Said

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Una volta arrivato in America, Afifi aveva ottenuto lo stato di rifugiato e, per diversi anni (dal 2008 in poi), una fellowship presso il National Endowment for Democracy, uno di quei famosi terminali delle teorie del complotto.

Dagli Stati Uniti dava supporto, anche smodato, ai manifestanti, e continuò a farlo durante la presidenza di Mohammed Morsi.

In questo modo si guadagnò a tutti gli effetti il titolo di “agente americano” specialmente nel quadro delle teorie cospirative che vedevano nella cosiddetta “primavera araba” una gigantesca operazione di sovversione imperiale.

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In questi anni Afifi ne ha dette un po’ di tutti i colori.

Si è ritagliato un ruolo, un po’ perché in una certa misura sa quello che dice quando parla dei metodi repressivi del regime egiziano, un po’ perché urla nei momenti giusti.

Questo ruolo si è rivelato inossidabile nel tempo, passando da Mubarak, allo  SCAF, a Morsi per finire ad al-Sisi.

In effetti i metodi della polizia non sono cambiati.

Ciò che è cambiata è l’intensità della repressione.

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Omar Afifi è tornato in auge nel 2016.

Il 6 febbraio pubblicò sulla sua pagina Facebook un lungo status che pretendeva di spiegare “come, quando e dove” i servizi militari e la sicurezza nazionale avevano torturato e ucciso Giulio Regeni ma in pochissimi, al tempo, se ne accorsero.

La cosa venne fuori più tardi, quando Repubblica pubblicò integralmente una “lettera anonima” che apparve essere la copia – un po’ editata – di quello status.

Afifi divenne famoso in Italia.

Soprattutto divenne una fonte che tutti ritenevano affidabile.

I giornalisti di “Presa diretta” andarono a intervistarlo.

Su alcuni giornali fu promosso “generale”.

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Afifi “voleva collaborare”.

Aveva descritto in quello status ciò che sapeva dei metodi di tortura in Egitto.

Ci aveva aggiunto un po’ di fiction attorno a ciò che poteva essere successo attorno al caso quando, a partire dal 31 gennaio 2016, l’Italia ufficialmente dichiarò di essere alla ricerca di Giulio Regeni, aspettandosi la collaborazione delle autorità egiziane.

Parlava in base all’esperienza accumulata in ambito diciamo “lavorativo”.

Probabilmente le sue fonti “interne” erano affidabili quanto altre.

La procura aveva smentito che la “lettera anonima” avesse qualche rilevanza investigativa.

Una conosciuta blogger egiziana, Zeinobia, scrisse:

Nel più grande ritorno di tutti i tempi il teorico della cospirazione ed ex-ufficiale di polizia Omar Afifi ha occupato i titoli dei giornali in Egitto nel contesto dell’assassinio di Giulio Regeni.

Resta quel libro, che era un monito inascoltato oltre i confini egiziani.

 

Lorenzo DeclichEgyptian partyegitto,giulio regeni,omar afifi
Alla fine degli anni 2000 ero incappato in un libro sulla repressione in Egitto. Lo avevo perso nel mare caotico del mio archivio, l'ho cercato quando stavo scrivendo 'Giulio Regeni, le verità ignorate', l'ho ritrovato solo oggi. Si intitola 'Ecco come non ti farai colpire sulla nuca', una cosa simile. E' un libro...