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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La guerra è sempre assurda

2011-04-06
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Grazie ai bombardamenti NATO da qualche giorno c’è un nutrito traffico navale tra Misurata e Bengasi.

Ovviamente alcune navi trasportano cibo e medicinali nella città assediata e riportano a Bengasi i feriti.

Altre, oltre a far tutto questo, portano anche rifornimenti militari e rinforzi.

Ovviamente la NATO, applicando la 1973, le blocca e le rispedisce in dietro.

Davvero.

Insomma diteci cosa volete fare.

Qual’è la vostra strategia.

Chi stiamo aiutando.

Cosa staimo facendo.

Che senso ha aiutare i ribelli la mattina e danneggiarli la sera.

Diteci qualche cosa.

C’è qualcuno?

Mentre stavo scrivendo questo aggiornamento è uscita la notizia anche su Repubblica on line.

La ricopio a futura memoria:

Nato ferma navi ribelli con aiuti e armi.
Unità navali Nato hanno fermato oggi quattro imbarcazioni dei ribelli cariche di armi e aiuti umanitari partite da Bengasi e dirette a Misurata. È stata data loro la scelta se consegnare le armi o tornare indietro. Un’imbarcazione è stata fermata a 65 miglia da Bengasi, un’altra a 30 miglia da Misurata. La Jelyana, il cui comandante è Mustafa Ibrahim, sta tornando a Bengasi, da cui era partita ieri sera. Misurata è da giorni cannoneggiata da forze fedeli a Muammar Gheddafi che secondo fonti dei ribelli fanno anche strage di civili. Le armi ”saranno confiscate”, mentre gli aiuti umanitari a bordo potranno giungere a destinazione. Lo ha indicato il brigadiere generale Mark van Uhm, capo operazioni del comando Nato Shape.

 

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2 Responses to La guerra è sempre assurda

  1. valerio on 2011-04-06 at 10:10

    Breve aggiornamento.

    Alcuni giorni fa speculavo sul fatto che il peggio di questa guerra fosse acaduto nelle città dell’ovest. Che si erano sollevate, assieme a quelle delle Cireanica, contro Gheddafi, e poi erano state riconquistate.

    Oggi, purtroppo, sono stato confermato.

    Sull’edizione on-line del New York Times, a firma di David D. Kirkpatrick e C. J. Chirves (ma è solo quello che ha scritto il primo che ci interessa), c’è un articolo inteteressante ed agghicciante.

    In esterema sintesi la storia, per quanto possa sembrare incredibile, è questa:
    Alcuni giornalisti occidentali vengono invitati dal regime a visitare Zawiyah, città martire sulla costa ad ovest di Tripoli.
    Il loro tour mostra una città spettrale in cui molti edifici portano i crudi segni della battaglia. Moschea distrutta, case danneggiate ecc. ecc.

    Quindi entrano nel commissariato di polizia.

    Lì, appesi ad una parete come foto ricordo, vi sono istantanee di numerosi giovani prigionieri (nella foto alle foto quattro si vedono distitnamente, uno s’indovina).
    Semi nudi, provati, in almeno un caso legati, un altro sembra svenuto. O morto.

    ……

  2. valerio on 2011-04-06 at 15:53

    Oggi alcuni blog libici sono tornati per un po’ online.
    Temo sia un fuoco di paglia e che il web resti chiuso.

    Comunque anche i libici in esilio hanno numerosi blog.
    In cui pubblicano fonti, inverificabili ovviamente, ma interessanti.

    Nasser Busen, dall’Inghilterra, rimbalza una mail di un medico di Bengasi.
    Anche lui segnala massacri indiscriminati in Libia occidentale ai danni degli Amazigh, essere un berbero sotto il regime di Gheddafi è sempre stato difficile.

    Oggi pare sia molto molto difficile.

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