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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Madrasa e majlis e la scuola italiana

2010-02-22
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Ho udito da Lorenzo che Pintemir gli raccontò che una volta un tale gli disse: “la differenza fra un orientale e un occidentale? Sta nel modo di sedersi”.

Come nota di colore, mi sovviene che la sala di lettura della biblioteca dell’istituto di cultura francese di San`a’ (Yemen) non ha né tavoli né sedie, ma è organizzata come un mafraj (sorta di attico tradizionale yemenita dedicato al relax) con divani e cuscini sui quali ci si sdraia, alla persiana o in stile triclinio romano, e un tavolino centrale. Sul quale più che i libri si poggiano i bicchieri del tè.

E vi assicuro che ci si legge benissimo.

Allora lancio qui una boutade, e prendetela per tale.

Ma se si sostituissero le sedie e i banchi di scuola con tappeti e cuscini?

Già, perché sere fa stavo vedendo su Rai3 il programma “Presa Diretta” di Riccardo Jacona dedicato allo stato della scuola italiana. E mi ha colpito un servizio fatto in una scuola di Palermo perché, fra i tanti problemi, ricorreva spesso la penuria cronica di sedie nelle aule.

Ci si può ragionare: le sedie si rompono, i tappeti si consumano e si sporcano; ma se si puliscono (e se per precauzione e civiltà si lasciano le scarpe fuori dall’aula) possono durare molto di più.

Il problema della postura: sarà difficile scrivere e prendere appunti senza il piano del banco, ma per quanto ne so, anche le sedie e il banco tradizionale non offrono la migliore postura né per l’apprendimento né per la colonna vertebrale degli studenti (mi sembra ci siano studi in proposito). Diciamo che c’è comunque una buona parte di insegnamenti scolastici che possono fare a meno del tavolo da disegno. Un libro si può tenere in mano o poggiato sulle gambe incrociate, o come vi pare più comodo. Inoltre (molto oltre) se si volessero allegare 10 minuti di yoga in appendice alla lezione, non ci sarebbe bisogno di spostare i banchi o di spostarsi in palestra…

Inviterei manager scolastici e affaristi di vari quartierini a valutare economicamente la cosa (non pretendo tappeti shiraz-bukhara-con-colori-vegetali-intrecciati-a-mano-da-bambini-del-daghestan, basterebbe anche un buon sino-ikea ignifugo…).

Ma aggiungo un vantaggio: trasmettere del sapere ricreando quello che nell’ambiente culturale arabo-islamico è rappresentato dalla “seduta” (majlis, su questo concetto mi riservo di dedicare altri interventi), ossia la comoda conversazione colloquiale su argomenti stimolanti, nonché ameni e disparati, mi sembra possa essere un valido strumento didattico. Concettualmente la cosa non è lontana dal simposio degli antichi greci, ma ovviamente a scuola non è il caso di bere…

D

PS. Prendete questo interveno con la dovuta leggerezza, era per smorzare un po’ i toni polemici che a volte si attizzano su questo blog.

PPS. Mi chiedo: chissà chi ha inventato lo standard architettonico dell’aula scolastica cattedra-rialzata-banchi-sedie…

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5 Responses to Madrasa e majlis e la scuola italiana

  1. eva on 2010-02-22 at 23:08

    Beh, se ti può consolare ricordo che al liceo più di una volta nella calura del maggio, si faceva lezione in giardino o nel patio di una chiesa vicino alla scuola. Ovviamente non c’erano sedie e la situazione era rilassata ma non dispersiva.
    E i filosofi greci, in fondo, facevano lezione passeggiando.

  2. letturearabe on 2010-02-23 at 13:28

    @PPS: non lo so, ma immagino la cattedra venga dalla chiesa e quindi dal potere, del resto la predella sotto le cattedre fino a pochi anni fa stava a marcare la differenza fra studenti e professori. la cultura viene dall’alto e l’insegnante si “degna” di concederne una briciola ai suoi (sempre considerati stupidi) studenti. la manifestazione nell’arredo della gerarchia.

  3. falecius on 2010-02-24 at 21:15

    Concordo con Letturearabe: ad occhio, la struttura della classe sembra modellata su quella della chiesa, e storicamente avrebbe un qualche senso. Del resto “cattedra” e “banco” si applicano ad entrambe le realtà…

  4. equipaje on 2010-02-25 at 10:36

    Che bel post Dar, il tema sedia vs. divanetto mi piace moltissimo :)

    (E bella pure “la catena dei tramettitori”) :)

  5. darmius on 2010-02-25 at 18:37

    ringrazio tutti per i commenti.
    Si evince dunque che il retaggio cristiano nella scuola non si limiterebbe alla presenza del crocifisso (mero simbolo che può piacere o meno, ne abbiamo già parlato), ma anche alla struttura fisica dell’aula scolastica, con tutte le conseguenze sul piano didattico…

    @eva: anche a me è capitato una volta di fare lezione in giardino e senz’altro il kepos epicureo e il peripatos del liceo aristotelico sono ottime ispirazioni. L’unico svantaggio è il clima :)

    @equipaje: aggiungo che la catena dei trasmettitori è attendibile!

    D

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