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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Libia: il punto sulla situazione (militare)

2011-03-22
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Valerio ha colpito ancora. Un po’ me l’aspettavo. Ecco cosa scrive:

“Brevi” aggiornamenti vari dal fronte libico.

In guerra, si è detto molte volte, la prima vittima è la verità.

Questo è a maggior ragione vero oggi, visto che fino a venerdì non eravamo una parte in causa, e quindi non eravamo intasati anche dalla nostra propaganda interna nell’analizzare gli avvenimenti libici.

La risoluzione ONU 1973 (19-73 per gli amici) è estremamente vaga, instaura una no-fly zone che però non è una no-fly ma un’area di interdizione all’esercito lealista e a tutte le forze che possono sembrare (a chi? evidentemente a discrezione) vagamente minacciose per i civili (il che è un assurdo, visto che tutte le forze militari possono sembrare una minaccia per i civili, inclusi i Tornado italiani per fare un esempio).

Questa zona di interdizione è estesa solo su parti del territorio libico, l’estremo sud della Cireanica e metà Fezzan sono al di fuori della “no-fly”, idea tutto sommato sensata, che è stata pensata per lasciare all’aviazione e all’esercito libico un punto in cui rifugiarsi (ma se le cose si mettono male questo significherà che Gheddafi avrà una sua riserva strategica al confine con il Chad, oppure che può far partire un attacco terroristico contro Bengasi per far fare una figura barbina alle “forze ONU”, questo è il motivo per cui probabilmente verrà estesa a tutta la Libia).

Inoltre stabilisce che tutto il mondo può bombardare la Libia, senza bisogno di alcun tipo di coordinamento. Insomma l’ONU non si è presa la briga di assumersi l’onere di stabilire o (meglio ancora) coordinare una catena di comando.

Quindi allo stato attuale non c’è nessuno in cabina di regia, non c’è una strategia, non c’è una sola tattica ecc. Come sia possibile non dico vincere ma anche solo fare una “guerra” (virgolette rafforzative) in questo caso non è dato saperlo.

Sono, infatti, emerse immediate differenze di comando. I Francesi (ed altri) sono intervenuti con bombardamenti tattici nella zona di Bengasi fino quasi alle porte di Sirte. Dal punto di vista “professionale” la loro missione è stata un successo notevole, che ha letteralmente salvato la capitale dei ribelli in cui era in corso una grossa crisi militare (superabile, ma a quale prezzo?).

Insomma la Francia ha, per ora, salvato la ribellione da una probabile brutta fine.

Le perdite di Gheddafi in questo settore sono state pesanti, e difficilmente dei civili sono rimasti in mezzo. Le colonne di carri sono state colpite molto prima (o dopo) il loro coinvolgimento nella battaglia, quando ancora in buona parte erano montati sui rimorchi lungo la vecchia via Balbia (non usate questo nome, lo dico per farmi capire, ma quel passato dovrebbe passare) in mezzo alla campagna.

La scelta francese è per un comando non centralizzato, o se centralizzato posto in una struttura nuova ad hoc e non sotto il controllo NATO. La strategia francese prevede un certo grado di appoggio diretto agli insorti, con missioni che, piuttosto che le normali pattuglie da no-fly (PAC) somigliano all’appoggio tattico ravvicinato (CAS).

Appoggio che per ora viene garantito con molta più generosità nell’est del paese rispetto che nell’ovest; anzi in Tripolitania è ancora Gheddafi all’offensiva, con la caduta imminente di svariate piccole cittadine anche se a Misurata oggi si è molto duramente combattuto (la situazione dal fronte sembra caotica, le informazioni incomplete, l’esito degli scontri oscuro, però i ribelli dovrebbero avercela fatta un’altra volta; su Misurata sono intervenuti i missili della US Navy, con scarso successo).

Viceversa Italia, Gran Bretagna ed ora gli USA chiedono a gran voce il comando NATO. Ma non c’è solo una divergenza nello stabilire chi comanda (e magari chi gestirà il dopo), che comunque esise (e di cui si parla così tanto sulla stampa che penso bene di tralasciare) bensì anche strategica e tattica.

Infatti mentre la Francia eseguiva sortite di precisione su bersagli militari in movimento da e verso Bengasi, dimostrando un buon coordinamento con gli insorti, britannici ed americani iniziavano una serie di bombardamenti strategici (quasi in stile Kosovo, per fortuna che c’è un quasi), volti alla distruzione di bersagli anche molto distanti dal fronte.

Per esempio il primo attacco americano è stato portato avanti con 3 B2 (un aereoplanino da un miliardo di dollari al pezzo, non sto scherzando) decollati direttamente dal Missouri, e missili lanciati da unità navali. I bersagli che hanno preso di mira sono stati alcuni aereoporti libici, varie istallazioni militari (anche di prestigio), le basi navali, le postazioni della contrerea e altri obbiettivi fissi.

Hanno inoltre dato l’impressione che cercassero, magari, di far fuori il Rais, o comunque di distruggere il suo stato maggiore e la leadershp libica.

Ovviamente la circostanza è stata negata alla stampa (questo fatto sarebbe stato proibito fino a 6 anni fa, poi Bush ha pasticciato -come al solito- eliminando, nei fatti, la norma che proibiva di attentare a capi di stato stranieri, una norma risalente al ’700, di elementare buon senso politico visto che i capi di stato stranieri sono quelli che, nella migliore delle ipotesi, devono firmare la resa, o no?).

In pratica alcune potenze NATO si preparano ad una guerra lunga e parallela a quella degli insorti, in cui l’unico obbiettivo (che, come questa sera Obama ci ricordava, non rientra negli obbiettivi della 1973) è defenestrare Gheddafi.

I Francesi invece danno l’impressione di voler fare la guerra al fianco del governo di Bengasi, anche subordinando la loro strategia alle esigenze delle forze ribelle (e senza curarsi di Misurata).

Il problema del comando NATO però non è semplice. Innanzi tutto la NATO (in teoria) deve decidere all’unanimità (anche se poi questa può arrivare in maniera piuttosto forzosa, visto che la Grecia non voleva votare l’attacco ala Serbia nel 1999). La Turchia sta vivendo una situazione poco chiara, in cui però sembra che il governo si stia schierando decisamente contro l’intervento NATO in Libia. Mancando la Turchia l’opposizione della Francia risulta persino pleonastica.

In secondo luogo bisogna vedere se gli stati non NATO accetterebbero questo comando. Per esempio è notizia (non confermata) che per la prima volta ci sia un serio contrasto nella leadership russa, con Putin che sembra ancora il vecchio amico di Gheddafi, e Medvedev che quasi quasi si unisce alla coalizione (puntando forse alle spoglie), tentato da Gates (in visita a San Pietroburgo). Siccome Batman è Putin direi che la Russia resterà a guardare, o addirittura farà propaganda pro Gheddafi.

Poi ci sono, di sicuro, il Qatar e con molte probabilità gli Emirati arabi uniti (ma la rivoluzione lì proprio non arriva?), oltre ad una potenza fiera della propria indipendenza come la Svezia (ed in cui la costituzione si rispetta, quindi un eventuale partecipazione avverrà solo dopo un eventuale passaggio parlamentare).

Anche queste 3 nazioni verebbero marginalizzate in caso di comando NATO, per non parlare della decina di stati e staterelli (dall’Albania alla Croazia, passando per alcune nazioni arabe come la Giordania che sembra però intenzionata a sfilarsi) che appoggerebbero la missione senza però prendevi parte nemmeno con un aquilone.

La NATO ha esperienze di comando su contingenti non suoi, ma è sempre un pasticcio, per altro piuttosto umiliante per le potenze non NATO. D’altro canto l’Italia (governativa) è in piena francofobia, convinta che la TOTAL voglia sostituirsi all’ENI (cosa piuttosto difficile in realtà), vede imboscate dappertutto e rimpiange i bei vecchi tempi del baciamano (anche oggi Berlusconi, qui a Torino, mentre era impegnato a sostenere il candidato sindaco Coppola, uno che riuscirebbe a far votare Fassino persino a me, ha fatto dichiarazioni del tipo “dispiacere perché uno stato amico come la Libia sia sotto attacco”, ma ca..o se tu che l’attacchi?), quindi sembra che l’interesse principale dell’Italia sia diventato usare il comando NATO per tenere sotto controllo l’attivismo Francese.

Alla fine resta l’ONU a non far bella figura, non essendo stato capace di prendersi le sue responsabilità e gestire la “sua” operazione.

Aggiungerei che la strategia anglo-americana mi sembra sbagliata e rischiosa, capace di far durare il conflitto più a lungo, visto che è basata sul presupposto che Gheddafi sia una persona razionale, ed una volta che gli obbiettivi strategici della Libia saranno distrutti, con tutto l’annesso di vite umane e perdite materiali, si ritirerà di buon grado ( e allora perché non immaginare che vada direttamente davanti al tribunale penale internazionale, magari chiedendo di scontare la pena in un carcere-tenda?).

Cominciare con la soppressione delle difese antiaeree libiche aveva un senso militare (anche se la Francia ha dimostrato che si poteva già operare e che non erano necessarie grandi contro misure) proseguire con i bombardamenti strategici invece non mi sembra un’idea così brillante.

Anzi rafforza la mia impressione che questo intervento sia sbagliato o comunque molto più che discutibile, avvenuto dopo aver perso più di un’occasione di aiutare i ribelli (anche militarmente, ma senza entrare in guerra).

Inoltre i bombardamenti strategici hanno sempre avuto la brutta abitudine di inserire tra gli “obbiettivi legittimi” anche strutture economiche e civili (come per esempio le TV, le radio e qualsiasi altro aparato della “propaganda”, i ponti, i porti, le centrali elettriche, gli acquedotti, le fabbriche).

Sin da quando Giulio Douhet l’ha formulata, la teoria del bombardamento strategico è rimasta piuttosto sanguinaria, cinica, spietata, ostile ai civili (Douhet, dopo tutto, era un fascista anti umanista) e sopratutto, malgrado il Kosovo, indimostrata.

Infine l’Italia ovvero: se fossimo una potenza… oltre ad aver risolto in maniera dignitosa la questione dei profughi di Pantelleria, quando La Russa parla di rispettabilità internazionale per il nostro paese farebbe meglio a ricordarsi che proprio dalla capacità di risolvere queste crisi in maniera umana e civile si misura la rispettabiltà di una nazione).

Se fossimo una potenza avremmo una strategia chiara e ci atterremmo a quella, qualunque essa sia. Se fosse “guerra” avremmo un Presidente del consiglio che dichiara alle TV perché è giusto violare la nostra costituzione (o perché non la stiamo violando, l’equilibrismo può anche essere “serio”), perché siamo in guerra (anche una scusa propagandistica, già vorrebbe dire che l’opinione pubblica merita di essere presa in considerazione). Se fosse “pace” dovremmo dire ai nostri alleati quali sono i limiti della nostra partecipazione alla NATO e alle risoluzioni ONU, spiegare a loro la nostra costituzione, contribuire magari in altro modo. Inoltre, essendo la posizione del governo, dovrebbe essere una posizione collettiva, condivisa, su cui esiste una maggioranza e su cui converge almeno tutto il governo.

In ogni caso avremmo dovuto eliminare il trattato di amicizia italo libica, che sembra proprio pensato per situazioni come queste (visto che stabilisce come minimo la neutralità dell’Italia in caso che una coalizione internazionale attacchi la Libia, o vice versa). Non avendolo sospeso ci siamo dimostrati ancora una volta dei machiavellici pulcinella che cominciano le guerre con un alleato e le finiscono con l’altro (il che non necessariamente è sempre un male).

Però non abbiamo uno straccio di posizione politica, abbiamo invece almeno 4 idee distinte in 4 ruoli chiave del governo: il Ministro dell’interno vorrebbe rimanere neutrale, il Ministro della difesa vorebbe bombardare di più (italiani di terra, di cielo e di mare, l’ora delle decisioni irrevocabili, la quarta sponda ecc. ecc.), il Ministro degli esteri (insomma, quello a cui hanno detto di fare il Ministro degli esteri) vorrebbe sbattere fuori tutti quelli che non accettano il comando NATO e il capo del governo afferma che noi non abbiamo mai sparato, non siamo lì per sparare e non spareremo mai.

Il ché, se lo dice lui….

Infatti i piloti che tornano alla base dichiarano, sempre più spesso, “missione compiuta” (mentre in TV fanno rivedere alla nausea il pilota di Tornado Nicola Scolari, che afferma di non aver fatto partire gli HARM, il che potrebbe anche essere vero, nel suo caso, questi missili anti radar vengono lanciati se e solo se la contraerea libica accende i radar, cosa che pare venga fatta a sprazzi. Quindi il suo caso conferma solo che in quella missione nessun radar a puntato il suo aereo, altrimenti avrebbe sparato).

Oltre tutto Canadesi, Francesi, Inglesi, ed Americani hanno dato un nome alla loro missione, noi invece ci siamo adattati al nome americano al massimo traducendolo con un maccheronico “Odissea all’alba” (il che è simbolico, non trovate?).

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3 Responses to Libia: il punto sulla situazione (militare)

  1. minos on 2011-03-22 at 09:24

    Mi delurko per applaudire l’equazione Putin=Batman.
    I bombardamenti strategici non servono a far aumentare le commesse per la ricostruzione?

    F.to
    il dummy

  2. valerio on 2011-03-22 at 10:32

    @Minos

    I bombardamenti strategici fanno più danni materiali di quelli tattici, quindi si, potrebbero fa lievitare i costi della ricostruzione, ma non credo che nessuno, oggi, possa sapere a chi andranno quelle commesse (né se tutte le strutture colpite saranno mai ricostruite. Alla Libia democratica serviranno strutture militari pensate per un esercito di 100.000 uomini e 400 aerei? Già Gheddafi negli scorsi anni lo aveva ridotto a 25.000 e un’ottantina di apparecchi…).

    La situazione è molto confusa, quindi nessuno oggi può sapere chi comanderà in Libai nel 2012 o nel 2013. Né quale potenza sarà favorita (non dimentichiamoci che la Libia è un grande partner commerciale della CIna, che infatti ha inviato nel golfo della Sirte, zitta, zitta, una fregata, la prima unità militare cinese ad operare -ufficialmente- nel Mediterraneo), è probabile che chi pensava di ottenere da una partecipazione a questa guerra importanti vantaggi commerciali resterà con un pungo di mosche in mano.

    Infatti, in realtà, le guerre sono diventate molto meno reditizie anche per le grandi multinazionali stile Halliburton (in pratica satana). La guerra oggi è più un’ideologia che un affare.

    Batman= Putin, Medvedev= Robin è farina del sacco di wikileaks (ovvero di qualche diplomatico USA buontempone).

  3. il fratello di erodoto on 2011-03-24 at 10:43

    ottima analisi, chiara e ben espressa

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