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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Lo storico cimitero musulmano di Trieste

2010-10-13
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Si tratta di un cimitero che ospita salme di pertinenza ottomana, a quanto vedo.

Fondamentale notare che gli edifici ivi costruiti sono precedenti al 1870.

Non so dirvi di più se non che si trova a un tiro di schioppo dal cimitero ebraico e che le tombe non mi sembrano orientate bene.

Trieste – cimitero musulmano

{……} L’ingresso ora è situato in via Costalunga, al civico 101. L’appezzamento su cui si estende il cimitero ha forma trapezoidale. Il primo elemento che vi si nota è il portone d’ingresso, con un arco a ferro di cavallo. Questo tipo di arco a tre quarti di circonferenza è caratteristico, nel mondo islamico, soprattutto dell’architettura maghrebina e spagnola del periodo della dominazione araba, ma non solo: si ritrova anche in basiliche protocristiane armene, in ambito mediorientale, in India e, addirittura, presso gli Etruschi e nell’architettura tardo-romana.

Il motivo dell’arco a ferro di cavallo viene ripreso anche all’esterno, come motivo ornamentale della muratura, ed all’interno del giardino, dove troviamo un pozzo da cui attingere l’acqua per il lavaggio delle salme: la carrucola pende da un arco a ferro di cavallo in metallo.

L’elemento architettonico dell’arco a ferro di cavallo: il portone d’ingresso, la muratura esterna, il pozzo.

{……} Attraversando in linea retta l’area d’ingresso si arriva al campo, mentre a sinistra troviamo un altro arco, sempre a ferro di cavallo, che immette nella cappella mortuaria, sovrastata dalla cupola. Alla sommità di questa seconda porta, si trova una targa di bronzo con una frase tratta dal Corano: “ogni anima gusterà la morte; quindi a noi sarete fatti ritornare” [Vincenza Grassi, Il cimitero “ottomano” di Trieste, “Oriente moderno” N.10-12 (ottobre – dicembre 1985), Roma, pag. 225].

La cappella è sovrastata da una cupola, sotto la quale vi sono quattro finestre a spicchio. Sulla sommità della cupola spicca una mezzaluna: una falce rivolta verso l’alto che, al passante più attento, facendo capolino dal muro di cinta rivela la secolare presenza del cimitero nella città.

Al suo interno, colonne paraste a parallelepipedo schiacciato ornano i muri: all’interno della stanza, solo il lavacro in marmo collocato al centro. In fondo, sul lato sinistro, era collocato un caminetto [intervista a Saleh Igbarria, presidente della comunità islamica di Trieste, durante il sopralluogo al cimitero], che serviva per riscaldare l’acqua per il lavaggio rituale dei defunti, che deve essere fatto con acqua tiepida. In fondo, oltre un’altra porta, la stanzetta del custode, non più in uso ormai da decenni. All’interno e all’esterno dell’edificio, il colore dei muri è il giallo.

In Una passeggiata alle tombe, Vincenzo De Drago ci presenta una breve descrizione del cimitero nel 1870: il colore dell’edificio era, allora, il bianco; egli lo definisce, erroneamente, moschea[Vincenzo de Drago, “Una passeggiata alle tombe”, Trieste, Tipografia Appolonio & Caprin, 1870, pag. 211.].

foto: Mauro Vivian
da “i Turchi a Trieste: storia del consolato e del cimitero ottomani” (tesi di laurea in Storia dell’Impero Ottomano) di Mauro Vivian
http://www.flickr.com/photos/[email protected]/

via My Trieste: Trieste – cimitero musulmano.

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11 Responses to Lo storico cimitero musulmano di Trieste

  1. mizam on 2010-10-13 at 06:51

    Non so al presente (la capacità è abbastanza ridotta), ma che io sappia era operativo fino a pochissimo tempo fa, e dunque oltre agli ottomani ospita anche salme di migranti musulmani contemporanei. Forse il più antico in Italia era il “cimitero dei turchi” di Livorno, ma credo ne restino poche tracce.

  2. P. on 2010-10-13 at 07:00

    Me ne occupai all’Istituto per l’Oriente ai tempi di Castro, ma di striscio: dovrebbero esserci su qualche tavolo ancora le mie carte incartellate. Andato a Trieste poi lo trovai chiuso e quindi nulla da fare (volevo leggere i nomi sulle tombe per azzardare qualche ipotesi). Su “islamistica.com” dovrebbero esserci uno o più articoli di Mascitelli e miei relativi ad altri cimiteri islamici italiani.

    • Lorenzo Declich on 2010-10-13 at 07:12

      P., purtroppo in questi giorni islamistica.com è giù (i server iniziano a fare giacomo giacomo)… per chi volesse lumi ho comunque un backup di tutto il sito ;-)

      p.s. non hai copia delle carte incartellate???

  3. P. on 2010-10-13 at 07:37

    No, purtroppo :( Le mie “cartelle fisiche” (con quaderni e tutto) sono andate perse nell’attentato :( piano piano vado a memoria ma difficilmente riesco ad andare oltre il titolo o qualche nota. Forse c’è qualcosa nel mio 486 portatile. Appena mi libero di un po’ di impicci ci guardo.

  4. P. on 2010-10-13 at 17:43

    Technics. Un capolavoro, con schermo a colori. Leggerissimo e indistruttibile ;)

  5. zaahirah on 2010-10-19 at 17:54

    il cimitero è del 1848 ed è ancora in uso

  6. mauro on 2010-10-21 at 07:58

    salve a tutti, sono io che ho pubblicato nella mia tesi la foto (fatta da me) e il pezzo citato all’inizio (per cui avrei gradito almeno essere menzionato). a parte questo piccolo dettaglio mi fa piacere che la gente se ne interessi; per quanto riguarda il funzionamento, posso confermare che funziona ancora (ci sono sepolture molto recenti), per quanto riguarda invece il fatto di trovarlo chiuso è normale; non ci sono orari di apertura e si trova il cancello aperto solo se c’è qualcuno dentro che fa manutenzione. Però, si possono chiedere le chiavi al consolato di Turchia (l’entrata è a due passi da piazza Unità, in via del Teatro), lasciando un documento di identità come garanzia e riconsegnandole entro una certa ora; per cui può essere visitato tranquillamente.

    • Lorenzo Declich on 2010-10-21 at 08:19

      Ciao Mauro, hai ragione, ho provveduto a citarti (il post originale ha problemi con note, riferimenti… nell’editing ho tralasciato alcune cose).

      Qui noi siamo interessatissimi :-))

      E se ci mandi la tesi in qualche modo siamo contenti.

      ciao!

      • mauro on 2010-10-22 at 07:16

        è un paccone, dovremmo vederci di persona

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