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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Le fatwa del Comitato per l’islam italiano (2)

2011-02-08
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Mizam è uno di quei lettori che rendono questo blog migliore.

Spesso dormiente per sua stessa ammissione ieri, leggendo “Le fatwa del Comitato per l’islam italiano” si è concesso a noi, esprimendo il suo parere sul Comitato, il cui primo datore di lavoro, cioè Berlusconi, viene definito da “Sultan al-Bungain” che, per chi non avesse praticità con i duali dell’arabo, si può sciogliere in “Sultano del Bunga Bunga”.

Peccato che le Quattro Scuole [i 4 madhhab sunniti, vedi qui] concordino, con piccole varianti, che l’assenza di khutba [sermone, vedi qui] in arabo renda nulla la preghiera del venerdì. Ma a noi gli imam di stato ci piacciono creativi, ahò!

Il Mufti Muhammad Taqi Usmani, che nonostante appaia incautamente di parere contrario ai saggi di al-Bungain pare (per il momento) godere di un certo prestigio nel remoto Oriente e nel vicino Occidente, si è anche preso il disturbo di scrivere un articoletto intitolato “The Language of the Khutbah”, dove si sofferma su questo e altri punti, e riporta una crestomazia di pareri delle diverse scuole, che qui sfoltisco notevolmente:

Maliki

Al-Dasuqi, the well-known Maliki jurist, writes:

(…) And it is a condition for the validity of Jumu’ah that the khutbah is delivered in Arabic, even though the people are non-Arabs and do not know the Arabic language. Therefore, if there is nobody who can deliver khutbah in Arabic properly, the prayer of Jumu’ah is not obligatory on them (in which case they will offer the zuhr prayer).

In Minah-al Jalil, another recognized book of Maliki jurisprudence, the principle has been mentioned in a greater detail:

And two khutbahs are necessary before Salah, and it is a condition that both of them are in Arabic, and are delivered aloud, even though the audience are non-Arabs or are dumb.

Al-Hattab, the most quoted Maliki jurist, writes in his Jawahir-al-iklil:

(…) It is a condition for the validity of Jumu’ah prayer that both the khutbahs are followed immediately by salah, and that both of them are delivered in Arabic, even though the people are non-Arabs who do not understand Arabic (…)

Shafi‘i

Al-Ramli is one of the famous Shafii jurists of the later days who has been relied upon by the Muftis of Shafii school. He writes:

(..) And it is a condition (for the validity of Khutbah) that it is delivered in Arabic. This is to follow the way of the Sahabah and their descendants. And to learn Arabic (for the purpose of delivering Khutbah) is Fard al-Kifayah, therefore, it is sufficient that at least one man learns it… But if no one learns it, all of them will be sinful and their Jumu’ah prayer will not be acceptable. Instead, they will have to perform zuhr prayer (…)

Hanbali

Al-Buhuti, the renowned jurist of the Hanbali School, writes:

(…) And the khutbah is not valid if it is delivered in any language other than Arabic when somebody is able to deliver it in Arabic. It is like the recitation of the Holy Qur’an (in prayer) which cannot be done in a non-Arab language. (…)

Hanafi

(…) Imam Abu Yousuf and Imam Muhammad, the two pupils of Imam Abu Hanifah, are of the view that a non-Arabic khutbah is not acceptable, in the sense that it cannot fulfill the requirement of Jumu’ah prayer, therefore, no Jumu`ah prayer can be offered after it. Rather, the khutbah must be delivered again in Arabic, without which the following Jumu’ah prayer will not be valid (…)

Il fatto è, cari i miei comitatisti, che l’arabo è la lingua dell’islam.

L’arabo coranico, o classico, fate voi.

E la cosa non è granché negoziabile (pensate, ad esempio, di sostituire la croce con un cerchio).

O almeno: non è un Comitato siffatto che può metter bocca su queste cose prima di aver ascoltato i musulmani.

Vedi anche:

  1. Strappatori di pseudo-corani
  2. Adnkronos e il corano di Medina

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3 Responses to Le fatwa del Comitato per l’islam italiano (2)

  1. falecius on 2011-02-08 at 08:56

    Mi pareva che alcuni hanafiti ammettessero non solo la khutba, ma anche la preghiera in lingue diverse dall’arabo, ma la mia fonte si riferiva ad un contesto di polemica ed era shafiita. :)

  2. mizam on 2011-02-08 at 16:19

    Hai ragione, caro Fal: lo stesso Imam Abu Hanifa, eponimo della scuola, riteneva in caso di necessità ammissibile (però tecnicamente makruh tahriman, “gravemente biasimevole”) l’uso di altre lingue; l’orientamento generale hanafita ha però seguito l’opinione dei discepoli diretti di Abu Hanifa, AbuYusuf e Muhammad. Del resto non solo la hanafiyya ma anche le altre scuole giuridiche ritengono in caso di necessità ammissibile la khutba non in arabo: siccome però il caso di necessità è il caso una congregazione del venerdì in cui capiti che nessuno sappia una mezza parola di arabo, si direbbe una possibilità remota, visto anche che il minimo indispensabile di una khutba in arabo sono pochi brevi versetti del Corano, e una lode ad Allah e al Profeta: difficile che un musulmano qualsiasi non sia in grado di farla, rendendo valida la preghiera del venerdì.
    Va anche detto che per i giuristi classici, in controtendenza con una certa passione contemporanea per il comizio moscheale, la khutba è dhikr e non tadhkir, il che renderebbe automaticamente superflue certe omelie e invettive fluviali; come ricorda il succitato Mufti Taqi:

    ” (…) This is sufficient to prove that the Holy Qur’an has used the word ‘Dhikr’ for the Khutbah. Dhikr means ‘recitation of the name of Allah’ as against ‘Tadhkir’ which means ‘giving advice’, ‘to educate’ or ‘to admonish’. This is a clear indication from the Holy Qur’an that the basic purpose of Khutbah is Dhikr and not the Tadhkir and that it is a part of the worship rather than being a normal lecture (…)”

    Ma meglio che ritorni dormiente, prima di rendere dormienti tutti!

  3. mizam on 2011-02-08 at 17:51

    E certo ha ragione Lorenzo su croce e cerchio. Sarebbe interessante vedere le reazioni, qui nel sultanato amatrician-cassoeulo, se in qualche nazione del mondo dicessero: “Bene, anche se le chiese sono potenziali covi di ritrovo di mafiosi – visto che Totò Riina & C sono cristiani –, vi teniamo d’occhio e vi lasciamo celebrare messa, ma dovete togliere l’eucaristia perché il nostro comitato ha stabilito che è un’allusione e un incitamento a riti cannibalistici”.

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