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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Al-Qaida e primavera araba

2011-05-06
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Juan Cole ieri ospitava su Informed Comment un intervento di Christopher Anzalone su il terrorismo di matrice jihadista-takfiri* dopo la morte di Osama bin Laden.

Fra i vari arguti ragionamenti ce n’è uno che ritengo fondamentale:

La morte del militante saudita [Bin Laden] molto probabilmente non renderà meno attraente il trend transnazionale jihadista-takfiri. Se da una parte è vero che la “primavera araba” è stata un’importante battuta d’arresto per al-Qaida Centrale e i suoi affiliati regionali, è di fondamentale importanza ricordare che il trend transnazionale militante che incarna non si limita ad essa.  Il futuro di questo trend dipende, in larga parte, da come i governi degli Stati Uniti e dell’Europa porteranno avanti le guerre in Afghanistan e Pakistan e come interagiranno col mondo musulmano.

Questa riflessione, analizzata, ci dice diverse cose:

  1. al-Qaida, da sempre, è un movimento transnazionale antioccidentale e quindi perfettamente interno al discorso dello “conflitto di civilità”**. I “tiranni” del mondo islamico, per al-Qaida, non sono altro che “burattini dell’occidente” mentre noi sappiamo che sono assolutamente comprimari nel saccheggio dei paesi in cui sono istallati***. Lo sanno anche i “giovani” della “primavera araba”. Le rivolte di questi mesi non legano i due livelli occidente/tiranni locali: si scagliano contro i secondi e chiedono a Europa e Stati Uniti un supporto nei termini di sostegno a richieste di democrazia, libertà e giustizia sociale di cui Europa e Stati Uniti si fanno da sempre campioni;
  2. questa irriducibile “alterità” fra “giovani alqaidisti” e “giovani primaveristi” ci racconta di quanto abbiamo lasciato soli i secondi, in questi anni, e di quanto ci siamo concentrati, nella maniera sbagliata, sui primi.

Se al-Qaida nasce contro “l’occidente”, la primavera araba, o come la volete chiamare, nasce nonostante “l’occidente”.

—————–

* ve la spiego. I jihadisti sono quelli che pensano di poter applicare la dottrina islamica del jihad a una pratica terroristica. I takfiri sono quelli che pensano, in un contesto jihadista, di poter ammazzare altri musulmani che si dimostrino, a loro insindacabile giudizio, di essersi comportati da apostati. Su ambedue le cose ci sarebbe molto da scrivere, appuntare, ragionare. Ma non è questo il luogo per farlo.

** le cui vittime sono, però, in stragrande maggioranza musulmane, è bene ricordarlo (vedi asterisco precedente).

*** si veda quanto ho scritto qui sulla Siria. Si veda anche “Il noi che non accetto più“.

 

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