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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

The Messori legacy

2009-10-21
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Puntata precedente: Messori dimostra di essere in guerra con l’islam (e con lui Il Giornale, che si scopre entusiasticamente messoriano). Poiché costruisce il proprio discorso attorno a un buon numero di nozioni imprecise e/o sbagliate (in buona o cattiva fede non importa) lo scopriamo profondamente disinformato. E, fra le righe razzista, lo troviamo incontestabilmente erroneo.

Ultima puntata: la chiosa del suo articolo. Visto che i musulmani nelle classi italiane sono ancora pochi – dice Messori – li si dovrebbe riunire insieme per fargli l’ora di islam. E quindi si riprodurrebbe:

la madrassa, la scuola coranica, che esige che i credenti in Allah stiano unicamente con altri credenti.

Mmm.

  1. madrasa, con una esse sola. Come musulmani, non mussulmani.
  2. la parola significa “scuola” e basta. Ma, in ogni caso, la scuola coranica è un’altra cosa. La chiamiamo così perché le scuole che, nell’islam precoloniale (quello che ancora non era imploso), insegnavano a leggere e a scrivere, usavano il corano come “libro di testo”. Al di là delle lunghe specifiche che dovrei fare qui, ma non posso, l’ora di religione islamica NON riprodurrebbe una scuola coranica. Nemmeno per sbaglio, perché una scuola coranica è in grande misura alternativa a una scuola pubblica, è la scuola che esisteva nel mondo islamico prima degli stati nazionali così come li conosciamo oggi.
  3. La frase: “la scuola coranica esige che i credenti di Allah stiano unicamente con altri credenti” non è documentata, è falsa.

Eccoci in dirittura d’arrivo e quindi vi invito a leggere l’invettiva finale di Messori, che riporto integralmente, alla luce di ciò che ieri e oggi sono andato scrivendo su di lui. Vedrete, sarà divertentissimo:

Stretti in comunità, a cura della nostra Repubblica, chi farà loro lezione? E che gli si insegnerà? Gli ingenui, o insipienti, promotori della proposta si cullano forse nel mito di un «Islam moderato», pensano che esistano schiere di intellettuali musulmani «laici, pluralisti, democratici», pronti ad affrontare concorsi per cattedre di Islam «corretto»?
Ignorano che incorrerebbe in una fatwa di morte il muslìm che presentasse la sua religione come una verità tra le altre? Non sanno che relativismo e neutralità religiosa sono frutti dell’illuminismo europeo, ma bestemmie per il credente coranico? Ignorano che l’anno islamico inizia da Maometto e che il tempo e il mondo sono solo del suo Allah? Non sanno che è impensabile il concetto stesso di «storia delle religioni» per chi è convinto che c’è una sola fede e le altre sono o incomplete o menzognere?

Spunto finale. Qui entro in ballo personalmente:

I politici pensano, allora, di affidare le «ore di Islam» a non islamici, di far spiegare il Corano — in modo «laico e neutrale» — a chi non lo crede la Parola eterna e immutabile di Dio?

Fossi un assicuratore, mai stipulerei una polizza sulla vita per simili, improbabili, introvabili docenti. Se l’insegnamento nelle istituende «madrasse della Repubblica italiana» differisse anche di poco da quello delle moschee, l’esplosione di violenza sarebbe inevitabile.

Sì, è vero, sono improbabile. Colpa dell’Università italiana. Ma non introvabile (eccomi qua, ho anche vari amici). E soprattutto: non sono d’accordo con l’ora di religione.

Di qualsiasi religione, Messori, anche la tua.

p.s. muslim, non muslìm. Non ci provare Vitto’.

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