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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La Compagnia Americana delle Indie Orientali

2010-06-24
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Secondo questa analisi di Limes, McChrystal sragiona e si fa cacciare perché “vuole essere altrove” quando gli Stati Uniti dovranno ammettere di aver perso in Afghanistan.

Il ché significherebbe che gli Stati Uniti hanno già perso in Afghanistan.

Ma quello che più mi ha colpito del pezzo di Fabrizio Maronta è questo brano:

… la spavalderia del generale trova ragione anche in equilibri istituzionali fortemente sbilanciati a favore del Pentagono. McChrystal e il suo ristretto entourage sono, di fatto, la principale autorità statunitense in Afghanistan ed esercitano una potente influenza sulla strategia americana. La loro figura non ha un equivalente civile (politico e diplomatico) e le risorse di cui dispongono non hanno paragoni: nell’anno fiscale in corso, il bilancio della difesa supera i 600 miliardi di dollari, contro i 50 del Dipartimento di Stato (il ministero degli Esteri).

Mi ricorda tanto il rapporto che c’era fra la Corona britannica e gli ufficiali della Compagnia delle Indie Orientali.

E la mia impressione si rafforza se rileggo questo post su Marjah e l’oppio afghano, e qui e qui sulle miniere afghane.

p.s. messaggio a Petreus: please, do not make massacres before you leave.

p.p.s. la geopolitica dell’Asia Centrale, la sua geografia umana, la storia del “grande gioco” ci insegnano che in Afghanistan non si vince mai. O meglio, si vince solo per brevi periodi. Bisognava capire questo prima di occuparlo e, nel caso, fare una strategia complessiva che si adattasse a questa realtà. L’Afghanistan è storicamente un’area di rarefazione delle potenzialità belliche coloniali, è per definizione quel-posto-dove-gli-imperi-non-arrivano.  Che cos’è la Linea Durand se non una implicita dichiarazione di impotenza dell’India britannica? Se lasciate l’Afghanistan a quelli che oggi chiamiamo talebani  vedrete che domani qualcuno li andrà a stanare.

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