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Libia: l’ENI è pronta a rientrare

2011-03-17
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Qualsiasi cosa accada, l’imposizione delle sanzioni significa spararci sui piedi, perché non prendere gas dalla Libia significa non avere sicurezza energetica (fonte).

Ecco cosa pensa Paolo Scaroni, di ENI, sulla Libia.

Ora che Gheddafi è sul punto di riprendersi Bengasi il nostro businnessman non fa attendere la sua “analisi”, e la affida a Reuters, che titola in maniera eloquente:

L’Italia testa il ritorno in Libia appena Gheddafi schiaccerà i ribelli

Secondo l’agenzia multinazionale l’ENI:

chiede all’Europa di ritirare le sanzioni contro la Libia, divenendo la prima società occidentale a tentare di ricostruire i ponti nel momento in cui Moammar Gheddafi sta per riguadagnare il controllo e potrebbe riaprire gli oleodotti

Scaroni assicura che l’ENI ha mantenuto contatti con l’autorità libica su petrolio e gas e afferma:

Gli impianti sono in perfette condizioni. Dobbiamo solo assicurarci che non siano oggetto di sanzioni

Una grande performance. Non ci facciamo negare niente. Quando si può vincere facile siamo sempre i primi.

Viva l’Italia.

[grazie Ggiù]

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2 Responses to Libia: l’ENI è pronta a rientrare

  1. Alessio on 2011-03-17 at 22:37

    Per non parlare di quel maiale di Frattini che in patria fa il così detto pro life. Che schifo

  2. valerio on 2011-03-18 at 02:23

    Non ci volevo quasi credere, ma la no-fly zone ora è un fatto.

    Sono quasi le 2 e sto ancora aspettando che la Francia inizi a farla rispettare, con o senza gli apparecchi della Enterprise (l’unica vecchiotta portaerei americana in zona, per dire che anche la NATO ci credeva poco).
    Gli aerei in Corsica e quelli della flotta del mediterraneo possono già far qualcosina senza dover elemosinare basi all’infido alleato italiano. Negli ultimi giorni anche la RAF si preparava all’impresa (ma da sola può ben poco), forse sabato o domenica potrebbero cominciare anche loro.
    Chissa se succederà qualcosa, per ora all’ 1,30 italiana, il Canada ha garantito l’invio di aerei (dove? nessun lo sa, Grecia o Italia, vedremo).

    Però direi che tutta la strategia di Gheddafi adesso viene azzerata,le diserzioni nel suo campo (oltre che le rivolte nel fronte interno) possono solo moltiplicarsi. La situazione sul campo, di cui vi parlavo oggi pomeriggio commentando un altro post, andrà a modificarsi profondamente, Il morale dei ribelli, che era quasi alla rottura, ha ricevuto una bella iniezione di fiducia (quasi commoventi le immagini da Bengasi, anche per uno come me, che era contrario alla no-fly zone e al coinvolgimento diretto dell’occidente).

    Devo dire brava ENI, lungimiranti, malgrado avessero evidentemente più informazioni di noi sono riusciti a sbagliare tutto.

    Nella ricorrenza del centenario dell’invasione Italiana ci facciamo sbattere fuori dalla Libia, da quella democratica almeno, che oggi è quella della cui vittoria scommetterei.

    La nostra politica estera è degna un film dei Monty Phyton…

    Comunque questa risoluzione è, a ben vedere, zoppa, con l’astensione di Cina, Brasile, Russia, India e Germania (ovvero di tutte le grandi potenze non NATO e di una delle principali NATO), e con l’Italia praticamente spettatrice (quando, anche solo per motivi geografici; dovrebbe essere protagonista). Non ho capito cosa voglia fare la Turchia e che posizione abbia l’Egitto, ma senza di loro varrebbe ancora meno.

    D’altro canto, invece, la durezza della risoluzione, al netto delle modifiche imposte dalla Russia, resta notevole, la Libia gheddafiana è messa molto male, perché le forze (purtroppo temo solo NATO, con un paio di paesi arabi che danno il loro contributo pro forma) che imporranno la no-fly zone hanno quasi quasi le mani libere per volare sortite offensive di tipo CAS (supporto aereo ravvicinato) agli isorti, trovando delle scappatoie nella risoluzione.
    Certo perché queste forze aeree vadano a regime ci vorrà una settimana o due e bisognerà vedere quali nazioni garantiranno l’uso delle loro basi, ed anche che impatto avrà questa risoluzione sul Chiad (l’unica nazione confinante con la Libia il cui governo è in ottimi rapporti con Gheddafi).

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