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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

L'Europa che ragiona (un po')

2010-06-25
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Ecco, in breve, il contenuto della risoluzione n. 1743 (2010) dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, l’istituzione dal profilo più alto in termini di principi e valori fondativi del nostro spazio culturale, sociale e politico: l’Europa.

Non mi soffermerò sulla successiva raccomandazione 1927 (2010)

Evidenzierò i punti che ritengo fondamentali.

1. il radicalismo islamico e la manipolazione del suo credo religioso si oppongono ai diritti umani e ai valori democratici. Allo stesso tempo in molti degli Stati membri i musulmani si sentono esclusi e sono vittime di stereotipi, marginalizzazione e estremismo politico

2. l’assemblea ricorda che l’islamismo [non l’islam] è quella corrente che non accetta la separazione fra  stato e religione, la qual cosa invece è un principio fondamentale delle società pluralistiche e democratiche. Ricorda altresì che la discriminazione contro i musulmani è inaccettabile.

3. i musulmani, in Europa, sono a casa loro [mammamia, Eurabia!!] e, come l’assemblea ha notato in una precedente risoluzione, sono in Europa da secoli.  Ebraismo, cristianesimo e islam condividono le stesse radici storiche e culturali

4. la Convenzione europea dei diritti dell’uomo stabilisce che in Europa c’è libertà di pensiero, di coscienza, d’espressione etc. etc. Ma queste libertà non sono assolute e possono essere soggette a limiti, i quali tuttavia vanno posti sotto stretto controllo.  In particolare queste libertà non possono essere usate per distruggere o limitare in maniera impropria le libertà garantite dalla Convenzione stessa.

5. l’Assemblea si è già espressa sulla necessità di conciliare fra libertà di espressione e rispetto per i credo religiosi, censurando condanne a morte, insulti e minacce in nome dell’una o dell’altra libertà.

6. stato e religioni devono rimanere separati per garantire il pluralismo dei punti di vista, ma possono collaborare per la costruzione di una società migliore

7. l’assemblea nota che alcune organizzazioni islamiche attive negli Stati membri sono nate dall’iniziativa di governi che non fanno parte del Consiglio, e ricevono finanziamenti e direttive politiche da quei governi. Gli obiettivi di queste organizzazioni non sono religiosi ma politici, quindi è necessario che queste organizzazioni si dimostrino trasparenti in tutti gli ambiti (economico, organizzativo etc.)

8.  l’assemblea chiede ai paesi membri maggiore impegno per l’integrazione dei migranti musulmani nel tessuto sociale, culturale etc.

9. l’assemblea chiede ai paesi membri iniziative legislative di ampio respiro in merito

10. sebbene siano auspicabili strutture organizzative per i musulmani siano auspicabili per facilitare i rapporti con le istituzioni dei singoli paesi esse dovrebbero cercare di avere contatti diretti con i musulmani in quanto cittadini come tutti gli altri.

11.  è necessario che le persone appartenenti a culture minoritarie nei loro paesi non si isolino e non tentino di sviluppare una società parallela. L’Assemblea chiede dunque di incoraggiare il dialogo interculturale, interreligioso etc. e chiede alle comunità musulmane di combattere l’estremismo

12. l’Assemblea deplora la nascita di partiti islamofobi che diffondono paura, stereotipi sbagliati etc. e incitano all’intolleranza, al razzismo etc. etc.

13. l’Assemblea è preoccupata rispetto a politiche e pratiche discriminatorie nei confronti dei musulmani, è preoccupata dell’abuso del voto popolare, delle iniziative e dei referendum tese a legittimare restrizioni sui diritti di libertà religiosa e di espressione. In particolare l’Assemblea è preoccupata per l’esito legislativo del recente referendum in Svizzera contro l’edificazione di minareti e spinge le autorità svizzere a mettere in campo una moratoria su quella proibizione

14. richiamando la risoluzione 1464 (2005) l’Assemblea su donne e religione in Europa l’Assemblea chiede a tutte le comunità musulmane di abbandonare qualsiasi interpretazione tradizionale dell’islam che nega l’eguaglianza di genere e limita i diritti delle donne sia all’interno della famiglia che nella vita pubblica poiché ciò non è compatibile con la dignità umana e gli standard democratici. L’Assemblea parlamentare inoltre spinge gli Stati membri a prendere tutte le misure necessarie per cacciar via l’islamismo radicale e l’islamofobia dei quali le donne sono le prime vittime.

15.  a questo riguardo il velo delle donne musulmane, in particolare burqa e niqab è spesso percepito come un simbolo di sottomissione che limita il ruolo delle donne nella società, nella cultura, nell’economia etc. Né il velo che compre i capelli né il velo “integrale” sono riconosciuti da tutti i musulmani come un obbligo religioso. L’Assemblea ritiene che questa tradizione possa rappresentare una minaccia alla dignità e alla libertà delle donne. Nessuna donna deve essere costretta a indossare il velo.

16. per questo motivo la possibilità di vietare l’uso dei veli è stata presa in considerazione in diversi paesi.  Restrizioni legislative a questa libertà possono giustificarsi dove è necessario in una società democratica, in particolare per motivi di sicurezza o laddove le funzioni professionali degli individui richiedano la neutralità religiosa e/o la necessità di riconoscere i tratti del viso. Tuttavia un divieto generalizzato di indossare burqa o niqab negherebbe alle donne che desiderano farlo il diritto a coprirsi il volto.

17. un proibizione generalizzata potrebbe avere l’effetto contrario di generare pressioni all’interno delle comunità e delle famiglie musulmane per far restare le donne recluse a casa. Le donne sarebbero dunque escluse da un qualsiasi percorso di inclusione sociale laddove invece l’educazione, la cultura etc. sono il primo antidoto

18. la mutilazione genitale femminile è da considerare un crimine

19. l’Assemblea chiede a tutti gli Stati membri di prendere iniziative concrete per evitare la violenza sulle donne

20. poiché è l’ignoranza che genera radicalismo e islamofobia l’Assemblea raccomanda di impegnarsi nell’educazione alla conoscenza di cristianesimo, ebraismo e islam.

21. gli insegnamenti sull’islam (e anche quelli su cristianesimo e ebraismo) dovrebbero essere condotti anche in funzione della formazione di personale religioso coscienzioso

22. l’Assemblea accetta le “Pagine bianche del dialogo interculturale

23. l’Assemblea invoca su questi argomenti sinergie con altri importanti organismi nazionali e internazionali

24. l’Assemblea invita l’Isesco e l’Alecso a collaborare.

25. l’Assemblea, però, critica i paesi dell’Isesco e dell’Alecso che hanno messo in campo legislazioni basate sulla shari`a.

26. l’Assemblea invita a promuovere i contatti culturali, soprattutto in campo giovanile, fra Europa, paesi del Mediterraneo e Medio Oriente.

Ora. Avrei qualcosa da dire sui concetti di “islamismo” o “islamismo radicale”. Avrei qualche cosa da discutere su alcuni punti ma – come dicevo ieri – questa roba mi sembra ragionevolissima e, anzi, mi riempie di buoni propositi.

E mi descrive come un individuo tutto sommato molto moderato.

Centrale, per me, è il concetto espresso al punto 14: l’islamismo radicale e l’islamofobia sono entrambi causa di vessazioni nei confronti delle donne.

Fondamentale è il punto n. 7: l’islam in Europa non può essere una depandance o un appoggio logistico per organizzazioni e paesi antidemocratici i cui obiettivi sono eminentemente politico-economici.

La risoluzione è stata votata quasi all’unanimità.

Astenuti 4 su 108: Anna Čurdová ceca del Gruppo socialista, Håkon Haugli norvegese del Gruppo socialista, Pieter Omtzigt, olandese del  Gruppo del partito popolare europeo e Giacomo Stucchi, padano del Gruppo dei democratici europei.

Sulle raccomandazioni invece le astensioni si sono ridotte a 2, quella dell’olandese e quella del padano.

Proprio non gli andava giù, a questi due, ‘sta cosa.

L’olandese aveva anche proposto un emendamento in cui burqa e niqab si vietavano del tutto.

L’emendamento è stato bocciato a larga maggioranza (84 contro 24 e 8 astenuti, a occhio intorno al 70%).

Ma quaggiù, in Italia, l’onorevole Sbai&compagnia non ci stanno.

Dicono che:

La risoluzione adottata ieri è un atto di violenza inaudita da parte del Consiglio d’Europa nei confronti delle donne segregate, umiliate e violentate nei diritti fondamentali sanciti dalla convenzione dei diritti umani (fonte)

O anche che:

Con questa posizione l’Europa aiuta l’islamizzazione radicale del continente e fa un favore agli estremisti e agli integralisti che credono nel califfato universale – afferma l’esponente marocchino – E’ una vittoria simbolica dell’estremismo. Il burqa e il niqab sono una pratica barbara e medievale che non ha nulla a che vedere con i precetti dell’Islam

In Europa queste posizioni sono minoritarie.

E basta.

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One Response to L'Europa che ragiona (un po')

  1. darmius on 2010-06-25 at 16:18

    sì, anche a me sembra ragionevolissimo, anche preciso per certi versi (la questione islamismo/islamismo radicale immagino sia un compromesso linguistico necessario per un’europa-babele). Ma per altri è una montagna di belle parole anche un po’ cerchiobottiste (va bene questo ma anche quello, non va bene quello ma neanche questo), ed è da vedere che ripercussioni avranno questi bei principi sugli stati membri.
    D

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