Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Se ne vanno gli americani, resta la guerra.

2011-04-08
By

Il post precedente “Questa pazza, pazza, pazza guerra di Libia. (breve riepilogo della situazione militare)” era, per disguidi vari, incompleto,  provvedo ora ad aggiungere la parte mancante.

Ormai è ufficiale, la guerra di Libia e una tragedia che si tinge di grottesco.

Nel XVI secolo gli euro-mediterranei disponevano di una superiorità militare rispetto a buona parte del mondo, e lo conquistarono.

Nel primo ‘800 gli europei iniziarono a disporre di una superiorità militare verso un’altra fetta importante del mondo (anche mediterraneo), e la conquistarono.

Oggi la NATO, il cui paese guida concentra in se il 50% della spesa militare mondiale, pensa di disporre di una superiorità militare verso il resto del mondo.

Ma non c’è l’ha più, forse non tutti se ne rendono conto, ma inizia a vedersi.

Ho come l’impressione che gli estensori del protocollo R2P (responsabilità a proteggere) dell’ONU (Samantha Power sopratutto), quello in base al quale si interviene in situazioni simili a quella Libica, siano ancora convinti che basti una cannoniera per risolvere situazioni complicate e difficili. Come sono, in genere, le guerre.

La NATO è divisa su tutto (non solo sulla guerra di Libia), gli USA sono sempre più concentrati verso il Pacifico, e stufi di occuparsi del medio oriente (in cui hanno già due impegnative guerre in corso), la Francia vorrebbe un ruolo guida in Europa (ma nessun europeo pare d’accordo), la Turchia vorrebbe diventare una grande potenza regionale, le nazioni dell’est Europa si disinteressano dell’alleanza più che possono.

Troppi interessi confliggenti. Troppe risorse militari già impiegate altrove.

Qualcuno tra i pianificatori strategici dell’alleanza ha commesso una serie di errori.

Correva l’anno 2001, nel contesto afgano bastò un minimo aiuto da parte USA e l’alleanza del nord riuscì a imporre la sua cavalcata verso Kabul.

L’alleanza del nord era un esercito, pieno zeppo di veterani, ed erano messi in difficoltà dai taliban più da un punto di vista quantitativo che qualitativo.

Oggi qualcuno si illudeva che un’armata sconfitta e improvvisata come quella del CNT ribelle potesse fare una cavalcata su Tripoli.

Solo che oggi ci si accorge che questo non è possibile.

Sia perché i ribelli, come vado dicendo da un po’, non hanno le idee molto chiare su come fare questa guerra.

Sia perché i ribelli non hanno un esercito di veterani, non sono nemmeno un’armata Brancaleone, ma poco ci manca.

Sia perché la risoluzione 1973 non ci ha reso alleati dei ribelli, che quindi non possiamo aiutare UFFICIALMENTE, ma consente solo una no-fly plus.

Nel frattempo gli USA (UFFICIALMENTE dal 31 Marzo) hanno eliminato le loro sortite offensive sulla Libia.

Ovvero hanno ritirato gli aerei di prima linea, ma continuano a fornire sortite di ricognizione, disturbo elettronico, rifornimento in volo ecc.

Comunque erano arrivati a mettere in campo, dopo un inizio in sordina, ben 90 apparecchi d’attacco e da caccia-bombardamento (per non parlare di quelli tenuti in riserva e pronti a partire dalla US Navy e nelle basi europee…).

(chissà chi li sostituià? Noi? La Francia? Nessuno? Altre dieci aviazioni? Torneranno?)

Quindi alla Operation Unified Protector oggi (UFFICIALMENTE) prendono parte 132-140 apparecchi di prima linea (un’altra stima, pubblicata dalla Stampa di ieri era di 115, probabilmente è meno aggiornata, comunque non tutti gli aerei a disposizione volano tutti i giorni). Sarebbero anche sufficienti per dare una spallata, se Gheddafi fosse già in grosse difficoltà. Ma non è così.

Inoltre questi aerei appartengono a 12 nazioni e a 14 forze armate differenti (l’Italia e la Francia hanno anche l’aviazione di marina, anche se UFFICIALMENTE la nostra aviazione di marina non vola sopra la Libia, mentre la nostra aviazione, UFFICIALMENTE, è lì per fare, grossomodo, turismo).

Quindi le operazioni di bombardamento vedo il coinvolgimento di un numero molto alto di forze armate diverse (con procedure non sempre standardizzate) e un numero relativamente ridotto di velivoli; sebbene questi aerei siano quasi tutti ragionevolmente moderni ed efficienti, la mancanza di apparecchi americani potrebbe farsi sentire.

Ma il peso che questo dispositivo ha nei combattimenti è ancora più limitato.

Oggi e ieri pare si stia bombardando, ma nei giorni precedenti…

Il colonnello Abdul Salam Kemati, capo dell’aviazione ribelle (costretta a terra dalla no-fly) osserva dai suoi radar in Cirenaica lo svolgersi degli eventi.

E trae le sue conclusioni.

Ovvero che solo il 5-10% delle (già non molto numerose) missioni dei volenterosi sono missioni d’attacco.

Il resto è composto da missioni di sorvolo.

Ricognizione armata si sarebbe detto una volta.

Quindi non stiamo quasi più bombardando la Libia (anche se la tendenza, dopo un mimio raggiunto il 5, pare vada invertendosi), stiamo volando con dei bombardieri sopra la Libia, ed ogni tanto tiriamo una bomba, spero sapendo dove la stiamo sganciando. (il numero di incidenti da fuoco amico attorno a Brega è preoccupante).

Questo forse dipende da una deficienza di intelligence, forse dalla mancanza di piani e di programmazione, forse dal prezzo elevato delle bombe intelligenti, forse dalla rinnovata abilità di Gheddafi nel nascondere le sue truppe.

(ma quest’ultima scusa mi sembra una balla della NATO, sarà anche vero che a Misrata i cecchini e i carri di Gheddafi sono mescolati ai civili, ma esiste tutta una letteratura sull’interdizione aerea al campo di battaglia, ovvero sui modi in cui, in situazioni simili, si interrompono le linee di rifornimento e di approvvigionamento degli assedianti, assediandoli dall’aria).

Nel frattempo, ad unire contrarietà a contrarietà, siamo costretti a far rispettare la direttiva 1973 anche ai ribelli.

Ovvero siamo compartecipi dell’assedio di Misratah (Misurata), bloccando ogni rifornimento militare proveniente da Bengasi.  Insomma il dispositivo di blocco navale messo in piedi dall’alleanza colpisce quasi esclusivamente i ribelli, che non possono spostare rifornimenti e uomini su un fronte “caldo” come quello di Misrata.

Questa situazione mi sembra proprio grottesca….

Quindi l’ONU deve chiedere a Gheddafi un cessate il fuoco su Misrata, sintomatico della sua impotenza (e dell’impotenza dell’intervento umanitario, ovvero, detto in parole povere, se fai la guerra falla davvero, non far finta di fare un’altra cosa, altrimenti non ti riescono né l’una né l’altra). Infatti l’ONU non può rimangiarsi la sua teorica imparzialità, l’ipocrita menzogna secondo la quale siamo lì per impedire vittime tra i civili, e non per fare (e magari anche vincere) una guerra.

Sul campo intanto ribelli e lealisti tentano di riorganizzarsi e racimolare le forze per una nuova offensiva, magari decisiva. Dopo i combattimenti dei giorni scorsi tutti e due gli eserciti (meno quello lealista, più quello ribelle) avevano il fiato corto e bisogno di riorganizzazione.

I ribelli, infatti, tengono molti battaglioni all’est, alcuni dei quali sono i loro migliori (con un po’ di ex soldati), altri invece sono composti da reclute in addestramento. Su Kalebekblog trovate alcune informazioni sugli sforzi dell’ultima ora per cercare di addestrare queste unità.

Al fronte, sempre sulla Sirte, c’è meno di un decimo delle loro forze, anche se sono arrivati il 36° battaglione, un bel po’ dei loro (pochi) carri armati (che la NATO ha pensato bene di bombardare) e la loro prima unità di artiglieria.

Nelle immagini trasmesse dai media internazionali si sono visti per la prima volta dei missili contro carro nelle mani dei ribelli, quindi negli ultimi tre giorni sono cominciati (con ogni probabilità via Qatar) gli arrivi di armi moderne agli insorti. (mentre “l’occidente nicchia).

Per il resto rimando al post di questa mattina “Questa pazza, pazza, pazza guerra”.

 

Tags: , ,

2 Responses to Se ne vanno gli americani, resta la guerra.

  1. valerio on 2011-04-09 at 10:38

    Aggiornamento
    Ecco la dichiarazione ufficiale riferita alla mattanza di carri armati ribelli compiuta dagli aerei NATO nei giorni scorsi:
    “Non mi scuso perché fino a quel momento non avevamo visto alcun carro armato guidato dai ribelli”, Russ Harding, contrammiraglio, vice comandante delle operazioni e portavoce dell’alleanza per le questioni libiche.

    Bhè, non c’è che dire, bastava leggere i giornali.
    Persino io, qui in pantofole e preso da mille altri impegni, avevo parlato di carri armati guidati dai ribelli sin da alcuni giorni prima del primo bombardamento francese.
    Sarà circa un mese che i ribelli usano i T 55.

    Manti sapendo di metuccia direbbe Totò.

  2. valerio on 2011-04-09 at 20:17

    Aggiornamento
    Circola una voce.
    L’areonautica del governo di Bengasi prova a fare quello che la NATO non fa, ma viene messa a terra in rispetto della 1973.
    Intanto ad Ajdabiya infuriano i combattimenti (e si diffondono preoccupanti sintomi di crollo tra i ribelli)
    Vedrò di informarimi meglio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

aprile: 2011
L M M G V S D
« Mar   Mag »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Archivi

 
'