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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

E ora ripagategli il biglietto, please

2010-12-07
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A Natale sono tutti più buoni, tranne gli islamofobi, almeno quelli italiani.

Due notizie di cronaca hanno scatenato il mai assopito risentimento verso i musulmani, a cominciare dalla tragica scomparsa della giovanissima atleta Yara Gambirasio, per il cui probabile delitto è stato incarcerato un ragazzo marocchino, Mohammed Fikri. Immediatamente molti hanno gridato “al lupo musulmano” lanciando le solite accuse: gli emigrati sono violenti, quelli musulmani odiano le donne uccidendo e violentando anche le “nostre”, bisogna scacciarli tutti ecc.

Peccato che, secondo l’ISTAT, sono quasi 7 milioni le italiane fra i 16 e i 70 anni che hanno subito nel corso della vita una forma di violenza, fisica o sessuale, e almeno l’80% degli stupri è compiuto da uomini, italiani, e noti alla vittima. Non ho sentito nessuno, però, proclamare che dovremmo scacciare i colpevoli, né che gli uomini italiani sono dei violenti, né che la matrice cristiano-cattolica favorisce questo tipo di delitti…

Ciò non significa che Mohammed Fikri non debba essere punito, se risulterà autore del delitto: al momento, però, pare proprio lo debbano scarcerare, perché l’unico indizio che ha portato al suo arresto è l’intercettazione di una telefonata, la cui traduzione dall’arabo è risultata sbagliata.

E questo ci porta ad un altro punto: quando ci attrezzeremo, nel nostro Bel Paese, a munirci di traduttori degni di questo nome?

Possibile che le procure italiane siano intasate da raccomandati o improvvisatori d’ogni nazionalità che continuano a perpetuare errori dalle tragiche conseguenze?

Ci sono poliziotti che si iscrivono all’università per seguire corsi di lingua araba a proprie spese perché stanchi di doversi servire di sedicenti interpreti che non capiscono neppure il nome degli interrogati!

E veniamo al secondo episodio, la ricomparsa degli squali a Sharm el Sheikh: la notizia “scientifica” secondo la quale gli squali sarebbero stati richiamati nel Mar Rosso da centinaia di  carcasse di montoni “barbaramente uccisi” durante la Festa del Sacrificio ormai sta facendo il giro del globo.

Insomma, il fatto che le coste più provate da decine di attacchi di squalo ogni anno siano, nell’ordine, quelle americane, sud africane e australiane (che non mi risultano popolate da musulmani) non ha importanza: la colpa degli attacchi degli squali è dei musulmani e delle loro barbare feste, punto e basta.

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0 Responses to E ora ripagategli il biglietto, please

  1. afo on 2010-12-07 at 10:27

    Inutile nascondere il razzismo. Pur negandolo sarà sempre presente un po’ in tutti noi… è la paura del diverso. Generalizzare poi è una caratteristica dei meno colti. Bisogna punire chi è colpevole e rispettare chi non lo è.

    Che i mussulmani siano dei barbari… io non credo. Alla base c’è spesso una mancanza di cultura “laica”. Spesso i paesi mussulmani sono delle dittature religiose. Come vedi… alla base di tutti i mali della Terra stanno sempre le religioni (farsi controllare da “pochi eletti” senza chiedersi il perché).

    Certo uccidere persone in occasione di festività è barbaro. Per questo bisogno garantire ad ogni essere umano pochi ma fondamentali diritti: diritto alla vita prima di tutto. Indipendentemente dalla forma di governo e tutto il resto, questi diritti fondamentali devono essere rispettati.

    NO al razzismo… SI alla meritocrazia

  2. falecius on 2010-12-08 at 02:47

    Afo: molti paesi musulmani sono sì retti da dittature, ma, nella grande maggioranza, tali dittature non hanno nulla di religioso. Anzi, di solito l’opposizione ad esse è di ispirazione religiosa.

  3. Stefano on 2010-12-08 at 16:11

    “E questo ci porta ad un altro punto: quando ci attrezzeremo, nel nostro Bel Paese, a munirci di traduttori degni di questo nome? ”

    Non sai che problema sollevi, Anna. Che poi, va be’, l’Italia ha la particolare tendenza a voler fare le nozze coi fichi secchi, ma da traduttore posso garantirti una cosa: nessuno pensa che i costi di traduzione siano una spesa sacrosanta, parte integrante di qualunque processo di produzione.
    Il risultato è che, in un mondo sedicente in via di globalizzazione, dove in teoria la traduzione dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale, il giro d’affari globale per le attività di traduzione, localizzazione e interpretariato è grossomodo uguale a quello del turismo in Egitto, mi pare sui dodici miliardi di dollari. Una goccia nel mare dell’economia, se ci pensi.
    La professionalità del traduttore non è riconosciuta a nessun livello. Per essere assunto come traduttore da un’azienda americana hanno dovuto usare la dizione “technical writer/translator”, perché secondo l’ufficio immigrazione non si capisce perché un americano che abbia studiato italiano non debba essere in grado di tradurre dall’inglese in italiano altrettanto bene, mentre chiunque sa che si traduce dalla lingua seconda nella lingua madre o il risultato non può essere professionale.
    E le cose non migliorano, semmai stanno peggiorando: i principali attori sono solo interessati a offrire i prezzi più scontati possibile ai loro clienti invece di far crescere il mercato, e si rifanno sui traduttori (quasi esclusivamente freelance) che non vedono le loro tariffe crescere, e in molti casi le vedono scendere, da cinque anni a questa parte. In tutto questo, gli standard qualitativi considerati accettabili dalle aziende stanno calando paurosamente perché questo consente di implementare la machine translation…
    Insomma, alla tua domanda mi sento di rispondere “mai”.

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