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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Egitto e Tunisia: di come riemergono alcuni estremisti

2011-02-16
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Sia in Egitto che in Tunisia in questi giorni fanno capolino organizzazioni islamiche radicali, laddove per “radicali” non intendo necessariamente “violente”.

In Egitto, dopo 20 anni di oscuramento, si ripresenta pubblicamente al-Gama`a al-Islamiyya, l’organizzazione che perpetrò l’assassinio di Anwar Sadat nel 1981 (determinando così la re-instaurazione delle leggi di emergenza contro cui si è battuto il movimento del 25 gennaio) e molti degli attentati terroristici nel paese negli anni ’90.

Più tardi, senza essere per questo riabilitato, il gruppo ufficialmente dichiarò finita la stagione della violenza e ripudiò la sua dottrina tafkiri (che consiste nel considerare apostati, e quindi attaccabili, i musulmani che non la pensano come te).

Sono riapparsi in Alto Egitto, ad Asyut, affermano di aver preso parte alle proteste (anche se nessuno li ha invitati) e di volersi impegnare nell’assicurare l’ordine contro evenutali atti di teppismo. Chiedono la liberazione dei loro compagni, di poter pregare e predicare liberamente, di poter fare politica, di vivere in base a ciò che essi ritengono essere la shari`a. Dicono di non avere niente contro i copti.

Chiedono agli Stati Uniti di liberare il loro leader, Omar Abdel Rahman, meglio conosciuto come “lo sciecco cieco”, terrorista pre-bin-laden – di cui per molti versi è ispiratore – ed ergastolano per aver preparato il primo degli attentati al World Trade Center nel 1993.

In Tunisia si rivede il Hizb al-Tahrir, un’organizzazione pan-islamica presente in mezzo mondo islamico e anche in Europa (nell’attentato a Stoccolma sono coinvolte persone che fanno parte del network europeo, vedi qui e qui) la cui ideologia è fortemente anti-democratica.

Qui il video di una manifestazione e qui un articolo di Canaledisicilia, da leggere.

Non sono in grado di stabilire se la manifestazione di cui sopra è la stessa in cui, secondo quanto si riporta qui, i protestatari hanno chiesto la chiusura della sinagoga di Tunisi.

Quando si toccano le sinagoghe tutto diventa più teso. Romaebraica, ad esempio, titola: Tunisia, leader ebrei: “Governo non è in grado di fermare l’intolleranza” cogliendo – in stile Maroni – solo la parte più allarmante del messaggio del capo della comunità ebraica tunisia, Roger Bismuth, che – dimostrando grandissimo senso di responsabilità e amore per il suo paese, dice: “L’attuale governo tunisino sta vigilando su atti di intolleranza di questo tipo ma non è in grado di fermarli … si tratta di persone che non conoscono le religioni e non le rispettano così come non rispettano le leggi di questo paese … è duro constatare come nella nostra società ci siano persone che abbiano idee così fondamentaliste. Per fortuna sono una minoranza anche se non hanno il diritto di dire cose di quel genere”.

Registriamo, comunque, che la Nahda tunisina ha preso le distanze dai manifestanti in maniera netta e inequivolcabile.

Qualche osservazione finale:

E’ normale che all’aprirsi di possibilità di espressione emergano gruppi estremisti.

Ciò non significa che abbiano gran seguito, né che non dobbiamo prestare attenzione ad essi.

Noi, come tutti sapete, abbiamo dei neo-nazisti dichiarati nei nostri confini e li lasciamo delirare fino al momento in cui si mettono a fare qualcosa di nazista (sempre che Alemanno non sia il nostro sindaco), basandoci sulla convinzione – condivisibile – che è meglio tenerli lì a dir cazzate piuttosto che renderli dei martiti della libertà sbattendoli in prigione.

Entrambe le organizzazioni si manifestano nel loro parassitismo, nel senso che utilizzano la possibilità di esprimersi data loro dalle aperture democratiche senza essere stati loro i protagonisti di questa apertura e senza aderire al progetto democratico.

Sembrano aver poco seguito. Molto dipenderà da come si svilupperanno, se si svilupperanno, i processi democratici.

Vedremo.

 

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