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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Eroismo vs Eroina 1-4

2010-03-19
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Talibantaxi.com, un sito ora scomparso che avevo citato in “La conquista del silenzio” (ce n’è una copia mutilata sulla cache di google), riportava, fra le altre cose, la mappa dei canali di Marjah, l’area riconquistata dai soldati americani il 17 o 25 febbraio.

Quei canali, apprendo, erano un problema per gli americani:

  1. servivano ai Talebani come “taxi” per fuggire;
  2. bisognava attraversarli senza troppi problemi, motivo per cui era necessario portarsi appresso dei ponti metallici.

Mi rimaneva comunque un dubbio: perché una cittadina al centro dell’Afghanistan, paese notoriamente arido, è così ricca di canali?

Oggi scopro che Marjah non è una cittadina, ma un’area, una distesa di campi coltivati:

.

Se la guardate bene dall’alto scoprirete che è la zona più verde di tutto l’Helmand (qui).

E se date per buona la mappa pubblicata da peacereporter, che riporto qui, realizzerete che è anche la zona a più alta produzione di oppio dell’intero Afghanistan:

Al punto che, come spiega Safatullah Zahidi, un “giornalista locale”, a Enrico Piovesana:

“L’unico vero scopo dell’operazione ‘Moshtarak’ era mettere le mani sulle piantagioni di papavero da oppio. E quelle di Marjah e del suo distretto, Nadalì, sono le più grandi e produttive di tutto l’Afghanistan. Grazie all’operazione Moshatarak sono tornate sotto controllo del governo e degli americani, giusto in tempo per il raccolto di marzo. E ora faranno lo stesso con le piantagioni della seconda principale zona di produzione di oppio, quella di Kandahar” (fonte)

Ora ritorniamo a talibantaxi.  Una delle sue fonti era questo Islamic-intelligence, un blog abbastanza inquietante, in cui compare – anche – un’intervista a “Qari Muhammad Yusuf Ahmadi, portavoce del Consiglio Nazionale della Resistenza Afghana per le regioni Sudovest e Nordovest dell’Afghanistan”.

Ecco un estratto:

Les généraux américains indiquent que l’opération à Marjah était importante en raison du trafic d’opium qu’ils attribuent à la résistance. Que pouvez-vous dire à propos de cela ?

Nous avions quasiment éradiqué la production d’opium dans notre pays en 2001. La flambée de la culture du pavot correspond a l’arrivée de l’ennemi sur nos terres. Le frère du président fantoche (Karzaï) est lui même inculpé dans une affaire de trafic international. La présence même de l’envahisseur américain se légitime par le trafic de la drogue. Notre pays est occupé par plusieurs dizaine de milliers de soldats étrangers. Ce sont eux qui contrôlent nos frontières. Qui d’autres qu’eux pourraient sortir la drogue du pays et l’acheminer en Occident ? Pour toutes nos actions, nous nous référons à la loi de Dieu. Cela nous interdit de faire le commerce de la drogue.

Bel ginepraio. Sconvolgente, direi.

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3 Responses to Eroismo vs Eroina 1-4

  1. darmius on 2010-03-19 at 12:42

    è risaputo che gli unici anni in cui la produzione di oppio afghano crollò a zero (o quasi) furono fra il 1999 e il 2001, quando i talebani allora al potere decisero che bisognava smettere. Ovviamente la produzione ha ripreso i suoi ritmi durante la guerra, perché come avviene un po’ da per tutto, i guerriglieri si finanziano con la droga.
    In proposito mi fa sorridere (ma anche mi intriga) la dichiarazione di Frattini in una lettera al Corriere di qualche giorno fa (http://archiviostorico.corriere.it/2010/marzo/16/Per_ricostruzione_dell_Afghanistan_co_9_100316024.shtml):
    “Abbiamo lanciato una serie di programmi per aiutare l’ agricoltura legale in particolare per lo sviluppo di colture redditizie, alternative all’ oppio, dall’ olio d’ oliva allo zafferano”.
    Cazzo che idea! Era da un po’ che mi frullava in testa una domanda: ma perché l’ulivo si coltiva solo sulle sponde del Mediterraneo e non lo si introduce in regioni povere e degradate, magari selezionando varietà ad hoc che si adattino ai diversi ambienti?
    Orsù agronomi ulivocoltori, datevi da fare!
    D

  2. […] Ad esempio quello secondo cui esiste una città di nome Marjah (vedi qui e qui). […]

  3. […] la mia impressione si rafforza se rileggo questo post su Marjah e l’oppio afghano, e qui e qui sulle miniere […]

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