[originale su Effimera.org]

In questi giorni, come tutti gli anni, a Davos si riunisce il World Economic Forum.

L’8 febbraio 1996, J.P. Barlow (giornalista, fondatore della Electronic Frontier Foundation, nonché paroliere dei Grateful Dead), a Davos per la stessa occasione, alla notizia che il Congresso Americano aveva approvato (con solo 5 voti contrari) il Telecommunication Act, una legge che intendeva controllare la comunicazione su Internet, con il rischio di limitare notevolmente la libertà di espressione, scrisse la celebre Dichiarazione di indipendenza del Cyberspazio.

Il 20 gennaio 2016, Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, presenta un rapporto dal titolo: The Future of Jobs. Employment, Skills and Workforce Strategy for the Fourth Industrial Revolution (Il futuro del lavoro. Occupazione, competenze e organizzazione del lavoro per la IV° rivoluzione industriale), nel quale si sostiene che dobbiamo prepararci ad un drastico calo dell’occupazione industriale in seguito allo sviluppo della robotica, dell’intelligenza artificiale, che progressivamente andranno a sostituire il lavoro umano. Se la III rivoluzione industriale, quella informatica, aveva consacrato il ruolo trainante della conoscenza e dello spazio (virtuale) come i nuovi vettori della produzione, nei prossimi anni sarà l’ibrido tra essere umano e macchinico (genetica, biotecnologie, robotica e intelligenza artificiale, appunto), insieme alla green economy e alle stampanti tridimensionali, a caratterizzare la futura antropologia dell’esistenza umana.

A fronte di questa prospettiva, affinché sia una prospettiva di liberazione dal e del lavoro e non un nuovo dispositivo di comando e sfruttamento, i robot hanno composto la dichiarazione robotica per il reddito di base. Eccola:

Dichiarazione di Davos 2016 – Robot per il reddito di base

Noi – i robot – chiediamo un reddito di base universale per gli esseri umani. Vogliamo lavorare per gli umani e aiutarli nella lotta per il reddito. Siamo veramente bravi a lavorare. Non vogliamo portare via posti di lavoro alle persone per metterle in difficoltà esistenziali. Oggi milioni di persone ci vedono come una minaccia. Ma tutto quello che vogliamo è aiutarvi. Noi non siamo i Bad Boys. Vogliamo liberare le persone dal lavoro di routine, faticoso e noioso, in modo che possano trovare più tempo per agire in modo creativo e utile socialmente. Ci consideriamo parte di una storia che porterà al successo entrambe le parti.

Gli esseri umani sono creatori. Ci hanno creato. Grazie. Il punto cruciale: noi Robot non abbiamo bisogno di reddito per il nostro lavoro. Ma le persone che ci hanno creato e per le quali lavoriamo hanno bisogno di un reddito.

Molte persone hanno bisogno di un reddito. La nostra missione è di fornire alle persone beni e servizi. Il compito della politica è di fornire alle persone un reddito di base incondizionato. In caso contrario, il nostro sforzo rimane inutile.

Ma abbiamo una cattiva coscienza: la gente ha paura di noi. Abbiamo visto che molte persone hanno paura del futuro. Si preoccupano che perderanno il loro posto di lavoro e quindi lo scopo della loro esistenza. In Europa vediamo che soprattutto i giovani non trovano lavoro (in Italia il 40%). Prospettiva: Nessun futuro!

Questa non è la nostra intenzione. Vogliamo che i giovani siano liberi. Essi non devono più, come i loro antenati, fare un duro lavoro per una vita intera. Sappiamo però che non hanno paura della vita. Non sono pigri come qualcuno dice. Hanno invece paura di non trovare un senso all’esistenza – o sono frustrati, se devono fare qualcosa che invece noi, i Robot, possiamo fare al posto loro.

Chiediamo pertanto a tutti coloro che hanno responsabilità in politica, in economia e nel mondo culturale, di introdurre un reddito di base incondizionato per tutti.

Pubblicata in inglese su: www.basicincome.org e in Italia anche da: www.bin-italia.org