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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Arabia Saudita: gli stregoni no, i guaritori coranici sì

2011-03-19
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In Arabia Saudita sono in tanti a credere nella magia.

Ufficialmente, nello stile ipocrita che contraddistingue i sauditi, le pratiche stregonesche sono bandite, punite con la morte, sottoposte all’ostracismo mediatico.

Nella realtà sono davvero in tanti quelli che in quel paese fanno ricorso alla magia.

C’è però da fare un distinguo. Nell’islam la magia/stregoneria è vietata, mentre è ampiamente accettata l’idea che il corano, in varie forme, possa curare.

Nei secoli l’islam ha depositato un sapere noto come tibb al-nabawi, “medicina profetica“* “medicina del Profeta”, che utilizza le virtù “benedette” del Corano (baraka) per curare le persone [e che raccoglie un sapere, quello delle “cure e rimedi” attraverso la conoscenza delle virtù medicinali delle piante, laddove non venga esplicitamente vietato dal corano e dai hadith].

Le modalità sono moltissime e non sto qui a raccontarvele. Unico ragionamento da fare in merito: l’effetto placebo potrebbe entrare in ballo in contesti in cui le persone credono molto a questa cosa.

Bene, stabilito questo, arrivo alla notizia: il Ministero degli affari islamici saudita ha autorizzato l’uso della “medicina profetica” delle ruqiyyat – che sono in sostanza recitazioni coraniche o preghiere speciali  – in una “clinica specializzata” in questi trattamenti che si trova a Jedda.

L’obiettivo è anche quello di distinguere queste pratiche, ammesse nell’islam, da quelle considerate non islamiche.

—————-

* vedi nei commenti.

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5 Responses to Arabia Saudita: gli stregoni no, i guaritori coranici sì

  1. mizam on 2011-03-19 at 15:34

    Be’, messa così sembra che una clinica di tibb al-nabawi sia un centro dove recitano versetti sui pazienti, mentre la “medicina profetica” si basa su una vasta farmacopea soprattutto vegetale (desunta dal vasto corpus di Corano e Ahadith), che attinge anche dalle pratiche ippocratiche, tanto che nell’islam indiano si chiama yunani (“greca”; brillantemente reso in una mitica nota di una illustre traduttrice al saggio di un celebre autore con “dello Yunnan”!). L’uso di versetti coranici rientrerebbe più propriamente nelle pratiche cosiddette “ruhani”, “spirituali”, che integrano, ma non necessariamente, quelle farmacologiche.

  2. letturearabe on 2011-03-21 at 08:05

    come sempre mizam ha ragione, la medicina del Profeta e non “profetica” è una serie di pratiche naturali che, permettimi mizam, oltre a quanto contenuto in Corano e hadith fa riferimento anche a pratiche naturali precedenti l’islam che il Profeta non ha bandito. Il Corano ovviamente ha un valore terapeutico soprattutto nelle confraternite che si dedicano alla medicina come i Chisti, ma più che altro di coaudiuvante (es: si prepara un medicamento e lo si mette per un certo tempo in una stanza con Corani affinché si “impregni” degli effetti benefici). Altra cosa è l’utilizzo di versetti particolari per la guarigione nella medicina popolare, scritti con coloranti alimentari e sciolti poi in ciotole anch’esse incise con versetti e dalla forma particolare e contenenti acqua o altri medicamenti liquidi.

  3. Lorenzo Declich on 2011-03-21 at 08:31

    Sono stato impreciso, faccio ammenda. Mi riferivo precisamente alla ruqiyya (di questo genere di pratiche si occupa l’articolo dal quale ho tratto la notizia), che ho descritto impropriamente inserendola nel calderone del `ilm al-nabawi. Il calzolaio va sempre in giro con le scarpe rotte: il mio errore è tanto più grave avendo io per anni studiato la materia.

  4. mizam on 2011-03-21 at 15:42

    Beh, certo, cara Jol, siamo d’accordissimo: questo intendevo per “attingere a pratiche ippocratiche” (o, in India, ayurvediche), che ovviamente sono pre-islamiche. Ahimè, non sempre coloranti alimentari, più spesso normale inchiostro da stilografica… gulp! E devo dire che la cura tramite versetti coranici è universalmente diffusa in tutte le confraternite, non solo nella cishtiyya, che però è la più organizzata nelle pratiche di guarigione, a volte con vere e proprie cliniche annesse ai santuari. Lorenzo, non mi pare tanto grave, peggio scambiare la Grecia per lo Yunnan (a sud-ovest della Cina) :)

    • Lorenzo Declich on 2011-03-21 at 18:48

      Sì ma noi siamo qui per dire cose esatte .-))

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