Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Il Corano letto da Vittorio Feltri

2010-10-19
By

V. Feltri-R. Farina, a cura di, Il Corano letto da Vittorio Feltri, Introduzione, traduzione e commento di Cherubino Guzzetti, elle di ci, s.l. s.d.

Finalmente sono riuscita a procurarmelo. 426 pagine con copertina rigida, carta patinata, un peso. E, in copertina, il curatore nell’atto di leggere il testo con la mano destra appoggiata sulla fronte, molto concentrato.

Ero curiosa. Dal titolo mi aspettavo una lettura, appunto, di Feltri. In realtà è semplicemente una pubblicità alla traduzione di Guzzetti, nel senso che questa è la traduzione del Corano che Feltri legge. È vero, ogni tanto egli interviene con alcune considerazioni, del tipo di quelle che potrebbe fare chiunque direi, chiunque non abbia la men che minima di idea del tipo di testo che sta leggendo, ma non deve darsi molto da fare, perché Guzzetti ha già pensato a impostare in un certo modo le cose e Feltri non fa altro che ribadirle con un linguaggio più esplicito.

Se dovessi definire Guzzetti con uno slogan, sceglierei “Io esiste”, riprendendolo dalla pubblicità di una rivista dedicata agli “uomini” di qualche tempo fa. Un Ego non da poco. In un intervento pubblicato (Il Corano, traduzioni, traduttori e lettori in Italia, ITL, Milano 2000, p. 184) Guzzetti afferma, parlando della sua traduzione:

Tutto sommato, con il mio intervento, avrei fatto pubblicità a un libro che è mio solo in parte. Mia, infatti, è la traduzione italiana del Corano; miei sono anche Introduzione, Commento, Glossario, Indice analitico; non è mia, però, la componente essenziale del libro, cioè il contenuto (sic!)

Bene, vediamo come imposta la traduzione del Corano: all’interno delle sùra pone dei titoletti, ovviamente non presenti nel testo originale, come nella Bibbia; anche la numerazione dei versetti è  esattamente come quella delle versioni della Bibbia; i commenti sono pieni di riferimenti ai Libri della Bibbia. Insomma, anche formalmente sembra di avere in mano una versione della Bibbia. Del resto è evidente dall’introduzione e dal commento, che Guzzetti considera il Corano come una copia delle rivelazioni precedenti, tanto da affermare:

Probabilmente la verità è legata alla nozione di “inconscio”. È noto infatti che vi sono persone che credono sinceramente di ricevere messaggi uditivi, visivi o intellettivi dall’aldilà; la loro sincerità però non impedisce che tali messaggi provengano in realtà dal loro inconscio. Allo stesso modo, Maometto poteva essere convinto d’aver visto e sentito gli esseri soprannaturali che gli erano stati descritti da ebrei e cristiani (p. 17 edizione del Corano qui recensita).

Come a dire che in realtà Muhammad era un kàhin [for dummies: un semplice “indovino”, un “veggente” qualsiasi di quelli che circolavano per l’Arabia preislamica ai tempi di Muhammad]

Ora, ognuno ha pieno diritto di pensarla come crede. Ma non può affermare di aver fatto la traduzione del Corano per favorire il dialogo. Anche perché qui, di etica della traduzione, non v’è traccia.

(Per un post uscito a suo tempo su Il Corano letto da Vittorio Feltri vedi qui)

[questo post è apparso su Letturearabe]

Tags: , , ,

14 Responses to Il Corano letto da Vittorio Feltri

  1. darmius on 2010-10-20 at 22:53

    strano non gli passi per la testa che lo stesso tipo di esperienza vissuta da Maometto (inconscio?) sia la stessa dei redattori della Bibbia e dei Vangeli (che avevano letto altri testi) e…
    Ma almeno la traduzione è accurata?
    D

  2. letturearabe on 2010-10-22 at 18:38

    mah, darmius, che vuoi che ti dica, è una delle solite traduzioni, niente di nuovo…

  3. Maria Nisii on 2011-01-27 at 15:13

    Sto studiando Islam per un esame presso la facoltà teologica. Ho fatto una ricerca su google per un dettaglio tecnico e mi imbatto per caso in questa pagina. Come non reagire di fronte a quanto scritto nei commenti?
    Sarebbe troppo lungo entrare nei dettagli Bibbia-Corano, però ce ne sarebbe da dire… Indubbiamente non si può semplificare e bisogna sempre tenere conto delle matrici culturali ed epoche storiche. Immediatamente però ci si rende conto che il Corano non può essere letto in questo modo perchè il musulmano lo considera parola divina discesa su Maometto e che pertanto non può essere interpretata. Per quanto riguarda la Bibbia invece il documento della pontificia commissione biblica del1993 “L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa” sottolinea la necessità di fare uso del metodo storico-critico come indispensabile strumento per lo studio scientifico del significato dei testi antichi (EB 1275).
    A prescindere dall’approccio di fede, che capisco possa anche non interessare, non si può discutere di un testo senza tenere conto di parametri oggettivi. Da qui in poi si può aprire una discussione seria.
    Non posso dilungarmi ora, ma sono disponibile a rispondere ad eventuali commenti.

  4. Jolanda Guardi on 2011-01-31 at 09:53

    “il Corano non può essere letto in questo modo perchè il musulmano lo considera parola divina discesa su Maometto e che pertanto non può essere interpretata”

    ciao maria,
    direi che è proprio il contrario, per XIV secoli non si è fatto altro che interpretare. dire che il testo sacro è uno e per così dire invariabile è una cosa, dire che è interpretabile è un’altra. e questo vale per tutti i testi sacri. anche quella che dai tu “la non interpetabilità del testo” è un’interpretazione…

    • Maria on 2011-02-02 at 05:17

      Ciao Iolanda!
      Mi sono limitata a riportare uno dei dogmi dell’Islam che si appoggia su vari versetti del Corano:
      3,7 senso letterale e senso allegorico (quest’ultimo lo conosce soltanto Dio)
      17,88 inimitabilità del Corano: nessun mortale potrà produrre niente di simile (da qui il fatto che nessuna traduzione sia riconosciuta e talvolta in testa appaia “testo inimitabile” proprio per il fatto che ogni traduzione è ritenuta un’interpretazione) [qui siamo nel confine tra interpretazione e intoccabilità del testo]
      Potrei continuare l’elenco, ma penso di aver reso l’idea. Tuttavia sono a conoscenza dell’esistenza di tre scuole teologiche (hanbalita, asharita e mutazilita) le cui discussioni rappresentano di fatto il misconoscimento di tale principio teorico.
      Il discorso dell’invariabilità è altra cosa. Per la Bibbia ad esempio, si ammettono un gran numero di varianti dovute alle trascrizioni del testo nel corso dei secoli (errori intenzionali o accidentali dei copisti). Il Nestlé-Aland ne è una raccolta.
      Il dogma dell’intangibilità del Corano fa sì anche che i versetti divergenti sullo stesso argomento siano ritenuti stadi successivi della rivelazione e che pertanto occorra recuperarne la cronologia perchè solo l’ultimo sarà quello valido. E questo in virtù di quanto affermato da Maometto che nel corso della sua vita ogni profeta ha ricevuto rivelazioni sbagliate, ma poi Dio interviene e le corregge (2,106).
      Lo stesso tipo di divergenze esiste anche nella Bibbia, ma non dà problemi. E questo perchè si riconosce la presenza di varie tradizioni che in quel testo si sono assommate invece che annullate. Ne è un esempio la doppia versione della creazione nei primi due capitoli di Genesi, ma l’elenco sarebbe lunghissimo. E’ un lavoro da esegeti, ma facendolo si riconosce il fatto che un testo tanto antico subisce un processo, ha una sua storia evolutiva.
      E’ quel tipo di lavoro sul testo che non è previsto nell’Islam, appunto perchè si ritiene che il Corano sia la trascrizione della rivelazione scesa su Maometto nella notte del destino e che questa riporti il messaggio conservato intatto nelle tavole “ben custodite” in cielo. L’importanza di preservare intatto quel messaggio è a tal punto fondamentale che non si concepisce neanche il fatto che all’inizio sia stato scritto con una scrittura difettiva e che solo tre secoli dopo l’alfabeto arabo possiedeva tutti i caratteri necessari per evitare ogni incomprensione di lettura.
      Non so se quello che ho scritto risulti indelicato per un credente musulmano. Se è così, ti chiedo di perdonarmi, perchè non ne è mia intenzione. Spero coglierai invece il desiderio di pace che mi spinge questo mio semplice tentativo di dialogo interreligioso.
      Per me non avrebbe senso studiare teologia pensando di vivere in un microcosmo di eletti. Il mio studio si situa anche in questa necessità di comprendere per avvicinarmi all’altro.

      • darmius on 2011-02-02 at 10:00

        scusa se ti rispondo anch’io, ma sto seguendo la discussione e mi sembra doveroso fare alcune osservazioni.
        I dogmi da te citati trovano sì appiglio nel testo coranico, ma sono per l’appunto frutto di una elaborazione teologica (e dunque intepretativa del testo sacro) a cui nell’islam si è arrivati attraverso lunghi anni di discussioni e tutt’ora esistono opinioni diverse in proposito.
        E a proposito delle traduzioni del Corano, in realtà sono ammesse (a scopo missionario) proprio in quanto considerate “interpretazioni/spiegazioni” del testo e non “imitazioni/riproduzioni”.
        Sull’invariabilità, se stai studiando islamistica, saprai che esistono sette letture (autorizzate) del Corano, ossia sette realizzazioni diverse del testo consonantico originario che era in scrittura “difettiva” (priva di diacritici e vocali brevi). Ma prima di arrivare a queste sette canoniche se ne avevano molte di più. La restaurazione di una lettura unica è, come succede per ogni religione, un fatto in realtà poco religioso, quanto piuttosto un atto di affermazione di una autorità.
        Sui problemi delle varianti nella Bibbia, mi sembra che le cose non siano così limpide. Se si confrontano la versione dei Settanta, quella dei samaritani e quella masoretica si trovano parecchie divergenze, che sono anche il frutto di scontri teologici fra diverse scuole (i samaritani se non sbaglio sono considerati quasi “eretici”). Allo stesso modo la traduzione della Bibbia in tedesco e la libera interpretazione della stessa (da cui nasce poi l’esegesi filologica e critica) sono state occasioni di scismi, riforme e controriforme.

        D

  5. Maria on 2011-02-02 at 11:13

    Ciao anche a te!
    Questi scambi scritti sono un po’ faticosi, ma almeno ci proviamo…
    Ho letto della scelta delle 7 letture da parte di Abd al-Malik sulle 14 a quel tempo in circolazione e dei vari stadi di fissazione della scrittura da Uthman in poi.
    Per quanto riguarda la Bibbia, la versione della LXX è importante per la sua antichità, ma meno attendibile della traduzione fatta da Girolamo. In questo caso si tratta dell’Antico Testamento (scritto in ebraico). Il discorso è complicato, ma posso dirti ad esempio che gli ebrei non riconoscono come Scrittura le parti scritte in greco che invece sono state inserite nelle Bibbie cristiane.
    I samaritani erano considerati eretici dal popolo ebraico (e questo lo comprendiamo molto bene nei Vangeli nel brano della Samaritana al pozzo con Gesù o nella parabola del buon samaritano). La ragione di questa credenza ha origini storiche: in seguito all’assedio del 700 aC parte della popolazione era stata deportata e la terra era stata abitata da popolazioni di cultura mista. Gli ebrei non hanno mai guardato positivamente questo mescolamento con altre culture per la necessità di preservare la propria identità nelle difficoltà di sopravvivere come popolo fuori dalla loro terra, senza un potere centrale forte, ecc. La loro identità si è essenzialmente basata sulla religione e questo ne spiega il loro irrigidimento e la preoccupazione di restare separati dai popoli pagani (vedi la preoccupazione dei matrimoni misti che occupa tanta parte dell’AT, ma soprattutto i libri di Esdra e Neemia scritti all’indomani del ritorno dall’esilio in Babilonia in cui occorreva ricominciare daccapo e costruire dalle macerie in tutti i sensi).
    La lettura masoretica ha fatto lo stesso lavoro di cui hai parlato tu per la lingua araba (e non per niente sono due lingue semitiche), ovvero ha aggiunto la vocalizzazione e questo non è avvenuto in modo aproblematico.
    Ho cercato di essere sintetica, ma in questi casi si rischia di tagliare cose importanti…
    Vedi, io credo che la differenza di fondo sia nella concezione del Libro sacro e questo è il motivo per cui mi sono sentita di intervenire all’inizio.
    La Bibbia per un credente è un testo che riporta la Parola di Dio, ma si dà per assunto e condiviso il fatto che sia stata filtrata dall’uomo. La comprensione umana della parola divina è fatto imprescindibile per un cristiano, in mancanza del quale rischiamo di preoccuparci troppo della lettera.
    Ho trovato dei passi molto belli nel Corano e li ho condivisi con una mia amica musulmana, con cui ogni tanto mi soffermo a parlare delle nostre rispettive idee di Dio.
    Forse è da lì che dovremmo partire. Se quella parola non è viva e non risuona nei nostri cuori, a nulla ci giova.
    M

    • darmius on 2011-02-04 at 10:01

      Ti ringrazio per le precisazioni, io avevo semplificato oltremodo, forse dando per scontati alcuni dettagli importanti.
      Tuttavia ancora non comprendo il tuo “Come non reagire di fronte a quanto scritto nei commenti”.
      Sulla differenza di concezione del Libro Sacro fra musulmani e cristiani siamo tutti d’accordo. Ma cosa intendi dire per “Forse è da lì [cioè dai passi condivisibili del Corano] che dovremmo partire”? Partire per andare dove?
      La fondamentale differenza teologica fra cristianesimo e islam (e giudaismo) a mio avviso sta nella concezione del monoteismo: la trinità è inconcepibile incomprensibile e inaccettabile per i musulmani (ad es. Cor. CXII). Credo che sia una distinzione inconciliabile.
      Su tutto il resto ci può essere anche ampia convergenza o mediazione.

      D

  6. Maria on 2011-02-04 at 12:19

    Mi riferivo proprio alla tua osservazione: “strano non gli passi per la testa che lo stesso tipo di esperienza vissuta da Maometto (inconscio?) sia la stessa dei redattori della Bibbia e dei Vangeli (che avevano letto altri testi) e…”
    Hai aperto un discorso immenso che ancora una volta non so se riuscirò a ridurre in modo accettabile in forma scritta.
    Tanto per cominciare parlare di inconscio è estremamente riduttivo, perchè fa pensare ad uno stato psicotico e riduce tutto lo spessore della relazione con Dio. Nel caso dell’autore sacro si parla di ispirazione, ovvero quell’esperienza dello Spirito di Dio nell’uomo che lo orienta e gli rende accessibile quel mistero. In generale si parla di carisma dell’ispirazione intendendolo mezzo tramite il quale l’autore sacro è strumento dello Spirito Santo, ma strumento vivo e dotato di ragione. Questo significa anche che si avvale di generi letterari in uso nella propria epoca e delle categorie di pensiero a lui note in quanto uomo del suo tempo. Dio è autore – per usare un linguaggio filosofico – come causalità speciale che investe tutto il processo di ispirazione e l’uomo è vero autore letterario che compone i testi come gli altri autori. Mi rendo conto che un certo linguaggio possa risultare astratto, ma mi permetto di sottolineare il fatto che ogni volta che cerchiamo di avvicinarci alla comprensione di Dio e al modo in cui Egli agisce, il nostro parlare può essere solo un balbettare.
    Sull’ispirazione ti dico ancora che negli ultimi decenni (soprattutto grazie a Karl Rahner) si ritiene ispirato tutto il processo legato alle Sacre Scritture e pertanto dalla Tradizione orale alla lettura finale che possiamo fare noi oggi (se fatta nella fede).
    Spero di non aver perso la tua attenzione nel frattempo, ma se mi hai seguita fino qui spero risulti già evidente il fatto che per un cristiano (ma anche per gli ebrei con i quali condividiamo l’Antico Testamento) il concetto di Scrittura e di autore sacro è molto diverso da quello di un musulmano. Non voglio essere io a sottolineare le differenze (è un lavoro che non mi piace mai), ma vedi un po’ quali riflessioni emergono in te.
    Sul mio invito a “partire” direi che hai già aderito, perchè è appunto un confronto di questo tipo che mi interessava. Secondo me se abbiamo voglia di discutere e confrontarci, piuttosto che arroccarci dietro le nostre convinzioni e verità, abbiamo fallito nella nostra necessità di essere testimoni fecondi. Perchè stiamo parlando di testi sacri no? Mica dell’Iliade…
    Sono contenta che mi stuzzichi con la questione del monoteismo! Perchè vedi, il concetto di Trinità che emerge nel Corano (conosco benissimo tutti i passi che parlano di Gesù, Maria e della Trinità e potrei citarteli uno a uno) dimostra che vi è stato un grande fraintendimento. Maometto è vissuto in una delle poche aree (oasi dell’Higiaz) in cui non vi erano comunità cristiane. Il resto della penisola araba aveva già accolto gruppi eresiarchi (monofisiti e nestoriani) che avevano aderito ad un cristianesimo eterodosso per ragioni politiche (come spesso purtroppo è successo nel corso della storia). A quei tempi Bizantini e Persiani erano presenze forti (non per niente controllavano i limes al nord tramite Ghassanidi e Lakhnidi) e le tribù avevano reagito spinte dalla necessità di sopravvivere. Ora rifare tutta la storia sarebbe troppo lungo…
    Maometto è venuto a contatto con pochissimi cristiani nella sua vita ad eccezione dell’ultimo anno (632) in cui incontra la comunità di Najran. Questo episodio segnerà i passi più duri del Corano contro i cristiani, mentre i precedenti sono decisamente meno forti rispetto a quelli sull’ebraismo (e questo perchè Maometto ha avuto vari scontri con le tribù ebraiche di Medina e in altre occasioni, dimostrando di conoscere molto bene gli ebrei). Inoltre una delle mogli di Maometto era copta (ovvero monofisita), ma evidentemente non in grado di spiegargli i dettagli dottrinali. La fede della gente a quel tempo (ma non solo direi…) era essenzialmente basata sul culto liturgico.
    Anche qui la questione sarebbe troppo lunga da spiegare. Dal Corano emerge che la Trinità cristiana sarebbe composta di tre dei: Dio, Gesù e Maria.
    Tanto per cominciare nessun cristiano pensa che Maria sia una divinità.
    Il concetto di Trinità è molto complesso da rendere, perchè capisco possa indurre in errore a pensare che si tratti di tre divinità. Ti consolo dicendoti che molte delle eresie dei primi secoli sono nate proprio perchè si temeva che il concetto di trinità nascondesse qualcosa del genere e nella strenua difesa del monoteismo radicale si sono tentate varie strade per spiegare l’esistenza di Gesù. Cercherò di semplificare dicendoti che la Trinità è un modo per tentare di dire tre manifestazioni di Dio, ma non si tratta di tre divinità, bensì di una sola. Un solo Dio in tre persone (Padre, Figlio e Spirito Santo). La terza infatti non è Maria, ma lo Spirito Santo che Gesù ha lasciato agli uomini quando è tornato al Padre. I cristiani cercano di vivere sentendo in loro la presenza dello Spirito come guida. Secondo me il problema della Trinità è soprattutto nella persona di Gesù e nel fatto che i cristiani lo adorino come figlio di Dio.
    L’incarnazione di Dio in Gesù e la sua morte in croce sono uno scandalo per chiunque. Questo lo capisco benissimo. E ogni tanto quando ci penso mi commuovo fino alle lacrime all’idea di “un Dio che ha tanto amato il mondo da sacrificare suo figlio”. Persino S. Paolo dice che una cosa del genere è abominio, scandalo, veramente inconcepibile. Ebbene dall’esterno è così. I cristiani sono percepiti come dei pazzi e anche degli eretici o tutto quello che vuoi a pensare che Dio si “abbassi” al punto da diventare uomo con tutto quello che ciò significa (nascere, ammalarsi, arrabbiarsi, piangere…). I musulmani hanno un’idea a tal punto trascendente di Dio che non possono minimamente avvicinarsi a un pensiero del genere. Maometto, nel suo viaggio notturno, si è avvicinato al massimo a una distanza di due archi e questo indica tutta l’inavvicinabilità e l’inarrivabilità. Molti sufi del passato sono stati dichiarati eretici proprio perchè parlavano di unione d’amore con Dio.
    Bene, ti ho detto che lo capisco. Ora però se ne hai voglia, staccati da tutto questo e prova a pensare con me a questa assurdità. Se Dio fosse davvero diventato uomo per venire a condividere in tutto la vita degli uomini al solo scopo di rendersi manifesto a noi e dirci esattamente (attraverso la vita di Gesù) chi è e come dobbiamo concepirlo (un Dio che guarisce gli ammalati, perdona, non giudica, solidarizza con l’uomo nella sofferenza e muore in croce; questo Dio non è quello che punisce, che ci manda il male e tutto quello di cui l’accusiamo quando ci capita qualche disgrazia). Ebbene, se tutto questo fosse vero… sarebbe davvero meraviglioso. E noi avremmo qualcosa in cui sperare. E questo noi non è quel microcosmo di credenti, ma è un noi universale (in Chiesa si prega per tutti, nessuno escluso, con le preghiere di intercessione). Tutto questo ti cambia la vita (per questo parliamo di conversione) e ogni prospettiva.
    Non voglio convincerti, ma solo sperare tu capisca che cosa significa per me.
    M

  7. darmius on 2011-02-05 at 10:20

    Cara Maria, forse ho capito l’equivoco.
    Innanzitutto io non sono musulmano. Ho avuto sì una “formazione” cristiana (conosco tutte le diatribe trinitarie, cristologiche ecc.), ma me ne sono distaccato perché ho sempre cercato si leggere e studiare i testi sacri in maniera per così dire scientifica e filologica.
    Al contrario mi sembra di capire che tu sia cristiana o per lo meno molto “dentro” le posizioni cristiane. E anche se così non fosse, il tuo discorso, per quanto documentato, mostra proprio questo “peccato originale” di fondo che me lo fa suonare tanto da sermone, più che da ragionamento.
    Alcune precisazioni:
    1. non sono stato io a tirare in ballo l’inconscio, ma era nella citazione dalla prefazione del libro recensito. Uno di quei soliti casi in cui la cristianità di chi scrive certe frasi viene fuori dal fatto di affermare che Muhammad “poteva essere convinto d’aver visto e sentito gli esseri soprannaturali che gli erano stati descritti da ebrei e cristiani” e dunque fosse una di quelle persone “che credono sinceramente di ricevere messaggi uditivi, visivi o intellettivi dall’aldilà; la loro sincerità però non impedisce che tali messaggi provengano in realtà dal loro inconscio”. Solo a un cristiano convinto non sfiora l’idea che ebrei e cristiani possano aver avuto “esperienze sovrannaturali” descritte da (faccio un esempio, non mi tirare giù una tesina su questo) babilonesi, fenici o egizi.
    2. Il cristianesimo c’era nel Hijaz. Ve ne sono diverse testimonianze nascoste fra le pieghe delle fonti, che recenti studi stanno mettendo in risalto.
    Cristianesimo non ortodosso, senz’altro, ma se permetti dissento sul fatto che, come dici tu, alcuni arabi avessero “aderito ad un cristianesimo eterodosso per ragioni politiche”. A mio avviso fu per ragioni politiche che alcune dottrine divennero ortodossia e relegarono ad eresia le altre, costringendole a migrare fuori dall’Impero (verso la Persia sasanide) o ai suoi margini (Arabia, ecc.). D’altra parte l’ortodossia di Bisanzio non coincideva sempre con l’ortodossia di Alessandria o di Roma o di Edessa, per non parlare di Ctesifonte o di Axum.
    3. Sulla trinità: non sono del tutto convinto che nel Corano la trinità cristiana sia individuata in Dio-Cristo-Maria. Proprio perché le dispute trinitarie e cristologiche sono complicatissime, ancor più complicato e cercare di discernerle da un testo che vi accenna solamente. Piuttosto la trinità nel Corano è vista, forse neanche a torto, come una semplice minaccia alla purezza del monoteismo. Sarà forse una una pecca di ingenuità filosofica, ma sentirsi dire che “Dio ha generato un figlio umano” senza che questa frase sia accompagnata da migliaia di pagine di elaborazione patristica sulla metafisica neoplatonica e neoaristotelica a proposito di ipostasi, emanazione, sostanza divina, nous e logos ecc., in un ambiente politeista non suona molto diversa da “Zeus andò a letto con Alcmena e generò il semi-dio Eracle”. Certo, se tu credi in Cristo e studi teologia ci vedi una enorme differenza, ma questo è un altro discorso.
    4. Posso anche capire cosa significhi per te, ma spero di non offenderti dicendo che francamente sono emozioni che non provo. Per lo meno non con la religione.

    D

  8. Maria on 2011-02-06 at 22:40

    Ciao!
    Non mi interessa fare del proselitismo, ma parlare di Dio in modo serio. Infatti è di testi sacri che parliamo e non d’altro. In questi giorni sto lavorando su “Maestro e Margherita”, un libro che mi appassiona moltissimo e che sto rileggendo per la terza volta. Ma non mi sarei fatta trascinare in un blog di discussione su questo. Non ne ho il tempo e non mi sono mai fatta attirare da questo genere di cose. Se qui ho deciso di buttarmi nella sfida è perchè ci tengo che si possa parlare di Dio argomentando seriamente le proprie posizioni. Questo non vuol dire che poi non ci si possa appassionare…
    1. non ti tiro giù nessuna tesina, però gli studi biblici tengono conto del Sitz-im-Leben, ovvero delle fonti extrabibliche che possono aver influenzato i libri dell’AT (tra cui anche quelle dei popoli da te citati). Nessuno si scandalizza di questo ed è proprio da qui che è nato tutto il mio discorso. Nessun autore sacro è avulso dal suo contesto. Perchè mai avrebbe dovuto esserlo Maometto? Allora perchè non si legge il Corano allo stesso modo? Ad esempio ammettendo che alcune narrazioni sono la rivisitazione di testi biblici e non la rivelazione esatta conservata inalterata nelle tavole ben custodite ecc. ecc.?
    2. Nell’Higiaz vi erano singoli individui cristiani e non comunità. Questo fa parecchia differenza a livello di trasmissione di una religione, che non può che essere vissuta che in un contesto comunitario.
    Sul fatto di aver aderito per questioni di opportunità politica non c’è da scandalizzarsi. La Persia continuava ad attaccare e sterminare i cristiani di Hira e questi ad un certo punto nel concilio di Mabrakta (424) decidono di separare la Chiesa di Persia dal patriarcato di Antiochia per tranquillizzare i regnanti persiani e aderire al nestorianesimo.
    Sulle diatribe cristologiche e trinitarie che hanno portato tante divisioni nei primi secoli della cristianità dovrei scriverti un trattato per aiutarti a capire. Per semplificare al massimo posso solo dirti che vi era in ballo proprio la grande questione dell’incarnazione di Dio e della trinità. Le categorie filosofiche da te citate e la cultura del tempo rendevano inconcepibile assumerle e questo ha portato a tutto quel pandemonio noto al grande pubblico solo in minima parte. Monofisismo e nestorianesimo che abbiamo già citato erano però un tentativo di spiegare che è stato ritenuto fuori dell’ortodossia (anche sull’ortodossia ci sarebbe da scrivere paginone). Le ragioni politiche non erano tanto estranee (ad esempio la diatriba Antiochia-Alessandria o anche peggio Alessandria-Costantinopoli), ma anche di questo non ha senso scandalizzarsi. Di tutti gli scandali e gli orrori passati e presenti è giusto fare memoria perchè non vengano ripetuti.
    3. sulla trinità cristiana cfr 5,73 e 5,116
    Le fonti patristiche da te citate (complimenti a te che le conosci!) sono la comprensione degli uomini di quel tempo, ma di fatto hai recuperato soprattutto Origene e compagnia. Forse dovresti riferirti ad autori più recenti. La comprensione del mistero divino e dell’uomo Gesù ha infatti richiesto il suo tempo.
    L’incarnazione è alquanto indigesta, lo so e te l’ho detto già la volta scorsa. Non mi aspettavo miracoli, ma volevo offrirti la mia appassionata prospettiva (fuori da tentativi apologetici, decisamente fuori tempo massimo!).
    Caro D, chiunque tu sia. Se la formazione che hai ricevuto non ti ha saputo coinvolgere, a maggior ragione ritengo eccezionale il tuo interesse ad approfondire argomenti spesso tanto ostici… a meno che tu non ne abbia fatto una professione. Perchè non vieni allo scoperto e ci dici chi sei?
    M

  9. darmius on 2011-02-07 at 10:07

    Be’, io non mi sono mai nascosto e quanto al dirVI chi sono, credo che chi frequenta non saltuariamente questo blog mi conosca abbastanza, dato che vi intervengo da un po’. E se avrai dato un’occhiata agli argomenti trattati su questo blog, ti sarai accorta che non siamo — come dice Lorenzo — esattamente dei “pettinatori di bambole”.
    In ogni caso mi considero un filologo, e per l’appunto una cosa è parlare di dio seriamente (questo lo fanno i teologi, ma anche le mosche da bar), una cosa è parlare seriamente di testi – che c’è chi considera sacri – e questo i filologi (e anche le mosche da bar, a volte).
    Stranamente invece non lo fanno i sacerdoti durante i sermoni: nessuno si scandalizza, dici, ma il Sitz-im-Leben di cui parli mi pare infatti ancora riservato a pochi, dato che in molti pensano, per dire, che il Pentateuco non l’ha scitto Mosè o non sanno che una cosa è l’albero della conoscenza una cosa quello della vita eterna. Ma soprattutto il prefatore del volume qui recensito sembra non tenerne assolutamente conto.
    Questo vale anche per gli studi coranici: alcuni studiosi ci tengono a contestualizzarne il messaggio, altri meno, ma comunque c’è tanta gente che legge il Corano in tante maniere diverse, ed è il fatto che le sue interpretazioni siano considerate univoche e monolitiche (da certi) che mi fa cadere le braccia.
    Detto questo, alcune precisazioni:
    – nessuno qui si scandalizza delle ragioni politiche che stanno dietro a certe scelte religiose, forse solo i religiosi… ma è ovvio che se certe cose non si spiegano, il re-dei-re diventa il cattivone, l’eretico diventa ildiavolo, e l’ortodosso un santo.
    – ti ringrazio di non aver scritto un (altro) trattato di cristologia per “aiutarmi a capire”.
    – in Corano 5, 73 e 116 non si dice che la trinità cristiana sia costituita da Dio-Maria-Gesù.
    – “Forse dovresti riferirti ad autori più recenti. La comprensione del mistero divino e dell’uomo Gesù ha infatti richiesto il suo tempo”. Più recenti quanto? Io mi riferivo a correnti di pensiero che potevano aver raggiunto l’Arabia del VI e VII sec., forse me ne sfugge qualcuna.
    – ti ringraziamo tutti per la tua appassionata prospettiva, e mi spiace che tu forse non hai compreso bene la mia. L’incarnazione può essere indigesta solo a chi se la mangia!

    Ti lascio alla rilettura del grande Bulgakov.
    D

  10. darmius on 2011-02-07 at 10:15

    errata corrige:
    “che il Pentateuco non l’ha scitto Mosè” = “che il Pentateuco lo ha scritto Mosé”.

  11. Maria on 2011-02-07 at 10:39

    Non frequento né questo né altri blog e non penso che mi ci metterò per conoscervi… too much to do!
    Lieta di aver chattato per un po’ con un “filologo”. Era un’esperienza che mi mancava.
    Per trattare seriamente di ogni questione però è necessario uno studio approfondito e dettagliato che evidentemente esula da questo tipo di comunicazione. E il fatto stesso che mi ringrazi per non aver perso il mio tempo a spiegare la dice lunga.
    Alcune tue posizioni sull’omiletica sono in parte condivisibili, ma scusami se ti dico che sono anche un luogo comune. Indubbiamente vi sono cattivi sacerdoti, come si trovano cattivi insegnanti, pessimi critici, dubbi filologi e teologi limitati. Questo può derivare da cattiva fede o da ignoranza. Non mi interessa giudicare. Quello che possiamo fare è solo impegnarci per evitare di cadere in uno di questi errori.
    Ognuna delle tue affermazioni richiederebbe ancora una volta lunghe spiegazioni… indubbiamente indigeste quanto l’incarnazione. Tuttavia solo per chi ha la pancia piena di tante pre-comprensioni e non sa davvero aprirsi all’altro da sé.
    Buon divertimento per qualunque cosa impegni la tua vita, il tuo tempo, i tuoi pensieri, emozioni, ecc
    M

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

ottobre: 2010
L M M G V S D
« Set   Nov »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

Archivi

 
'