Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Sulla pelle dei cristiani del medioriente

2011-01-08
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[Andrea Brigaglia è un esperto di Islam al Dipartimento di Religious Studies, Università di Cape Town. Si è affidato a due blog per presentare un suo lavoro – su Kelebek, presenta la sua traduzione di un testo di Ahmed Rehab, il direttore di CAIR-Chicago, la principale associazione a occuparsi, negli Stati Uniti, dei diritti dei musulmani; qui su Tutto in 30 secondi presenta invece un proprio commento a questo testo. Buona lettura]

È un momento critico per tutte le chiese cristiane storiche del Medioriente.

Le destre evangeliche di matrice americana e millenarista (il cui linguaggio e ideologia dal Sudafrica, da dove scrivo, comincio a percepire molto più chiaramente di quanto non riuscissi a fare dalla vecchia, stanca ma in qualche modo laica Europa) cercano di soffiare in ogni modo, e da decenni, sul fuoco del conflitto religioso, per dare sostegno alla loro visione del conflitto mediorientale dai toni religioso-apocalittici, nella quale il fatto che Israele debba occupare tutta la Palestina ha un ruolo imprescindibile, e della quale il fatto che l’Islam giochi il ruolo dell’Anticristo è il secondo corollario.

Al-Qaeda fa loro eco, felice di immaginarsi a sua volta come il vero cavaliere dell’Apocalisse scelto per pareggiare i conti (e con gli interessi, nonostante la proibizione della riba, usura, nell’Islam!) contro il piano “sionista e crociato”: non è un caso che tra i maestri più influenti sul pensiero di Bin Laden vi sia quel Safar al-Hawali che è stato forse il primo religioso islamico a far conoscere sistematicamente nel mondo arabo, tramite i suoi sermoni e i suoi libri, la letteratura apocalittica di matrice evangelica americana (davvero un bel servizio per la comunità arabo-islamica, che nella sua tradizione possiede tonnellate di roba ben più interessante da leggere…).

Dunque mi sembra importante anche, all’indomani della strage di Alessandria, riflettere non solo sull’Egitto, ma anche sui più vasti interessi che pianificano le loro macchinazioni sulla pelle delle comunità cristiane mediorientali, gli “squali di Alessandria” ai quali alludeva un recente pezzo di Sherif el-Sebaie nel suo blog.

Le comunità cristiane storiche del Medioriente arabo risultano indigeste a entrambe le visioni apocalittiche che si sono gradualmente popolarizzate negli ultimi decenni, dopo avere ricevuto una spinta fondamentale dall’evento-simbolo della Guerra dei Sei Giorni (1967), nella quale Israele prese possesso della West Bank, ovverosia le terre bibliche di “Giudea” e “Samaria”.

Prodotto di secoli di contatti, e prova vivente del fatto che la storia dell’uomo, e la storia del Medioriente (in particolare, seppure non esclusivamente, dopo la conquista islamica) è fondata sull’ esperienza continua dell’incontro di civiltà e religioni, e non dal loro perenne scontro, i cristiani del Medioriente assumono per chi vuole fomentare un apocalittico scontro di civiltà, solo due funzioni: o essere perseguitati per dimostrare l’assioma dell’Islam come religione dell’Anticristo, o al contrario, essere radicalizzati e conquistati alla visione delle destre americane, per dimostrare l’assioma della crociata dell’Occidente cristiano-sionista.

La strage di Alessandria, così come i recenti attacchi alle antichissime comunità cristiane irachene di Baghdad, sono strumentali a entrambe i due assiomi, cardini di apparentemente opposte, in realtà simili ideologie apocalittiche che cercano di influenzare il corso degli eventi nel Medioriente.

In questo periodo, e in questo clima, mi sembra particolarmente importante cercare per quanto possibile di diffondere voci ed esperienze che contribuiscano ad aprire a visioni differenti delle dinamiche del conflitto mediorientale, e delle posizioni che giocano le comunità cristiane nelle società del mondo arabo, in particolare quelli della terra di Palestina.

I cristiani di Palestina sono una delle risorse più importanti per una pace giusta in Palestina. Sono cose scontate per gli addetti ai lavori di cose mediorientali, che ben conoscono il ruolo dei cristiani arabi (religiosi e laici) nel nazionalismo arabo, nella resistenza palestinese e nella letteratura e musica contemporanea del mondo arabo, ma lo sono molto, molto di meno, per forza di cose, per il pubblico più vasto.

Alcuni strumenti utili, ai quali suggerirei di dare il maggiore risalto possibile, sono le seguenti:

  1. il documento “Un Momento di Verità”, scritto dai rappresentanti del clero di tutte le maggiori chiese cristiane storiche radicate da secoli nel territorio di Palestina (cattolica latina, greco-ortodossa, armeno-ortodossa, copta, etiope, siro-ortodossa, maronita, greco-cattolica, siro-cattolica, luterana, anglicana…) uniti nell’iniziativa Kairos Palestina. Questo documento, che esprime senza mezzi termini un punto di vista sul conflitto palestinese e sull’occupazione israeliana che è largamente maggioritario presso le comunità cristiane di Palestina, va assolutamente fatto conoscere, specialmente nel Paese dei Cristiano Allam di Viva Israele (qui trovate la homepage inglese del Consiglio di Chiese Kairos Palestina e qui la versione italiana del documento)
  2. l’iniziativa EAPPI (Ecumenical Accompaniment Programme in Palestine and Israel), programma organizzato da un consiglio di chiese cristiane, che invia per brevi periodi giovani europei a fare esperienza diretta di vita in Palestina sotto occupazione, ospitati da comunità locali musulmane e cristiane, e in collaborazione con attivisti dei movimenti pacifisti israeliani (il sito dell’EAPPI è qui). In Sudafrica, la chiesa anglicana, il cui leader storico Desmond Tutu non si stanca di ripetere che l’apartheid israeliano costituisce una forma di oppressione peggiore di quella vissuta dalla comunità nera sudafricana, è una delle più attive a promuovere l’EAPPI. Quelli che hanno fatto l’esperienza dell’EAPPI la descrivono come una straordinaria esperienza di trasformazione.

All’indomani della strage di Alessandria, recente, e probabilmente non ultimo, episodio in una catena di scandalose macchinazioni che hanno luogo in Medioriente da più di mezzo secolo per mano di gente ansiosa di anticipare quelli che considerano necessari eventi apocalittici, non possono che venirmi in mente le parole di Gesù, figlio di Maria: Guai al mondo a causa degli scandali! Perché è necessario che gli scandali avvengano, ma guai all’uomo per causa del quale essi avvengono!”.

Andrea Brigaglia
(University of Cape Town)

 

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5 Responses to Sulla pelle dei cristiani del medioriente

  1. […] su Kelebek, presenta la sua traduzione di un testo di Ahmed Rehab, il direttore di CAIR-Chicago; su Tutto in 30 secondi, presenta invece un proprio commento a questo […]

  2. darmius on 2011-01-08 at 09:54

    bel post, mi fa pensare a tante cose. Solo un appunto: la Galilea (e gran parte della Samaria biblica) sono state annesse da Israele ben prima della guerra del ’67.
    D

    • Andrea Brigaglia on 2011-01-08 at 14:08

      Grazie per l’appunto! E’ stato un lapsus, volevo dire: “Giudea e Samaria”, che nonostante i confini non corrispondano esattamente, costituiscono la denominazione ufficiale della West Bank nel discorso sionista, sia di quello interno ad Israele per far leva sulla memoria storica del popolo ebraico per giustificare l’occupazione, che di quello popolarizzato in America da certe chiese evangeliche, per far leva sugli echi biblici di questi termini.

      • Lorenzo Declich on 2011-01-08 at 17:20

        Per amor di precisione correggo sul post… ciao! (il vostro caro editor)

  3. letturearabe on 2011-01-09 at 07:55

    amen

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