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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Le fatwa del Comitato per l'islam italiano

2011-02-07
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Il meritorio OLIR, pubblica il “Parere del Comitato per l’Islam italiano sui Luoghi di culto islamici (27 gennaio 2011)” premettendo quanto segue:

Il 27 gennaio scorso il Comitato per l’Islam italiano ha presentato al Viminale un parere riguardante la regolamentazione dell’esercizio pubblico del culto dei fedeli musulmani.

Il documento suggerisce l’adozione di una serie di misure che favoriscano la creazione di edifici adibiti al culto islamico in aree idonee, nel rispetto delle normative urbanistiche e sulla sicurezza. Il Comitato consiglia, tra gli altri, che all’interno di tali edifici “i sermoni siano pronunciati in lingua italiana, laddove la recitazione coranica della preghiera rituale deve essere tenuta in lingua araba”.

Io, per i posteri, ho scaricato il testo e l’ho messo in scatola.

Però una cosa la voglio dire, al di là delle questioni di merito, sulle quali mi sono espresso già fin troppo (vedi nella categoria “consultare chi?“): risulta davvero fastidioso e disturbante che un Comitato composto da inveterati islamofobi, un numero ridotto di esperti e un numero ridottissimo di musulmani si metta a produrre quelle che tecnicamente in un paese di tradizione musulmana chiameremo fatwa, ovvero – appunto – pareri giuridici.

Ricordo, inoltre, che nonostante quanto passa nel senso comune, una fatwa non è vincolante per nessuno.

Tanto meno in un sistema come quello islamico sunnita in cui l’autorevolezza si guadagna con grande fatica.

Sono certo che i musulmani che si trovano in Italia sapranno prendere questo documento per quel che è.

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5 Responses to Le fatwa del Comitato per l'islam italiano

  1. mizam on 2011-02-08 at 01:02

    Eh, degni del loro datore di lavoro, al-Sultan al-Bungain.
    Peccato che le Quattro Scuole concordino, con piccole varianti, che l’assenza di khutba in arabo renda nulla la preghiera del venerdì. Ma a noi gli imam di stato ci piacciono creativi, ahò! Il Mufti Muhammad Taqi Usmani, che nonostante appaia incautamente di parere contrario ai saggi di al-Bungain pare (per il momento) godere di un certo prestigio nel remoto Oriente e nel vicino Occidente, si è anche preso il disturbo di scrivere un articoletto intitolato “The Language of the Khutbah”, dove si sofferma su questo e altri punti, e riporta una crestomazia di pareri delle diverse scuole, che qui sfoltisco notevolmente:

    Maliki

    Al-Dasuqi, the well-known Maliki jurist, writes:

    ” (…) And it is a condition for the validity of Jumu’ah that the khutbah is delivered in Arabic, even though the people are non-Arabs and do not know the Arabic language. Therefore, if there is nobody who can deliver khutbah in Arabic properly, the prayer of Jumu’ah is not obligatory on them (in which case they will offer the zuhr prayer)”.

    In Minah-al Jalil, another recognized book of Maliki jurisprudence, the principle has been mentioned in a greater detail:

    “And two khutbahs are necessary before Salah, and it is a condition that both of them are in Arabic, and are delivered aloud, even though the audience are non-Arabs or are dumb”.

    Al-Hattab, the most quoted Maliki jurist, writes in his Jawahir-al-iklil: “(…) It is a condition for the validity of Jumu’ah prayer that both the khutbahs are followed immediately by salah, and that both of them are delivered in Arabic, even though the people are non-Arabs who do not understand Arabic (…)”

    Shafi‘i

    Al-Ramli is one of the famous Shafii jurists of the later days who has been relied upon by the Muftis of Shafii school. He writes:

    “(..) And it is a condition (for the validity of Khutbah) that it is delivered in Arabic. This is to follow the way of the Sahabah and their descendants. And to learn Arabic (for the purpose of delivering Khutbah) is Fard al-Kifayah, therefore, it is sufficient that at least one man learns it… But if no one learns it, all of them will be sinful and their Jumu’ah prayer will not be acceptable. Instead, they will have to perform zuhr prayer (…)”

    Hanbali

    Al-Buhuti, the renowned jurist of the Hanbali School, writes:

    “(…) And the khutbah is not valid if it is delivered in any language other than Arabic when somebody is able to deliver it in Arabic. It is like the recitation of the Holy Qur’an (in prayer) which cannot be done in a non-Arab language. (…)

    Hanafi

    (…) Imam Abu Yousuf and Imam Muhammad, the two pupils of Imam Abu Hanifah, are of the view that a non-Arabic khutbah is not acceptable, in the sense that it cannot fulfill the requirement of Jumu’ah prayer, therefore, no Jumu`ah prayer can be offered after it. Rather, the khutbah must be delivered again in Arabic, without which the following Jumu’ah prayer will not be valid (…)

  2. letturearabe on 2011-02-08 at 07:14

    perché non ci mettiamo noi a esprimere fatwa? :)

  3. […] dormiente per sua stessa ammissione ieri, leggendo “Le fatwa del Comitato per l’islam italiano” si è concesso a noi, esprimendo il suo parere sul Comitato, il cui primo datore di lavoro, […]

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