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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La conquista del silenzio

2010-02-25
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Stamattina il mio reader è imbottito di simbologia patriottica afghana:  sembra proprio che oggi a Marjah sia stata issata la bandiera afghana in segno di vittoria sui Talebani.

Ecco la foto:

Alza bandiera a Marjah

Bene, alcune cose le debbo dire:

  1. gli americani hanno imparato la lezione: dopo aver ricoperto la statua di Saddam Hussein con la bandiera americana nel 2003, generando malessere e disappunto, hanno capito che sul pennone deve andare un vessillo appropriato all’evento e che a innalzarlo devono essere persone autoctone. Basterà? Non direi proprio, considerando che la stragrande maggioranza dei cittadini dell’Afghanistan, suddivisi in un gran numero di raggruppamenti clanici e/o tribali, linguistici e addirittura etnici, non dà a quel vessillo alcun valore.
  2. la notizia dell’alzabandiera afghana, a me, è giunta il 18 febbraio, tramite uno dei miei giornali preferiti: l’Occidentale (qui). Forse a loro la notizia è arrivata una settimana prima perché loro sono più bravi? No, la notizia – del 17 febbraio – c’era (vedi qui). Il fatto è che quel giorno sventolò “sul bazaar di Marjah” e oggi sventola “al centro di Marjah”. Certo, la dissonanza prodotta da questo sventolìo asincrono mi rende poco sereno: non sarà una farsa?
  3. Facendo il mio solito rimestìo in rete ho trovato questo articolo del Telegraph (8 giugno 2009) in cui si dice che durante un rastrellamento durato 4 giorni a Marjah erano stati trovati “44 bricks of Iranian-made explosives and dozens of Iranian-made mortars”. L’articolo, come avrete capito, riguardava il fatto che armi iraniane finivano in mano talebana. Ciò, ovviamente, è buon cibo per i complottardi di ogni dove, ma le mie considerazioni sono altre: se a Marjah nel giugno 2009 si poteva rastrellare, Marjah dev’essere diventata una roccaforte talebana dopo quella data. E comunque, anche se ciò fosse avvenuto, come si fa a pensare che, semplicemente, la buona parte dei nemici non si sia spostata altrove, attuando una strategia che i nemici stessi applicano metodicamente da anni? Se così fosse, che significato avrebbe l’innalzamento al cielo di vessilli afghanically-correct a Marjah? Secondo me il significato è chiaro: non abbiamo sconfitto i Talebani ma derubrichiamo nei media questa brutta faccenda. Esattamente ciò che successe nell’aprile 2003 in Iraq.

Per chiudere, linko uno strano ma istruttivo sito sull’operazione Moshtaraq (qui) e lancio un invito a trascorrere tutti insieme meravigliose giornate di relax negli hotel di Marjah: potete prenotare qui.

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7 Responses to La conquista del silenzio

  1. Riccardo on 2010-02-25 at 13:15

    I Talebani hanno lasciato qualche centinaio di uomini a Marja con l’ordine di “combattere fino al martirio”, tutto il resto dei guerriglieri se ne sono andati per continuare la loro resistenza altrove. Un movimento di guerriglia asimmetrica non può permettersi di scontrarsi muso a muso con un esercito convenzionale che ti tira tonnellate di bombe dal cielo, deve per forza utilizzare altre tattiche. Sono le stesse tattiche che hanno utilizzato nel 2001, lasciando piccole sacche di resistenza per rallentare l’avanzata del nemico, e poi spostandosi in luoghi più “tranquilli”. E da quei luoghi poi preparano attacchi “mordi e fuggi” dove a decidere l’ingaggio e ad avere l’iniziativa sono loro. Il modo di combattere di una guerriglia, e degli Afghani, è più simile ad una “maratona”, mentre gli Invasori sperano di vincere con uno “sprint”. Diciamo che questa “grande operazione” a Marjah era una messinscena in stile hollywoodiano fatta solo ed esclusivamente per saziare la “sete di vittoria” del pubblico americano (simile alla pagliacciata di Bush nella portaerei con lo striscione “Mission Accomplished” nei mesi immediatamente successivi all’invasione dell’Iraq). Di cambiamenti sostanziali poco o niente. Basti pensare che Hamid Gul (l’ex capo dell’ISI, non il primo arrivato…) qualche giorno fa ha rilasciato un’intervista ad al-Jazeera dicendo “I Talebani sono il futuro” e sostenendo che i posti importanti in Afghanistan sono altri, e non è Marjah.

  2. Lorenzo Declich on 2010-02-25 at 13:34

    Appunto :-)

    Il capo dell’ISI, fra l’altro, mi sembra “parte in causa” nell’affermazione “i Talebani sono il futuro”… Diciamo che se così fosse, gli si sistemerebbero un po’ di cosucce in casa.

  3. darmius on 2010-02-26 at 09:53

    e già, la guerriglia si è ritirata da Marjah, e (notizia di oggi) si è spostata a Kabul…
    D

  4. […] vs Eroina 1-4 Talibantaxi.com, un sito ora scomparso che avevo citato in “La conquista del silenzio” (ce n’è una copia mutilata sulla cache di google), riportava, fra le altre cose, la mappa […]

  5. […] sole sulla città Mentre, nonostante gli sbandieratori, in Helmand la guerra continua, il Sole24ore (22 marzo) pubblica un documentato articolo […]

  6. […] qui). Il ché va decisamente contro alle intenzioni degli americani che, come ho già sottolineato qui e qui, sono impegnati a mettere il silenziatore al conflitto, anche in considerazione del fatto che […]

  7. Amaro Helmand « Tutto in 30 secondi on 2010-05-27 at 07:39

    […] In questo articolo dello scorso 25 febbraio affermavo che la conquista di Marjah, in Afghanistan, era una farsa (vedi […]

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