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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Siria: il tiranno è un assassino e non si cura del suo popolo

2011-03-31
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Forse qualche lettore di questo blog si aspetta che dica qualcosa sul discorso di ieri di Bashar al-Asad.

Il fatto è che quel discorso non si discosta in nulla dal copione “discorso del tiranno” che potete trovare in un qualsiasi manuale per tiranni.

Per chi voglia avere un panorama (incompleto) sulle invarianze nel modo di agire dei tiranni, legga i post della categoria “Tyrant for Dummies“.

E’ proprio nell’osservare l’invarianza di al-Asad rispetto ad altri tiranni, quelli caduti (2) e quelli ancora in piedi (molti di più), che troviamo il nocciolo della questione.

Come nel caso del Re del Bahrain, al-Asad viene sostenuto dalla comunità internazionale.

Clinton dice che “è un riformatore”.

Motivo per cui lui si permette di prenderci tutti per i fondelli, dicendo che i video che arrivano dalla Siria: “sono tutti falsi”.

Al-Asad è per me prima di tutto un assassino: le manifestazioni non si fermano, e nemmeno la repressione.

Vi lascio con la traduzione di un pezzo di quell’importante articolo che citavo qualche giorno fa:

Al contrario di molti paesi in via di sviluppo, la Siria non ha relazioni vincolanti con istituzioni finanziarie internazionali come la World Bank e il Fondo Monetario Internazionale dal 1985. Tuttavia il tipo di riforme economiche interne proposte a partire dal 1986 a oggi sono simili alla maggior parte di quelle prescritte dalle istituzioni finanziarie internazionali (es. liberalizzazione del commercio, svalutazione della moneta, riforma e stretta fiscale, incoraggiamento del businnes privato). Anche se il ritmo delle riforme è più lento i suoi risultati sono stati assolutamente simili (es. alto tasso di disoccupazione accoppiato con la domanda di lavoro non qualificato, concentrazione della ricchezza, polarizzazione socio-economica, povertà in crescita, drammatica espansione del settore informale e dell’economia-ombra senza regole, leggi sul lavoro restrittive, declino dell’educazione). Come possiamo spiegare queste similitudini e la decisione di adottare le prescrizioni delle istituzioni finanziarie internazionali in un paese dove il regime si dichiara orgoglioso di sé per essere immune dai tentacoli dell’imperialismo e dal potenziale di sfruttamento della globalizzazione e delle sue istituzioni?

Qualcuno potrebbe pensare che queste “coincidenze” ci dicono che le prescrizioni delle istituzioni finanziarie internazionali suonano così bene da essere adottate volontariamente anche da paesi come la Siria, che non ha relazioni con quelle istituzioni. Ma osserviamo meglio: il fatto che queste politiche siano  adottate in paesi come la Siria non attesta la loro efficacia nel risolvere i problemi ma, piuttosto, che gli interessi delle istituzioni finanziarie internazionali coincidono con gli interessi delle elites indigene, anche se queste si autoproclamano socialiste (fonte).

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