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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Deserto vs petrodollari: 3-0

2009-11-27
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Non voglio dire “l’avevo detto” perché effettivamente l’avevo solo pensato.

Poi, parlando con un po’ di amici mi sono reso conto che il pensiero era comune, intuitivo: fare isole  artificiali – a forma di palma o di mappamondo poco importa – di fronte a Dubai per poi venderne pezzi a cifre stratosferiche non era un’ottima idea.

Infatti, nonostante l’architettura dinamica e creativa, l’hotel a 7 stelle, lo skyline e la torre e il campo da tennis in cima al palazzo, alla fine chi doveva comprare si è guardato intorno e non si è trovato bene.

Perché nessuno che abbia un po’ di buon senso compra un pezzo di isola, seppur lussuoso, al centro di un disastro ambientale di proporzioni bibliche.

Dubai è un posto dove l’acqua costa più del petrolio e ultimamente insolite quantità di pesci giacevano paralizzate sul bagnasciuga.

Dove una nube di caligine a 300 metri dal suolo, si mescola con la polvere del deserto e con l’inquinamento della città.

A nulla è servito riprendere in chiave contemporanea antiche intuizioni architettoniche come le torri del vento o fare metropolitane per evitare le emissioni dei SUV: l’urbanizzazione di Dubai è un ecocidio, non il paradiso degli architetti.

Dubai è pura monnezza petrolifera. Costruita sulla pelle di migliaia e migliaia di persone ridotte in stato di schiavitù.

E io, anche se avessi tutto l’oro del mondo, non mi ci fermerei nemmeno per sbaglio.

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