Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Caro Panebianco, ma ci fai o ci sei?

2010-10-22
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In un suo recente elaborato dal titolo “Gli occhi chiusi dell’Occidente“, Angelo Panebianco, partoriva un ottimo esempio di come ignoranza della materia, pregiudizio e malafede riescono a creare mostri inesistenti.

Come a suo tempo ho cercato di spiegargli, mescolava 3 o 4 ingredientucci da invettivologo della domenica per giungere alla conclusione che dobbiamo continuare a tirare bombe addosso a un’entità dai contorni indefinitissimi: l’islam.

Stessa cosa, o quasi, e con tinte forse anche più razziste, è avvenuto ieri.

Come sempre il grande ospite è Corsera.

La pagina è la numero uno.

Il taglio è editoriale.

Ma il titolo è decisamente incoraggiante –  “Musulmani d’Europa” – e il Nostro parte lento, direi senza infamia e senza lode, con una chiave di lettura “elettoralistica” al problema “immigrazione”:

La dichiarazione del cancelliere Angela Merkel («il multiculturalismo è fallito») è stata interpretata da tutti come una constatazione di  fatto sugli errori della politica dell’immigrazione tedesca degli  ultimi decenni ma anche come il segnale di una svolta imminente.
Anche in Germania, come in tutto il resto dell’Europa, la questione  degli immigrati è ora un problema politico di prima grandezza: dare risposte incoerenti con le domande dell’opinione pubblica può significare perdere le elezioni […]

Secondo passaggio: bisogna affrontare il problema.

[…] C’è la reazione delle opinioni pubbliche ma c’è anche un’incertezza obiettiva su come fronteggiare il problema. […]

Tuttavia né “assimilazionismo” né “multiculturalismo” sembrano funzionare, dice lui.

Lasciamo andare la definizione di “multiculturalismo” qui proposta, né ciò che il termine “assimilazionismo” sottende, altrimenti ci impelaghiamo.

Andiamo oltre, dove Angelo ci spiegherebbe che in verità c’è immigrato e immigrato.

nel complesso, molti immigrati, soprattutto dell’Est europeo, riusciranno ad inserirsi con successo nelle società europeo-occidentali. C’è però il caso dell’islam. Non è casuale che proprio ai musulmani (e non agli altri immigrati) si faccia sempre riferimento quando si constata il fallimento del multiculturalismo.

Notate come Panebianco non ci spieghi questo suo “non è casuale”. Quando io dico: “non è un caso che oggi senta freddo” ho anche dentro di me una risposta. Ad esempio: “infatti non ho messo le calze”.

Mentre Angelo ci dice: “non è un caso che proprio ai musulmani …”, ma la risposta non la dà e passa oltre, spacciando come realistico il più classico e falso luogo comune sull’immigrazione “islamica” in Europa:

Ciò che ovunque in Europa si teme è che una crescita eccessiva delle comunità musulmane, grazie anche al differenziale demografico, finisca per imporre le trasformazioni più forti nelle regole di convivenza delle società europee.

Eurabia, insomma, as usual.

Come Wilders, come Allam, come Fallaci, Bat Ye’or: i soliti 4 scalzacani che hanno fatto fortuna agitando lo spettro dell’invasione musulmana in Europa.

E Panebianco non ci dice che è tutto falso, no. Lascia quel “si teme” in sospeso, non fuga i dubbi, le paure.

Non dà informazioni, come invece farebbe un giornalista onesto di un giornale nazionale normale.

Come fa la BBC, ad esempio, dimostrando quanto questo timore sia del tutto infondato.

No, anzi: Panebianco si lancia in una tirata vecchio stile sul “conflitto di civiltà”, una cosa che suona così anchilosata da sembrare buffa:

La domanda di cui nessuno conosce la risposta è la seguente: cosa può succedere quando due grandi civiltà, altrettanto forti e orgogliose, come quella europea-cristiana (oggi anche liberale e democratica) e quella islamica, che si ispirano a principi e norme antitetiche, e che, anche per questo, si sono aspramente combattute attraverso i secoli, si trovano a condividere lo stesso territorio e lo stesso spazio politico?

Di che cosa sta parlando Angelo Panebianco? Che storia ha letto? Che libri ha letto? Di che civiltà parla? Non lo sa che su questo pianeta esiste da molto tempo ormai una sola civiltà (sempre che quella che abbiamo possa chiamarsi così)? Perché non lo sa?

Panebianco schiaccia tutto in due categorie “europa” e “islam” e chiama queste categorie “civiltà”.

Ma non conosce, o fa finta di non conoscere, un fatto fondamentale: sono molte di più e molto più marcate le differenze all’interno di queste due categorie che non le differenze fra le categorie stesse.

E’ esattamente lo stesso ragionamento fatto a suo tempo sulle razze. E se ormai diamo per assodato che le razze non esistono, faremmo bene a rimuovere il più in fretta possibile l’idea razzista per cui è in atto un conflitto di civiltà.

A meno ché non abbiamo bisogno di odiare per qualche motivo. E allora queste civiltà “forti e orgogliose” le fabbrichiamo, le immaginiamo.

Ma no, Angelo, tu sei un ottimo docente universitario.

Tu queste monnezze non le puoi avallare.

Tu mica sei scadente come Claudio Moffa, vero?

O forse sì?

Lascio a voi, carissimi lettori di questo blog, ragionare su quest’ultima domanda.

E per aiutarvi nel ragionamento vi riporto, disperato, la vera e propria favola con cui Panebianco chiude il suo infausto ma prezzolato intervento, limitandomi a segnalarvi qualche cosuccia (in neretto):

La risposta dipenderà in parte da noi europei, dagli atteggiamenti che assumeremo e dalle politiche che adotteremo. Ma, in larga parte dipenderà anche dalla evoluzione del mondo islamico. Se il ciclo fondamentalista (connesso al cosiddetto «risveglio islamico») che ha investito l’islam mondiale negli ultimi decenni non si esaurirà presto, dovremo attenderci aspri conflitti e fortissime tensioni anche in Europa (altro che pacifica convivenza multiculturale). Se invece quel ciclo, raggiunto un picco e punte di massima espansione, andrà ad esaurirsi, come è possibile che prima o poi accada, allora nasceranno forse esperimenti inediti e interessanti: la democrazia potrà misurare il proprio successo anche sulla sua capacità di favorire la piena adesione dei musulmani immigrati alle regole della società aperta e libera. Oggi ciò non appare probabile. Ma è lecito, per lo meno, sperarlo.

In chiusura non mi resta che alzare il ditino e assegnare i compiti a casa. Caro Angelo, leggi e commenta i seguenti articoli alla luce del “conflitto di civiltà” di Samuel Huntington:

  1. It’s the Occupation, Stupid! di Robert Pape su Foreign Policy, in cui si collega il fenomeno del terrorismo suicida alle occupazioni militari;
  2. West may fuel Yemen, Somali militancy-report (AFP) in cui si sintetizzano le conclusioni di uno studio di Chatam House sul fatto che le attività occidentali di counter-terrorism in Yemen e Somalia potrebbero alimentare il terrorismo.

 

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6 Responses to Caro Panebianco, ma ci fai o ci sei?

  1. Miguel Martinez on 2010-10-22 at 07:44

    Se io fossi un islamofobo con un minimo di sale in zucca, scriverei un editoriale di tutt’altro tipo.

    E cioè:

    1) ci sono già i musulmani qui

    2) i musulmani qui occupano gradini in genere molto bassi della società

    3) cioè proprio i gradini che verranno più colpiti dalla crisi economica (che magari un giorno passerà), dal taglio di posti di lavoro e dal taglio delle spese sociali (che non passeranno sicuramente)

    4) i musulmani fanno figli, che se ne fregheranno a un certo punto dei genitori e degli imam e della shariah che tanto preoccupano i nostri islamofobi, e si “occidentalizzeranno” moltissimo, ma – visto il punto 3 – alla maniera dei ghetti dei poveri

    5) se continuiamo ogni giorno a stuzzicarli, a offenderli, a chiedere loro prove, a imporre leggi fatte solo per ferirli, avremo tra dieci o vent’anni tanti giovani metropolitano-punk-ghettaioli, molto molto arrabbiati.

    6) Anzi, così arrabbiati che si dichiareranno musulmani ribelli, ma di un tipo del tutto inedito.

    Quindi, soluzione:

    a) facciamoli fuori tutti prima che crescano, oppure

    b) smettiamola di stuzzicarli

  2. darmius on 2010-10-22 at 09:34

    Secondo me c’è un difetto di fondo in tutto il ragionamento. Le politiche di integrazione e multiculturali hanno davvero fallito? Solo perché l’ha detto la Merkel o qualche altro politico?
    Mi spiego.
    Capita sempre più spesso di vedere lunghi servizi di tg con interviste ai passanti sulla questione degli immigrati. Essendo tg governativi immagino che la selezione delle risposte sia, seppure equilibrata, tesa a supportare le scelte delle varie amministrazioni locali che impongono restrizioni alle attività degli immigrati (ultimamente a Novara, ma l’elenco è lungo).
    Ebbene le risposte della “gggente” sui disagi provocati dagli immigrati sono sorprendentemente insignificanti: non si parla di atti violeti, scontri, discussioni, problemi, ma del fatto che intorno ai negozi di alimentari etnici ci siano affollamenti come se fosse un mercato, (problema gravissimo!), del fatto che gli immigrati vendono paccottiglia per le strade (che scandalo!), una ha avuto il mal di pancia l’unica volta che provato a mangiare un kebbbab (un pericolo per la salute pubblica?!). La risposta di una signora tanto gentile è stata davvero sorprendente: con gli immigtrati, qui in centro non ho problemi, ma in periferia… ce ne sono troppi. (qualcuno le spieghi che forse la periferia, quando degradata, le farebbe paura anche se fosse abitata solo da biondi). Queste opinioni sui gravissimi problemi di integrazione erano poi ovviamente affiancate anche a chi invece di problemi non ne vedeva.
    Insomma io credo che il fallimento dell’integrazione sia qualcosa di costruito. L’Inghilterra multiculturale è una realtà. Credo che ormai nessun inglese voglia far a meno del pollo al curry solo perché è un piatto mangiato e cucinato dai pakistani, cosa che avale anche per il kebap turco-curdo di tedeschi e olandesi. Per non parlare del fatto che fra la migliore letteratura inglese degli ultimi anni sia scritta da anglo-indiani, anglo-giamaicani, ecc..

    L’Italia multiculturale è sempre esistita. E’ vero. Andrebbero però analizzate alcune realtà specifiche.
    Le grandi città ad esempio sono sempre state aperte agli stranieri, e i problemi che possono sorgere derivano, a mio avviso, da problemi sociali di “sovraffollamento”, e dunque hanno ragioni “etniche” solo in apparenza.
    Diversa, a mio avviso è l situazione nelle piccole città di provincia, le “campagne”, ovvero i “distretti industriali” lontani dalle città (ossia le realtà che maggiormente si sono sviluppate negli ultimi decenni).
    Ma ora mi sto dilungando troppo…
    D
    PS: in realtà le razze esistono, ma, come le religioni, il sesso e il credo politico, non sono ragione di distinzione/discriminazione. Sempre a proposito di antidarwinisti, ho parlato con uno che faceva una gran confusione fra razza, specie e genere… Ah!

  3. mizam on 2010-10-22 at 15:09

    Sì, è notevole la potenza apodittica ed evocativa di “la società multiculturale è fallita”. Par di sentire l’odore acre delle macerie fumanti di Londra, New York, Istabul, Delhi, Buenos Aires rase al suolo dalla violenza degli invasati/invasori. Par di vedere i barbuti e le burqate che si aggirano fra le rovine, seguite da torme infinite di figliolanza, che occupano i pochi edifici rimasti ridendo sguaiatamente:
    “Ha, ha, haaa! Tu credeva che io qua per lavoro, e invece tiè! ora noi riconquista al-Andalus!”

    Temo che sia troppo tardi, la minaccia ormai dilaga, ma forse si può introdurre il patentino a punti per immigrati: biondi, est-europei e cristiani: +20, bruni, extraeuropei e musulmani, anzi, islamici: -20. Chi ha meno di 0, naturalmente, non entra.

    Con effetto retroattivo, come le amnistie per chi fa finta di governare.

  4. Povero Yemen « Tutto in 30 secondi on 2010-10-29 at 10:49

    […] In questo post, invece, segnalavo uno studio di Chatam House sul fatto che le attività anti-terrorismo in Yemen e Somalia possono alimentare il terrorismo. […]

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