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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

In Qatar – 04.13 – La cultura culturale – Pray inn 1

2018-08-02
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La gigantesca moschea-monumento di Doha inaugurata in pompa magna nel 2011 è intitolata a Muhammad Ibn Abd al-Wahhab, fondatore nel XVIII secolo di uno dei movimenti più retrogradi e conservatori della storia dell’Islam, benché moderno.

Vedremo meglio più avanti che ciò non significa affatto ciò che sembra, e cioè che il Qatar sia un paese wahhabita.

Concentriamoci ora sul fatto che la moschea può ospitare 10.000 fedeli all’interno e 20.000 fuori, sullo spiazzo di fronte.

Ma, soprattutto, che la moschea ha un parcheggio accluso, la qual cosa è già per me – all’età di 50 anni e con un bagaglio discreto di viaggi per il mondo arabo e islamico – una novità assoluta.

E’ un parcheggio di dimensioni mostruose, tenendo conto del fatto – anche – che i posti macchina sono giganteschi, sono fatti per mettere comodo un SUV cioè l’utilitaria del qatarino medio.

***

Tutto a Doha si fa in macchina, quasi non ci sono marciapiedi.

La sola idea che vi possa essere un quartiere purchessia, con botteghe di qualche genere presso le quali recarsi a piedi è aliena a coloro che danno la terra per costruire: gli emiri.

Qualsiasi merce è raggiungibile solo prendendo la macchina.

Tutto costa molto, ad esclusione delle macchine e della benzina.

Entrambe le cose non sono però prerogativa di una fetta considerevole di residenti: gli operai.

Loro li portano ai cantieri in pullman.

E li portano a casa in pullman.

I pullman sono l’unica cosa vecchia che circola a Doha, parliamo di trasporto passeggeri.

Tutto il resto è più o meno nuovo di zecca e roboante.

 


Questo pezzo fa parte di una serie. Tutti i pezzi di questa serie li trovate qui, nella categoria “Nel paese dei decostruzionisti“.


 

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