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Parlamento aperto, cooperazione, immigrazione, cittadinanza

2011-03-07
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Il primo rapporto “Camere aperte” è del giugno 2009.

L’associazione Openpolis, attraverso il progetto OpenParlamento, per la prima volta forniva un set completo di dati quantitativi sul parlamento italiano: parlamentari, attività delle camere, dibattimenti.

Ne usciva “l’Indice di produttività” che, come gli stessi ricercatori di Openpolis affermano, poteva essere scambiato per la solita e acritica denuncia antipolitica ma che, nella realtà, era la prima realistica operazione di trasparenza fatta in Italia sulle attività del Parlamento, basata sulla costruzione di un solido strumento scientifico di analisi, imperniato su una metodologia puntuale, disponibile in rete, condivisibile e aperto a tutti, replicabile in contesti diversi, implementabile.

Il secondo rapporto “Camere Aperte”, uscito in questi ultimi giorni (il periodo preso in considerazione è aprile 2008-dicembre 2011) è infatti implementato.

I ricercatori, questa volta, non si sono limitati a fornire i dati quantitativi: hanno anche avviato una capillare operazione di categorizziazione tematica delle attività parlamentari (sono 3233 gli argomenti monitorati) attraverso cui riusciamo a capire anche di che cosa si sono occupati i parlamentari e con quale intensità.

Il rapporto fornisce alla pagina 11 un saggio delle potenzialità di questo nuovo approccio mettendo a confronto alcuni argomenti trattati dal Parlamento in questi anni.

Scopriamo, grazie a queste tabelle, come si traduce nei fatti il famoso adagio leghista “aiutiamoli a casa loro”: il tema della “cooperazione allo sviluppo” ha un indice molto basso (289, poco più della metà dell’indice relativo alle intercettazioni ad esempio).

Solerzia, invece, è profusa nell’approfondire un altro tradizionale claim leghista: “padroni a casa nostra”. In questo caso il rapporto ci dice, ad esempio, che il tema “immigrazione clandestina” ha un indice molto alto (2079) e che in Parlamento si parla molto più di questo che non di “corruzione e concussione” (230), “disoccupazione” (1795), “patrimonio artistico” (1807).

Di cittadinanza, poi, non se ne parla quasi per niente, nonostante sia depositato un disegno di legge – la cosiddetta Sarubbi-Granata – che dovrebbe e/o potrebbe sistemare la questione rimettendola su binari di civiltà accettabili (ad esempio, ma è solo un esempio, stabilendo lo jus soli in alternativa allo scandaloso jus sanguinis).

Il DDL C.2670 è stato presentato alla camera il 30/07/2009, è stato dibattutto in Commissione affari istituzionali nel dicembre successivo, e li è rimasto.

In compenso la cosa ha dato modo a diversi opinionisti di scatenare un deprimente e meschino inferno mediatico (qui un esempio).

Vedi anche:

  1. Le cronache della vergogna
  2. Ancora motovedette italiane, stavolta allo Yemen: qualcuno ci spieghi
  3. Padroni a casa nostra, aiutiamoli a casa loro

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