L’altro giorno sono stato a Forlì presso un’associazione di studenti universitari per parlare della Siria e del libro che ho scritto sulla Siria.

L’incontro è stato molto partecipato, la cosa mi ha fatto molto piacere, spero di aver trasmesso perlomeno il mio trasporto.

Fra gli interventi ce n’è stato uno particolarmente polemico.

Un ragazzo non accettava la mia definizione di “crimine contro l’umanità” in riferimento ai cosiddetti “ricollocamenti” di civili da un’area all’altra del paese in seguito a conquiste militari (in primo luogo quella di Aleppo est).

Spiegavo che in base ai dati emersi in diversi contesti il termine più appropriato per definire quegli spostamenti forzosi di popolazione fosse “deportazione”.

Dopo un dialogo che stava terminando in battibecco ho deciso di chiudere il sipario, volendo garantire al resto della platea la libertà di continuare a far domande.

Il ragazzo a quel punto se n’è andato e ho trovato la cosa particolarmente sgradevole: è sembrato che fosse venuto solo per far polemica.

Non voglio pensare che fosse stato indottrinato da qualche rossobruno o peggio da qualche fascista di Casapound.

Spero che almeno a Forlì Casapound non ci sia, neanche in incognito.

Temo però che invece qualche rossobruno…

Ma comunque: oggi è uscito un lavoro importante attorno al tema del quale discutevamo.

Importante perché si avvale di fonti molto affidabili, cioè di persone che hanno vissuto gli eventi.

Importante perché di fonti indipendenti non ne avevamo quasi (leggete questa drammatica timeline di ValigiaBlu).

Si tratta del nuovo report di Amnesty International che si intitola:

Syria: ‘We Leave or We Die’: Forced displacement under Syria’s ‘reconciliation’ agreements

Qui si trovano i punti principali del rapporto, riassunti da Riccardo Noury in un pezzo dal titolo:

Siria, ‘o la resa o la fame’. Dietro gli accordi di ‘riconciliazione’ di Assad nuovi crimini contro l’umanità

Mi piacerebbe che quel ragazzo desse un’occhiata anche a questo articolo del Guardian dal titolo:

Assad regime’s starve or surrender strategy ‘a crime against humanity’

Anche se temo che tutto questo non basterebbe a convincerlo (spero riesca almeno a distanziarsi emotivamente da ragionamenti di tipo vittimista-parafascista-complottista propri ad esempio di chi commenta l’articolo di Noury)

Mi piacerebbe che lui, e insieme a lui tanti altri, riflettesse sulla differenza esistente fra civili e combattenti durante una guerra.

È abbastanza semplice, in fondo.

Sì, magari ce lo siamo scordati.

Magari Bashar al-Asad, raccontando per anni che tutti i suoi oppositori sono terroristi, anche i vecchi, i medici e i bambini, avrà convinto qualcuno.

Spero non quel ragazzo, che non mi sembrava scemo.

E allora ripetiamolo.

Un civile può avere qualsiasi idea, anche la più improbabile, ma non per questo merita di essere posto di fronte all’alternativa “vattene o muori”.

Chi lo pone di fronte a quell’alternativa compie un crimine.

***

Finché siamo qui, al caldo in Italia, il dare retta a una propaganda si inserisce in un gioco delle parti anche divertente, se vogliamo.

Uno è filorusso? Farà gran polemica usando fonti filorusse, affermando che proprio nessuno ha sofferto durante i giorni delle deportazioni di Aleppo est, sul finire del 2016.

Quel ragazzo deve sapere che forse quel qualcun vincerà una discussione presso la sede di un’associazione universitaria di Forlì, ma ciò non sposterà di un millimetro la realtà di migliaia di civili costretti con la forza a lasciare le proprie case per recarsi in luoghi a loro sconosciuti, spesso in campi profughi.

Questa è la differenza fra realtà e ipotesi di verità.

 

***

Tutto questo è importante, cari, per un motivo specifico.

Oggi sul campo in Siria ci sono dei vincitori e i vincitori scrivono le loro verità, cancellando le infamie.

Già da tempo scompaiono dal web le prove video di efferati crimini avvenuti in Siria.

Ci sono giornalisti italiani che vanno ad Aleppo e dicono che a bruciare i suq fu l’Esercito siriano libero, cosa chiaramente falsa.

Ecco no.

I bus verdi sono un’infamia.

Le evacuazioni sono crimini.

Punto.

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L'altro giorno sono stato a Forlì presso un'associazione di studenti universitari per parlare della Siria e del libro che ho scritto sulla Siria. L'incontro è stato molto partecipato, la cosa mi ha fatto molto piacere, spero di aver trasmesso perlomeno il mio trasporto. Fra gli interventi ce n'è stato uno particolarmente...