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Le sbiadite linee rosse della letteratura politica egiziana

2011-03-16
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[questo post è apparso su Arabook, il link all’originale è qui. Arabook partecipa a Islametro]

Il coraggio di alzare la voce e condannare un sistema corrotto, la volontà di portare avanti una campagna di sensibilizzazione delle masse mettendo in luce le contraddizioni di un governo e di un paese dominati da una figura come quella del Presidente egiziano Hosni Mubarak, sono questi gli argomenti di cui scrittori e giornalisti vogliono parlarci oggi.

Si tratta di un fenomeno degli ultimi anni, uscito dalla clandestinità per approdare in librerie e stand, e che trova le sue radici nella forza di “scrittori coraggiosi che sono disposti a difendere la libertà di parola”, promotori di un generale risveglio delle coscienze politiche.

Le sbiadite linee rosse della letteratura politica egiziana

di Noha El-Hennawy (da al-Masry al-Youm. Versione originale qui. Traduzione di Simona Olivieri)

In questi ultimi anni, stand e scaffali di librerie sono stati riempiti da  cinici titoli che portano il nome del Presidente e copertine in versione cartoon che deridono il suo personaggio – uno sviluppo, questo, che attesta l’erosione di un tabù ormai vecchio di decenni.

“Criticare il presidente e suo figlio non è più una red line”, afferma Gamal Eid, direttore esecutivo del Arab Network for Human Rights Information (ANHRI).

I titoli che condannano il presidente Hosni Mubarak, anticipando la fine del regime e attaccando la sua famiglia, sono atterrati in tutta sicurezza sugli scaffali delle librerie egiziane negli ultimi cinque anni. In queste versioni particolarmente esplicite, le parole non sono l’unico mezzo di espressione: la grafica è risorta ed è diventata un nuovo strumento di comunicazione.

Alcune copertine ritraggono l’ottantaduenne Presidente in versione caricaturale con un viso flaccido e rugoso, come un re seduto su un trono coperto da ragnatele o ancora come una statua romana piena di crepe.

“Questi libri sono comparsi non perché il governo sia più incline a rispettare la libertà di espressione”, aggiunge Eid, “ma perché ora abbiamo scrittori coraggiosi disposti a difendere la libertà di parola”.

Abdel Halim Qandil è uno di quegli scrittori promotori di questo fenomeno dei contenuti anti-Mubarak.

“Ho iniziato la campagna contro il presidente nel giugno del 2000 subito dopo esser diventato il redattore capo di al-Arabi“, racconta il cinquantaquattrenne giornalista.

“La spinta principale è stata la morte del Presidente siriano e la conseguente ascesa di suo figlio al potere. Il giornale uscì con questo titolo: ‘Noi siamo contro la trasformazione delle repubbliche in lasciti ereditari.”

Da allora, il giornalista ribelle ha scritto vari articoli contro Mubarak e contro suo figlio sull’organo di stampa del partito nasserista, cercando di creare un’opposizione più ampia e consapevole.

E nel 2004, Qandil è passato dalle parole ai fatti co-fondando, con decine di attivisti, il famoso movimento “Kifaya” che è sceso in piazza gridando: “No alla proroga del mandato di Mubarak! No alla successione ereditaria!”

Per la prima volta, la persona del Presidente era stata apertamente attaccata in uno spazio pubblico.

Nel mezzo di questa mobilitazione senza precedenti, Qandil è stato rapito, picchiato e lasciato nudo in una zona appartata. A quel punto, il giornalista ha accusato apertamente il governo di usare la violenza per tentare di intimidirlo.

“Ho deciso di pubblicare il primo libro contro Mubarak dopo questo incidente”, dice Qandil. “Ho capito che se i miei articoli fossero rimasti negli archivi dei giornali, alla fine sarebbero volati via col vento. Ho deciso di [inserirli] all’interno di libri per registrare questa campagna che sarà ricordata come una pietra miliare nella storia della stampa egiziana “.

Alla fine, il suo primo libro è uscito nel 2005, con il titolo  Didd al-Ra’is (Contro il Presidente).

Nello stesso anno, il suo collega Mohamed Taima, giornalista di al-Arabi, ha colpito il pubblico con il suo libro “La Repubblinarchia Dinastica di Mubarak”.

“Il titolo è chiaro”, dice Taima. “Unisce il sistema repubblicano instaurato dopo la rivoluzione [del 1952], e la monarchia che Gamal Mubarak sta cercando di riportare”.

Per tre anni, nel ruolo di giornalista, Taima ha esaminato l’ascesa di Gamal nelle fila del Partito Nazionale Democratico finchè non si è reso conto che i suoi dati erano ormai sufficienti per costituire il contenuto di un libro vero e proprio. Tuttavia, trovare un editore non è stato facile.

“E’ stata dura trovare una casa editrice”, dice Taima, che alla fine ha scelto una piccola tipografia nel poverissimo quartiere di Imbaba, ma la missione doveva essere compiuta in piena segretezza.

“Ho finanziato la prima edizione di tasca mia. Il proprietario del negozio generalmente spegneva le luci della parte anteriore della sua bottega e lavorava nel retro”, ricorda il giornalista, il cui libro verrà presto ristampato per la quinta volta.

Mentre i libri di Qandil e Taima adottano un sensazionale stile giornalistico, Ahmed al-Naggar, un economista del Centro Al-Ahram per gli Studi Politici e Strategici, ha scelto un approccio strettamente accademico per analizzare minuziosamene le performance economiche di Mubarak durante i suoi 29 anni di mandato.

Il suo libro, intitolato “Il deterioramento Economico ai Tempi di Mubarak”, prende in esame diversi livelli delle politiche economiche di Mubarak, criticandole perché generano corruzione, lenti ritmi di crescita, sistemi fiscali viziati e tassi di povertà alle stelle.

Sostenuto da figure, tabelle e grafici, il libro di al-Naggar, la cui prima edizione è uscita poco prima delle elezioni presidenziali del 2005, ha rivolto un esplicito appello contro la rielezione di Mubarak.

“Non dovremmo rimanere sotto lo stesso regime ed essere governati dallo stesso Presidente. Il rinnovo del suo mandato porterebbe solo più ingiustizia sociale, povertà e disoccupazione “, afferma al-Naggar.

Secondo Eid, questi scritti hanno cominciato a fiorire subito dopo che l’intervento degli americani ha portato alla caduta di Baghdad nel 2003. La  rapida fine del regime di Saddam Hussein  ha incoraggiato l’opposizione egiziana a sfidare i suoi presidenti.

“La caduta di un dittatore in pochissimi giorni ha dimostrato che egli non era così forte come sosteneva e ha fatto sì che le persone sentissero di poter lottare da sole per la democrazia, invece di aspettare l’arrivo dei carri armati [stranieri]”, aggiunge il difensore dei diritti umani.

Questo sviluppo ha coinciso con il boom dei giornali indipendenti, dei canali satellitari e dell’esplorazione di nuovi luoghi virtuali, come i blog e Facebook, che sono tutti serviti come piattaforme per far convogliare il malcontento politico e sociale, spiega Eid.

Tuttavia, questa pluralità di aperture non ha garantito la caduta di tutti i tabù. Criticare i militari rimane una red line, conclude Eid.

Qandil ha cercato di tastare questo limite in molti dei suoi scritti, però. Nel suo libro “Gli Ultimi Giorni”, egli solleva la questione di cosa accadrebbe se un generale dell’esercito fosse il successore di  Mubarak. Questo capitolo non è passato inosservato, secondo Qandil. L’autore è stato convocato dall’esercito che ha ritirato il libro, chiedendone la revisione. La casa editrice ha inviato le copie per un esame, ma ha disubbidito all’ordine di interrompere la stampa ripubblicando il libro nel 2008.

“I militari  avrebbero potuto agire al di fuori della legge consegnandomi a un tribunale militare, ma questo non è accaduto,” dice.

“L’esercito sembrava non essere interessato alla faccenda, o forse gli piaceva la critica che facevo allo scenario di Gamal Mubarak,” aggiunge Qandil, che ha appena pubblicato un nuovo libro dal titolo “Il Presidente Alternativo”, in cui affronta il ruolo dei militari in uno scenario post-Mubarak.

Stranamente, nessuno di questi libri è stato bandito e nessuno degli autori è stato arrestato – tutto questo in un paese dove il rispetto dei diritti umani è molto basso.

Per Taima, questo atteggiamento testimonia la frammentazione del regime di Mubarak. “Il regime non è in grado di estendere il suo controllo e ridurre questo margine di libertà”, afferma.

Al contrario: tollerare dei contenuti talmente esplosivi è una decisione ben calcolata, conclude Eid.

“L’Egitto è un paese molto intelligente. Non vieta o bandisce libri, a differenza della Siria o della Tunisia “, afferma Eid. “Una mossa del genere renderebbe tali prodotti più popolari. Invece si permette a queste cose di essere pubblicate e si continuano a braccare e perseguitare i loro autori.”

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One Response to Le sbiadite linee rosse della letteratura politica egiziana

  1. letturearabe on 2011-03-21 at 07:53

    la mia domanda è: come mai fino a oggi nessuno, dico nessuno, si è occupato di dar voce a queste e altre voci e anzi, ogni volta che si tentava di tradurre un saggio scritto da un arabo su un qualsiasi argomento la proposta veniva e viene bocciata? mi sembra che anche nella situazione attuale, alla fine, si ascoltino solo i pareri dei sedicenti “esperti” (di che poi? medioevo arabomusulmano? e che gli arabi ancora una volta non abbiano voce

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