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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Osama bin Laden: la fiction

2011-05-04
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Osama bin Laden aveva perso il suo appeal da tempo.

Narrativamente parlando era inflazionatissimo e già era uscito qualche film che lo prendeva più o meno in giro.

Fra l’altro non era più il ghepardo di una volta e quindi più che spostarsi (virtualmente) da una parte all’altra del passo Khyber non poteva.

Oggi tutti dicono che tutti sapevano che Osama era in Pakistan, o quantomeno del Waziristan, cioè quel non-luogo che si trova nell’area frontaliera fra Pakistan a Afghanistan nella quale non v’è né legge né ordine senza i talebani.

Va bene, oggi tutti dicono che tutti sapevano.

Ma in pochi ricordano cosa tutti accettavano che non si dicesse.

Voglio dire: il rimosso generale, in questo momento, non riguarda la realtà di Osama bin Laden ma la narrativa che su Osama bin Laden è stata fatta per 10 anni.

Non mi riferisco alle fughe a cavallo, cammello, motocicletta dei tempi d’oro.

Mi riferisco a cose uscite di fresco.

Alcuni esempi.

Il Primo ministro pakistano diceva che Osama NON era in Pakistan.

Fox News diceva che viveva a nord di Teheran, dove si dedicava alla falconeria.

DEBKAfile diceva che viveva nel nord-est dell’Iran insieme ad al-Zawahiri e altri cinque “capi” di al-Qaida.

Circondato da 3 o 4 anelli concentrici di guardie del corpo, accompagnato da 3 traduttori di Hezbollah.

La CNN a un certo punto l’aveva avvistato nella valle del Chitral, in quell’area che ancora amo chiamare Kafiristan.

Un ex-capo dell’intelligence tedesca diceva che lo avevano individuato intorno a Peshawar, cioè più a valle.

In tutto questo gli esperti sono ancora in dubbio se definire autentici i messaggi di Bin Laden dal 2004 in poi.

Per anni e anni i messaggi di Bin Laden sono stati divulgati tramite “agenzie di monitoraggio” americane come Intelcenter o Site che – è chiaro, chiarissimo – talvolta o sempre hanno mandato in giro vere e proprie bufale solo per fare 2 lire (o per obbedire a qualcuno, ma sono più propenso a indicare il “movente” del denaro, sinceramente).

Una volta intelcenter mandò un “quasi-tweet” di Bin Laden.

Era così corto che l’ANSA riuscì a riportarlo per intero senza sbagliare.

E secondo intelcenter il messaggio indicava l’imminenza di un attacco.

Che non ci fu, ovviamente.

Fu una delle poche, pochissime volte in cui si mise in dubbio l’autenticità di un “comunicato” di Osama bin Laden ma questo non bastò a toglierlo dalle prime pagine dei giornali.

Altri veri trafficanti di messaggi di Osama erano quelli di al-Jazeera.

Una volta, era il gennaio del 2010, ne parafrasarono uno in cui si citava Noam Chomsky, si faceva una tirata ambientalista, si invitava a boicottare il dollaro proprio nel momento in cui entrava in campo la nuova moneta unica del Consiglio di Cooperazione del Golfo.

In mezzo a questo mare di fake-stories una qualche “realtà” c’era, o sembrava esserci.

A luglio 2010, ad esempio, dopo le rivelazioni di Wikileaks, l’ammiraglio Mike Mullen diceva come stavano le cose, si era iniziato a parlare dei legami perversi fra americani, talebani, pakistani e al-Qaida.

Ma come fai a distinguere la realtà dalla fiction se entrambe le cose ti vengono raccontate sullo stesso registro e attraverso gli stessi media?

Per chiudere: gli autori di narrativa bin ladeniana non rimarranno senza lavoro, ne sono certo.

Già è in piedi da qualche giorno il toto-khalifa (successore) di Bin Laden.

Si ragiona come se al-Qaida dovesse avere per forza un leader come Bin Laden.

Ovviamente è un gioco mediatico, nient’altro.

Il guaio è che uno come Osama non c’è, narrativamente parlando.

Morto Bin Laden non se fa un altro, almeno da questo punto di vista, perché l’infotainment ha delle regole, e la bio o la retorica di Abu Yahya al-Libi o anche quella di Ayman al-Zawahiri non sono all’altezza.

Anwar al-Awlaki è l’unico vagamente in grado di sviluppare un certo genere di tensione, ed effettivamente è già da un po’ che si sta scaldando in panchina.

Gli manca un attacco all’America, però.

Cambierà il paradigma narrativo? Più personaggi, non necessariamente ai vertici dell’organizzazione?

I Fantastici 4 invece dell’Uomo Ragno?

No, sul serio, spero davvero che la baracca mediatica di questi ultimi giorni sia l’ultimo capitolo della farsa.

[questo post è dedicato a Kor ;-)]

 

 

 

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15 Responses to Osama bin Laden: la fiction

  1. Melone on 2011-05-04 at 12:54

    Perché non confidi in al Zawahiri?
    Panetta dice che potrebbe fare la stessa fine di OBL ma che comunque è un buon candidato alla successione …

    Hai visto che l’Espresso parla di al-Libbi (sic)?
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ecco-chi-ha-tradito-osama/2150392

    • Lorenzo Declich on 2011-05-04 at 13:27

      Perché al-Zawahiri ha da fare in Egitto :-)) No, scherzo: perché non è un trascina-folle.

      L’Espresso parla di un altro libico, Abu al-Faraj, io parlo di Abu Yahya…

  2. Melone on 2011-05-04 at 14:40

    oops, troppa fretta …

  3. Stefano on 2011-05-04 at 16:33

    Da sotto-informato, che è spesso peggio che non informato, ho vaga memoria che la prima risposta di OBL all’accusa di essere dietro all’undici settembre è stata più o meno “Io non c’entro niente, ma chi è stato ha fatto bene”. Solo poco dopo, visto che tutti davano per scontato che fosse lui il responsabile e visto il ritorno di immagine che gliene derivava, ha iniziato ad attribuirsene la responsabilità.
    Ricordo male? Fra l’altro, la cosa non è necessariamente in contrasto con l’idea che il gruppo materialmente responsabile della pianificazione e dell’esecuzione dell’attentato faccia parte di Al Qaeda, data la natura “franchising” dell’organizzazione. E quadrerebbe molto con un parafulmine emotivo creato ad arte, che in fondo è anche quello che dici qui sopra.

  4. Lorenzo Declich on 2011-05-05 at 07:26

    Stefano, non ricordi male. Anche quella è una faccenda che si dà per scontata e che contiene un rimosso. Uscì questo video che non tutti danno per autentico in cui Osama parlava con al-Zawahiri dell’attentato affermando “implicitamente” di esserne il responsabile. Al tempo però il “franchising” non era sviluppato come è oggi, era in abbozzo. Forse l’11 settembre fu opera di persone più zelanti delllo stesso capo. Vedremo cosa uscirà fuori dagli HD, anche se non credo che ne verremo a sapere granché

  5. Cartomanzia a basso costo on 2011-05-05 at 09:48

    Secondo me l’idea che non è morto è vera! Possiamo solo stare a guardare tanto nessuno vorrà dirci la verita! Lasciamo stare e andiamo avanti.

  6. darmius on 2011-05-06 at 16:35

    due cose:
    – OBL effettivamente non ammise mai di essere l’organizzatore dell’attacco del 11/9/01, se non in comunicato del 2006, moooolto telefonato, in cui cercava di scagionare al-Moussaoui (unico condannato per quell’atto) dichiarando di aver scelto lui personalmente gli esecutori dell’attacco e che Moussaoui non era fra quelli.
    – a mio parere è proprio in quello stesso periodo che l’appeal di OBL cominciò inesorabilemtne a calare. Ed esattamente dalla morte di al-Zarqawi, in elogio del quale OBL lanciò quello che forse fu il suo ultimo comunicato ufficiale autentico. Quelli successivi infatti, se non erro, provengono tutti da fonti di intelligence. Ma dico che la fine di al-Zarqawi ha segnato anche la sconfitta della strategia qaidista in Iraq: infatti fallì il tentativo di trasformare quello che era stato un terrorismo internazionale dalle azioni eclatanti in una gurriglia di resistenza anti-americana in Iraq (forse sul modello di quella anti-sovietica in Afghanistan). Evidentemente perché le vittime di quella “guerriglia” furono (ancora per diversi anni e ancora oggi) non tanto i militari americani quanto civili arabi e musulmani.
    Dunque il tentativo di trascinare le masse islamiche verso un jihad globale, che “nella narrativa” era il sogno carezzato da OBL, non andò in porto.
    – significativo che invece le masse arabe (o almeno una parte), si siano sentite trascinate da ben altri sogni, forse anche in ragione del declino di una ideologia islamica violenta negli ultimi tempi.
    O forse no.
    Forse OBL ha avuto il tempo per gioire per la deposizione dei “Faraoni servi dei crociati” (come li chiamava lui) che lui aveva invocato e profetizzato anni addietro… ;)
    D

  7. giovanni on 2011-05-06 at 20:13

    secondo te non è possibile che.l’omicidio di Osama in Pakistan sia stato voluto da Obama per chiudere per sempre la bocca a neocon e sionisti che marciavano compatti (vedi le tue fonti, che sono non a caso Telemanganello Fox e Orbacesionistafile Debka) nel cercare di mettere Osama a tutti i costi in Iran, tentando di riprodurre con Ahmacoso protettore di OBL la connessione dittatore da attaccare-AQ che era già riuscita (mediaticamente) 8 anni fa con Saddam, tant’è vero che ancor oggi, nonostante lo stesso Bush abbia ammesso che era tutta una balla, la maggioranza degli americani crede che Saddam e Osama erano alleati?
    Insomma, se Osama è morto, e in Pakistan, sarà più difficile convincere gli americani che Ahmacoso e AQ siano culo e camicia, e che quindi è ora di bombardare l’Iran, come vorrebbero i neocon, che continuano a tramare nell’ombra, e gli ultrà sionisti

    • Lorenzo Declich on 2011-05-06 at 21:20

      abbastanza. penso che almeno la liason indebita fra aq e Ahmacoso sia ormai in frantumi. a tutto vantaggio di obama che, secondo me, vuole togliersi dai cabbasisi la monnezza anche mediatica lasciata in eredità da bush

  8. darmius on 2011-05-07 at 10:49

    @Mizam: sicuramente esistono due “narrative” del terrore. Quella americana segue i cicli elettorali, e credo che il Benedetto Caruccio voglia presentarsi alla prossima scadenza con le mani pulite, cioè levandosi dalle pastoie medio-centro-asiatiche, almeno dal punto di vista narrativo, cioè con azioni “eclatanti”.
    Fra l’altro: fatevi un giro su youtube ad ascoltare un po’ di musica “politicizzata” americana (tipo RATM, SOAD), c’è una profusione di recentissimi (rispetto a quando sono stati caricati i video) commenti sulla fine di OBL, ottimo indice di come si esprime la pancia americana.
    D

  9. valerio on 2011-05-07 at 11:23

    Chiedo un po’ di lumi sul destino di ahmacoso (al secolo Ahmadinejad); mi sembra sia in corso uno scontro al vertice del regime; una crisi di palazzo mascherata da epurazione religiosa (hanno arrestato una ventina di collaboratori di Ahmadinejad con l’accusa di essere “maghi” o “stregoni”).

    Può favorire l’opposizione? Oppure tutta la partita rimarrà interna all’area di governo-pasdaran?
    Tutto un bisticcio tra Khamenei e Ahmadinejad?

    Ed ancora i casini siriani come vengono visti in Iran? Si conoscono, oppure la propaganda li ha silenziat?

    Insomma, fino ad ora sembra che l’Iran sia immune alle “primavere arabe” (forse anche perchè lì di arabi…), ma negli ultimi hanni abbiamo visto nascere un grosso movimento, che per molti aspetti mi è sembrato addirittura di ispirazione per gli arabi (e nei modelli di repressione dei dittatori).

    L’Iran è una vera potenza, quindi tutto ciò che lo riguarda ha conseguenze politiche ben più eclatanti dell’uccisione di un vegliardo della montagna-terrorista semi pensionato-residente ad Abbottaband.

  10. Lorenzo Declich on 2011-05-07 at 11:27

    Attendiamo tutti con ansia che parli Champlooman, il nostro espertone di Iran :-))

  11. mizam on 2011-05-07 at 20:26

    @darm

    Mizam?

    :)

    • darmius on 2011-05-07 at 22:04

      `afwan, era per giovanni. è che queste iconine-da-maiolica-di-bagno-turco si somigliano tutte…
      :)

      Ancora una cosa: avete fatto caso al nome della città? Abbottabad fu fondata da un tale James Abbott, generale britannicissimo che ai tempi conquistò il Punjab… se non è ironia questa…

      D

  12. mizam on 2011-05-07 at 23:23

    Darm, il fatto (non il lapsus delle maioliche, veh!) mi ha incuriosito , ma non tanto per l’ironia della sorte dell’aspirante cibo d’aquila. Più che altro per la constatazione che nel lato jinnico del Subcontinente non viga la stessa fobia pei nomi coloniali (ben più storicamente innocui, fra l’altro, della città di Abbott) in auge nel versante gandhiano (Bombay>Mumbai; Madras>Chennai, ecc.). Dopo lunghe e tormentose ponderazioni, concludo che in quella terra occidentale di poeti e fieri guerrieri abbiano trovato e trovino tuttora irresistibile la sonorità scoppiettante del toponimo, anche considerando che quella doppia T in loco è pronunciata alla sicula, spingendo la punta della lingua verso il palato. Ma chissà…
    Spero che abbiate letto la poesia scritta in toni commossi dall’Abbott medesimo al momento di lasciare per sempre la città (“I remember the day when I first came here/and smelt the sweet Abbottabad air…”): persino più scadente dei versi dell’OBL, il che è tutto dire.

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