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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La macchina del controjihad

2010-10-09
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Ecco un esempio di scuola sul modo di produzione di notizie e iniziative controjihadiste, eurabiste e, in ultima analisi, islamofobiche.

La ISNA Halal Certification Agency è l’agenzia per la certificazione dei cibi halal della Islamic Society of North America (ISNA), sezione canadese.

La ISNA fu indagata nel 2003 per “possibili connessioni col terrorismo” (vedi qui, sotto “legal issues”). L’investigazione si concluse con un nulla di fatto nel 2005.

Nel 2007, poi, il Dipartimento di giustizia americano citò l’ISNA insieme ad altre associazioni come “unindicted co-conspirator” – vale a dire una persona o un’entità che in un atto di accusa viene citata per aver cospirato con la persona e l’entità accusata, ma non viene accusata direttamente – nella vicenda di una associazione caritatevole americana in odore di terrorismo (non “al-qaida” ma il ramo “Hamas – Fratelli Musulmani”), la Holy Land Foundation.

Visto che c’è un’indagine in corso dell’FBI, l’ISNA non fornisce più “personale religioso” alle prigioni federali.

Ora: la Campbell Soup Company, sezione canadese, si fa certificare delle zuppe dalla ISNA Halal Certification Agency.

Subito la macchina del controjihad si mette in moto.

Parte il 5 ottobre Scaramouche, ripreso da Jihad Watch e ingigantito il 6 ottobre da Pamela Deanne Tellitlikeitis che scrive:

Campbell Soups..An AMERICAN and CANADIAN favorite…Well we had better think twice about supporting a company who supports those tied to the ISLAMIZATION of the WEST! Please boycott companies who support ISLAM. CALL AND LET THEM KNOW THEY ARE WRONG TO SUPPORT ISLAMIZATION OF THE WEST! “If you have questions about Campbell Halal-certified Products please call the Campbell’s Consumer Response Center at 1-800-410-7687.” (fonte)

Il 5 ottobre, poi, nasce un gruppo su Facebook dal titolo “Boycott Campbell Soup“, che ad oggi fa 2.783 adesioni.

Il gioco è fatto.

Facile, no?

p.s.: è ovvio che qui non stiamo discutendo sul fatto che questa ISNA HCA non è legata con Hamas. Discutiamo dei salti concettuali che questi controjihadisti operano al fine di poterci dire: “aiuto, stanno islamizzando l’occidente!”.

Se anche questi legami venissero provati che cosa c’entra la stragrande maggioranza di musulmani con tutto questo?  E’ colpa loro se diverse agenzie internazionali islamizzanti e con forti interessi economici si mettono d’accordo con la Campbell Soup per fare zuppe halal?

p.p.s. Il segno destrorso e islamofobo dell’iniziativa di facebook, è bene osservarlo, non sta nel boicottaggio in sé, ma nel fatto che il boicottaggio è “anti-islamico” tout court.

 

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2 Responses to La macchina del controjihad

  1. Hurriya on 2010-10-10 at 08:57

    Speriamo mettano in cassaforte le tele di Warhol, che a questo punto sono in pericolo, essendo espressione di spudorata propaganda filoislamica…
    Mi viene in mente che da noi, quando lo scorso anno (mi sembra) la Coop aprì alla carne halal, furono molti degli stessi musulmani a sollevare la questione del “boicottaggio”: giustamente, alcuni vedono in iniziative simili l’intento puramente economico di accaparrarsi una fetta di mercato scoperta, i cui proventi però non vanno a vantaggio di musulmani. E il ragionamento mi sembra non faccia troppe grinze.

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