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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Incubo tunisino

2011-01-21
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Jol ha segnalato ieri e ha tradotto (al volo) questo articolo di K. Selim (uno pseudonimo) apparso ieri su “Le Quotidien d’Oran”.

Spiega benissimo:

  1. quanto la Lega Araba sia un organismo ininfluente e anzi dannoso (vedi anche qui);
  2. l’impatto della rivoluzione tunisina sull’allegra comunità di dittatori del mondo arabo.

Lo pubblico con il consenso dell’autore. Eventuali errori sono del revisore, cioè miei.

L’incubo tunisino

di K. Selim

Il summit dei capi di stato arabi nella stazione balneare di Sharm esSheykh si svolge in un’atmosfera particolare. Informazioni non confermate lasciano intendere che il ministro tunisino degli Affari esteri avrebbe lasciato precipitosamente la località balneare egiziana perché sopraffatto dalle eccessive rimostranze dei suoi omologhi. Il colmo per un ministro RCD [Rassemblement Constitutionnel Démocratique, il partito di Ben Ali, n.d.r.] la cui presenza nel governo di transizione è molto contestata dai tunisini. Quel che è certo è che sarebbe partito senza nessun rispetto per le formalità protocollari d’uso.

Che questo psicodramma sia confermato o no, è chiaro che la rivoluzione tunisina è diventata un incubo per i dirigenti arabi. Il vagare di Ben Ali prima dell’atterraggio in Arabia Saudita dimostra che gli autocrati possono essere sostenuti dai loro protettori occidentali fino all’ultimo minuto del loro potere ma non un secondo di più. L’abbandono francese di Ben Ali è estremamente eloquente. I dirigenti arabi non si sono per nulla affrettati nel pronunciarsi sulla rivoluzione tunisina, qualcuno si è accontentato di un messaggio minimale al presidente tunisino ad interim.

La riunione balneare è incaricata, ancora una volta, di riflettere su quali risposte economiche possano preservare l’ordine politico attuale. Non cerca solamente di cogliere il messaggio profondo della caduta di Ben Ali. Quello dell’immenso ritardo politico del mondo arabo. Sharm esSheykh è dominata dalla rivoluzione tunisina e dalle domande che pone a sistemi repressivi e globalmente inefficaci. L’insurrezione popolare tunisina riflette un’immagine spaventosa a una leadership araba invecchiata e che non ha altri mezzi per bloccare i cambiamenti che comprare la pace sociale con del grano sovvenzionato o sviare l’attenzione delle opinioni pubbliche su argomenti secondari come una partita di calcio.

Gli acquisti massicci di cereali sui mercati internazionali la dicono lunga sulle inquietudini dei leader incalzati dal precedente tunisino. Dovrebbero tuttavia smettere di non vedere nei loro popoli altro che tubi digestivi che conviene alimentare per continuare a governare. E’ del resto interessante osservare che i media occidentali avvalorano questa logica attribuendo alle dimensioni economiche del malessere arabo l’origine di tutti i mali. E’ un po’, insieme all’ossessione islamista, il cliché occidentale sugli Arabi.

Il segretario generale della Lega araba, una struttura senza peso né influenza, non dice cose diverse. Per le dirigenze arabe e i loro sostenitori esterni le rivolte che scuotono la regione non sono altro che l’espressione delle bocche affamate o, al peggio, di clientele deluse. Si tratta dunque di affrontare una “rivolta del pane” che si esprimerebbe sotto forme più o meno intense dal Golfo all’Atlantico. Al summit egiziano è quindi questione di soldi da distribuire a plebi impazienti e sovvenzioni per spegnere una collera incendiaria. L’errore di valutazione è altresì nell’ordine delle cose. Vedremmo male i dirigenti arabi riconoscere che l’origine prima della crisi del mondo arabo è quella di una governance antidemocratica, fondata essenzialmente sulla repressione e la negazione delle libertà. In modo cieco si continua a credere che un utilizzo ottimale delle risorse è possibile senza democrazia. Il risveglio sarà duro.

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One Response to Incubo tunisino

  1. […] ottenuto da K. Selim l'assenso a pubblicare i suoi articoli in italiano come e quando voglio su "Tutto in 30 secondi". […]

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