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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Facebook: motore o carburante delle rivolte?

2011-02-18
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Riguardo al ruolo dei social network nelle rivolte di questi mesi il dibattito è aperto.

L’immagine che vedete qui sotto indica il numero di libici iscritti a Facebook nelle ultime due settimane (da Socialbakers.com): tirate le vostre conclusioni.

A me sembra chiaro che l’impennata di iscritti a FB avviene in conseguenza a qualcosa.

Vi ricordo che anche l’8 dicembre, giorno in cui sale il primo picco, era una delle date del probabile “scoppio” della rivolta.

Stesso “pattern” in corrispondenza del 25 gennaio in Egitto (qualche giorno prima le escrizioni a FB balzano in avanti):

In Tunisia sembra che la prima impennata avvenga dopo il 17 dicembre:

Interessante notare che negli ultimi due casi l’indice si impenna in corrispondenza della caduta del dittatore e prende il volo dopo la caduta del dittatore.

Vedinoltre:

  1. Rivoluzionari e wannabe (effetto domino, 2)
  2. Egitto&Co: links deboli e rivoluzione
  3. Il rubinetto che gocciola

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0 Responses to Facebook: motore o carburante delle rivolte?

  1. darmius on 2011-02-18 at 17:13

    mmm, la cosa mi perplime: innanzitutto le immagini sono molto più impressionanti dei numeri a lato, in particolare quella dell’Egitto. L’incremento dell’ultimo mese è di circa mezzo milione di utenti rispetto a un iniziale approssimativo di 4.850.000, cioè un 10% scarso. Dalla stessa fonte ricavo che nei mesi fra agosto e dicembre 2010, la crescita degli utenti FB è stata del 15%.
    L’incremento libico nelle 2 settimane che riporti, è dell’11% circa, mentre nei mesi da agosto a dicembre è stato del 100% (e i salti più grossi ci sono stati a metà settembre e metà ottobre).
    Quello della Tunisia sembra più significativo, ma prende un arco di tempo più lungo, è del 19% dall’inizio della rivolta.
    Comparati coi dati di altri stati, questi trend sono più o meno in linea (ho confrontato Italia e Turchia, dove di rivoluzioni ancora non se ne vedono), ma lascio l’approfondimento ad altri.

    E se rovesciassimo il discorso? si fomentano rivolte per aumentare il traffico sui social network?

    D

  2. equipaje on 2011-02-18 at 23:32

    dietrologi incallitissimi :)

  3. darmius on 2011-02-20 at 19:48

    la mia era più una battuta che un provocazione.
    comunque, approfondendo la cosa, mi viene in mente questo:
    il comun denominatore di FB in queste rivolte, che investono paesi arabi distanti fra loro geograficamente ma anche per storia e contesto, sta forse nel fatto che la piattaforma araba (http://ar-ar.facebook.com/), correggimi se sbaglio, è unica per tutti i paesi arabi. Questo credo sia un dettaglio importante che ci sfugge quando identifichiamo, per dire il FB italiano con l’Italia e quello tedesco con la Germania. Ma la versione inglese, ad esempio, credo funzioni per tutto il Commonwealth oltre che per gli USA.
    Se così fosse, la lingua araba si confermerebbe il “collante” trascendente degli arabi…
    D

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