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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La democrazia indiana, il Kashmir e Arundhati Roy

2010-11-04
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Si parla sempre dell’India come della “più grande democrazia al mondo”.

Sappiamo che è così se mescoliamo il dato demografico con quello istituzionale e che non è così se leggiamo la realtà che sta dietro a questo giochetto retorico.

Una delle voci critiche della sanguinante democrazia indiana è Arundhati Roy.

Questa donna coraggiosa ne ha denunciate tante, e se leggete l’inglese vi prego di scorrere la pagina di Wikipedia dedicata alle sue campagne (al capoverso “advocacy and controversy”).

La scrittrice, in particolare, denuncia spesso l’assenza di democrazia in India e a questo riguardo torno a consigliarvi a la lettura del suo Quando arrivano le cavallette.

La notizia di oggi è che circa 150 attivisti del BJP (Bharathiya Janata Party), il partito nazionalista indù conosciuto per la sua politica aggressiva e violenta contro le minoranze, specialmente musulmane (vedi, per esemplificare, gli ultimi sviluppi della vicenda di Ayodhya) e perché le sue fortune elettorali sono appunto legate a questo suo modo di fare, hanno attaccato la casa di Arundhati Roy per protestare contro le recenti dichiarazioni della scrittrice a favore dell’indipendenza del Kashmir.

Chi è a favore dell’indipendenza del Kashmir in India non può dirlo, pena l’incriminazione e la condanna per “sedizione”.

Rischia anche chi, come Arundhati Roy, ha detto semplicemente che “il Kashmir non ha mai davvero fatto parte dell’India“.

Arundhati Roy non è un’integralista islamica. E’ di madre cristiana e di padre indù (o viceversa, non ricordo ma fa lo stesso).

Non è nemmeno musulmana. Pensa, semplicemente, che chi si batte per l’indipendenza del Kashmir ha le sue ragioni.

E ha dei motivi seri per dirlo (rimando al libro citato in precedenza), così come ha motivi seri per denunciare la violenta repressione del Governo indiano in Kashmir.

La PEN inglese, che sostiene la scrittrice, ha emanato un comunicato in proposito, nel quale si legge anche:

Da giugno i giornalisti e le emittenti kashmire che hanno provato a fare resoconti sulle agitazioni nel Kashmir amministrato dall’India sono stati soggetti a violenza e censura.

La scrittrice vincitrice del Booker Prize Arundhati Roy si è ora fatta avanti per portare all’attenzione del mondo la situazione dei kashmiri. La realtà su ciò che sta succedendo in Kashmir deve essere svelata. La brutalità da parte dello Stato e il silenziamento dei reporter non sono una opzione che l’India moderna si può permettere.

Eppure, quaggiù in Italia, parliamo di Kashmir, di libertà di espressione, di libertà religiose, solo quando nel tumulto e nel fuoco vanno a finire i cristiani.

E solo in seguito al fatto che qualche povero parruccone negli Stati Uniti dichiara di voler bruciare il Corano, dopo aver constatato che qualche altro parruccone vuole installare una sala di preghiera a Manhattan, vicino a Ground Zero.

E allora il Kashmir ci serve per parlare di fantasmatici scontri di civiltà.

Per agitare e/o inventare mostri.

Per invitare i nostri governi a bombardare di più e meglio.

Chiudo qui. Ma vi invito alla lettura di questi post:

  1. Senza bufale né omissis
  2. Shock and awe: la vergogna del Corriere
  3. Caro Parsi, i bugiardi non vanno in paradiso
  4. Caro Panebianco, aprili tu gli occhi

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5 Responses to La democrazia indiana, il Kashmir e Arundhati Roy

  1. darmius on 2010-11-04 at 16:13

    Ricordo uno che, almeno dal 1996, non dimenticava mai di citare il Kashmir nei suoi elenchi di lotte da condurre sulla via di dio…. :)
    D

  2. ventopiumoso on 2010-11-04 at 23:16

    ciao, ben scritto. arundhati e’ una con due palle cosi’, se mi e’ consentito il linguaggio. brillante, intelligente e coraggiosa.
    vento
    ps: ne avevo scritto qui

  3. mizam on 2010-11-07 at 17:56

    Non sarà certo perfetta, ma “assenza di democrazia in India” mi sembra davvero grossa, a meno che non si estenda il concetto a tutto il globo, e/o si ridefinisca cosa s’intende in generale per democrazia.

    • Lorenzo Declich on 2010-11-07 at 19:15

      Be’, per “assenza di democrazia” intendo “deficienza di tasso democratico” nella democrazia indiana, o se preferisci mancanza di una “vera democrazia” in presenza di disparità sociali tali da non permettere a una buona parte della popolazione di partecipare al processo democratico. Arundhati Roy dice proprio questo.

  4. […] in India parli a favore dell’indipendenza del Kashmir vieni incriminato per sedizione e, come scrivevo tempo fa, Arundhaty Roy ultimamente ha rischiato proprio di essere considerata un’anti-indiana da […]

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