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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Navi volanti e strategia navale asimmetrica: come non affrontare la questione wikileaks-Iran-Italia di petto

2010-12-02
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L’Italia vende navi all’Iran, motovedette.

Se uno compra delle motovedette contro i contrabbandieri non sostiene il terrorismo.

Nemmeno se le compra per pattugliare le coste.

Però se queste coste sono quelle del Golfo Persico e il venditore è un membro della Nato e l’acquirente una ribelle “canaglia”, non tutta fila liscio.

Però è filato liscio, finché la notizia di cui tutti erano a conoscenza è uscita fuori (che fra l’altro sembra il destino manifesto di Wikileaks : pubblicare i presentimenti e le verosimili congetture, dei divulgatori di notizie).

Se queste navi siano o non siano armi micidiali, dipende dal contesto.

Assomiglia tanto alla storia della Guerra tra Persiani e Greci. I Persiani sembrano aver imparato la lezione, e non amano più le grandi imbarcazioni.

Gli Americani (eredi dei padri della dinastia occidentali – con toni da Rampini, e non mi fa onore) arrivano con navi grandi, potenti e tecnologicamente imbattibili.

Chi sta leggendo questo post, non deve pensare che il finale sia scontato, e che vincano le barchette piccole e veloci.

Questo è solo l’inizio della storia.

Però le barchette a questo punto sono micidiali perché operano in un contesto geograficamente “stretto” ed hanno il vantaggio di avere una retroterra immenso ed un buon numero di isole molto ben posizionate, e militarmente equipaggiate.

Abu Musa, Tonb-e Bozorg, Tonb-e Kuchek

Inoltre, come scrivo nella mia tesi:

as a preventive action, Iran has substantially increased its military equipment in the region, not only with the presence of several huge military camps; it has developed a high-tech marine formed by light-weight naval equipment and asymmetrical naval warfare (i.e. “swarming tactics”),456 such as the recent revealed ekranoplanes Bavar-2 (fonte).

Motovedette velocissime, navi capaci di sfuggire ai controlli radar e di alzarsi per distanze brevi in aria, risultando più difficile da colpire, ed una strategia navale asimmetrica che prevede il sacrificio personale come parte della missione militare.

Sono cose su cui riflettere nel caso di azioni militari. Bisogna anche pensare che lo stretto di Hormuz può essere fortemente destabilizzato (se non bloccato) da parte iraniana. Per una conferma di questa possibilità basta ingrandire la mappa e osservare il grande numero di isole iraniane e di porti.

Non mettiamo in discussione certi assiomi: in caso di guerra è fortemente improbabile che l’Iran abbia la meglio sugli Usa nelle acque del Golfo.

La marina americana è quasi sicuramente imbattibile.

Il ragionamento verte però su un altro punto: a che prezzo, regionalmente e internazionalmente? Il rischio è che non ci sia un confronto diretto ma una tattica asimmetrica?

 

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