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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Se l'islam è un mercato

2009-10-23
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In Forces of fortune* Vali Nasr racconta come nel mondo islamico vi siano forze economiche in forte espansione e come queste spingano verso una società più libera e pluralista.

Vali Nasr, come spiega il suo editore:

offers a powerful reassessment of why both extremism and anti-Americanism took hold in the region—not because of an inevitable “clash of cultures” or the nature of Islam, but because of the failure of this kind of authentic middle class to develop in the nineteenth and twentieth centuries, largely due to the insidious effects first of colonialism and then of top-down dictatorial regimes, often supported by the West (fonte).

Inoltre:

He then shows that the devoutly Islamic yet highly modern Muslims of what he calls the “critical middle”—in Iran, Pakistan, Turkey, and the stealth force behind the extraordinary growth of aggressively capitalist Dubai—are finally the middle class the region has desperately needed. They are building a whole new economy—as the middle classes did in both India and China—and their distinctive blending of Islam and capitalism is the key to bringing about lasting reform and to defeating fundamentalism. They are people in the region the West can and must do business with.

In altre parole in terre d’islam si consolida una middle class che, come tutte le middle class che si rispettino, è aperta, liberale e pluralista. Gli americani e con loro l’intero occidente non devono far altro che supportare questo nuovo soggetto.

Niente conflitto di civiltà. Era una bufala. Perchè scopriamo che questi musulmani sono uguali a tutti gli altri. Cioè, banalmente, quando fanno i soldi vogliono spenderli.

Un passo in avanti, si direbbe – siamo molto lontani dal messorismo – anche se sorgono qua e là alcuni interrogativi. E’ vero che “fare affari” può essere un buon viatico per la libertà e il pluralismo, ma è anche vero che le merci virano culturalmente (la Mecca-cola – simbolo dell’islamicamente corretto – è in circolo da moltissimi anni, il mercato si “arricchisce” ogni giorno di più di merci di questo genere, quasi sempre la merce si plasma sulla domanda e non viceversa)  e che per il profitto gli Stati Uniti hanno creato mostri come l’Arabia Saudita (si veda per questo, ad esempio, Confessioni di un sicario dell’economia, di John Perkins).

Staremo a vedere. A me sembra che questo libro, più che fornire un’analisi completa della questione, individui una nuova politica, un nuovo approccio nei confronti dei paesi a maggioranza musulmana. Cioè che sia soltanto il nuovo “verbo” della amministrazione americana.

Certo, fra pluralismo mercantile e conflitto di civiltà c’è una bella differenza. Ma l’avvicendarsi dell’uno e dell’altro in tranches quadriennali o ottennali (ovvero in base alle presidenze statunitensi) potrebbe non essere granchè salutare.

* vedi anche Molinari in “Nell’Islam è scoccata l’ora del profitto“. A quell’articolo devo le mie riflessioni.

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2 Responses to Se l'islam è un mercato

  1. […] Sul lato economico trovate una mia riflessione qui. […]

  2. […] Gli americani sanno bene tutto questo se è vero che un Vali Nasr, un ricercatore certamente molto meno partisan di Henni, scrive nel 2009 “Forces of Fortune” (vedi anche qui). […]

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