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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Se Ida Magli non conosce la storia, e la demografia

2011-06-15
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Intervistano Ida Magli sul suo ultimo libro: “La dittatura europea”.

Il ragionamento a un certo punto crolla, frana, muore nell’idea che:

Nella mondializzazione naturalmente il Cristianesimo diventerà una religione “minore” in quanto, perduta la forza di ribellione di Gesù allo spirito precettistico e normativo dell’ebraismo, assumerà i connotati di una sua semplice “variante”, presto assorbita dall’islamismo.

Non sa, Ida, che gli attuali andamenti demografici danno in crescita sia il cristianesimo che l’islam.

Sì, è vero, in termini assoluti l’islam cresce di più ma in percentuali microscopiche.

Per vedere un “assorbimento” dovremo aspettare diversi secoli (cercate in questi post e troverete tutti i dati).

Piuttosto dobbiamo registrare che cristianesimo e islam si stanno “mangiando” tutte le altre religioni.

Ma sentite che razzista la nostra cara Ida:

Non crede che sia necessario smettere di parlare di Europa e più verosimilmente, dal punto di vista storico e geopolitico, parlare di Eurasia?
No, non lo credo. La civiltà europea è connotata dallo spirito delle nazioni d’Occidente. Il dilemma dell’influsso asiatico è stato, e lo è ancora, lo slavismo e il mongolismo della Russia. Ma della Russia sembra che nessuno voglia ricordarsi neanche a proposito dell’unificazione europea.

Lo slavismo e il mongolismo della Russia?

Non crede che l’esclusione della cultura islamica da parte europea sia non solo una forzatura ma anche un arbitrio, visti molti secoli di storia comune?
Come ho già detto, non lo credo. Ogni civiltà ha un suo focus, un suo centro. La civiltà europea è nata e si fonda sul diritto romano, sul primato della persona, sulla filosofia greca, sulla lingua latina, sul primato della rappresentazione artistica: tutte cose agli antipodi della cultura islamica in cui il Corano è l’unico codice e che infatti ha potuto soltanto essere combattuta, ma non integrarsi.

Informo Ida Magli che la civiltà islamica si fonda anche sul diritto romano (si veda il Kanun/Qanun ottomano), che il concetto del “primato della persona” non è esclusivo dell’Europa, che la civiltà islamica è intrisa di filosofia greca. Sulla lingua latina possiamo essere d’accordo ma sul primato della rappresentazione artistica meno, molto meno.

Non mi metterò a fare elenchi di ineguagliate rappresentazioni artistiche musulmane, anche perché non basterebbe lo spazio che Altervista mi dà per questo blog, ma pensare che “il primato della rappresentazione artistica” sia “agli antipodi della cultura islamica” è davvero una pesantissima, orribile menzogna.

Riguardo poi al Corano come “unico codice” invoco il commentario dei miei lettori, specialmente di Mizam.

Sull’integrazione consiglio a Ida Magli di farsi un giro in Sicilia, in Andalusia, in India, in Africa Orientale e qui mi fermo.

Se poi non capisce cosa intendo la invito a storicizzare, a vedere l’islam nel suo sviluppo storico.

Forse solo allora capirà.

Bene, ho finito, non sparo sull’ambulanza: i vecchi hanno già di per sé problemi di salute e io a Ida voglio bene.

Segnalo soltanto il suo ultimo delirante riferimento all’islam, dal quale si capisce quanto subisca la sindrome dell’accerchiamento, tipica di questi apocalittici anziani:

Lei è molto dura nei confronti dell’Islam: non crede però che esso una delle pochissime alternative culturali e sociali all’imperialismo americano?
L’Islam non è un’alternativa. L’imperialismo americano lo dovremmo respingere in nome della nostra civiltà, non in nome di quella islamica. Ma nessuno dei nostri governanti lo vuole fare perché – lo so che è difficile e troppo duro crederlo – la meta prefissata è la morte della cultura e dei popoli d’Europa. A questo serve l’immigrazione islamica.

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6 Responses to Se Ida Magli non conosce la storia, e la demografia

  1. alberto massari on 2011-06-15 at 11:16

    Caro Lorenzo, concordo sul fatto che la signora un po’ straparli ma sul cristinaesimo ho una questione: dato che le statistiche dicono che gli atei in occidente tra un po’ sono maggioranza e in alcuni paesi già lo sono, altrettanto possiamo dire che siano, in percentuale, altrettanti nei paesi islamici?
    Seconda questione: ho finito da poco il “Cimitero di Praga” di Eco; tesi del romanzo è che la produzione dei protocolli sia l’elaborazione di un diffuso antisemitismo da parte di un agente piemontese al soldo dei francesi; in altre parole, anche se il complotto non esiste, può esistere qualcuno che lo immagina, qualcuno che ci crede e qualcuno che opera perché succeda un disastro (ricordiamo Madrid) e, aggiungo, qualcuno che opera perché il complotto sembri vero – da entrambe le parti.
    Circa lo slavismo, persino Vendola sa che i Balcani sono un posto pericoloso e sempre nei desideri del Cremlino (aggiungo io per sentito dire :)) e negare che almeno dai tempi di Carlo Magno ci siano tensioni tra Roma e “Mosca” significa negare i fatti, a casa mia.
    Aggiungo che assistendo a un incontro sul tema dei rifugiati politici in Italia, mancava vistosamente una rappresentanza islamica a fronte di una presenza cristiana: perché?

    Di recente mi sono anche posto il problema del perché i rappresentanti degli eredi di un pensiero laico e ateo (il comunismo per intenderci) abbiano sentito il bisogno di perorare la causa della costruzione della più grande mosche d’Italia essendo oltretutto di religione copta. Mistero.

    Alla fine, da sostenitore del dialogo a tutti i costi, comincio a pormi il problema di quali debbano o possano essere i nostri interlocutori. Hai suggerimenti?

    Un saluto e sempre complimenti per il lavoro fatto.

    Alberto

    • Lorenzo Declich on 2011-06-15 at 13:26

      Alb. Finora tacesti ed oggi mi zampilli così :-)

      Dove iniziò?

      1. dovremmo iniziare a pensare ai “paesi islamici” prima di tutto come a paesi “ad alto tasso di spiritualità”, al di là del numero di musulmani che vi vive. Hai presente Youssef Ziedan? E i copti egiziani? E in genere i cristiani “orientali” cioé non-cattolici e non-protestanti? Un esempio di paese a maggioranza non-islamica ad alto tasso di spiritualità? L’India. Un altro esempio? Gli Stati Uniti (e non dire di no, che lo sappiamo come sono). Dunque: che cos’è a questo punto l’Europa (e non l’America) se non “la riserva degli atei”? Che poi, se vai a vedere, come dice Slavoj Zizek, l’ateismo — o meglio il diritto di essere atei — è “esattamente” il contributo dell’Europa alla storia mondiale. Ora: l’Europa è demograficamente in declino. Fatti 2 conti.

      2. sul Eco&co: hai perfettamente ragione. E’ per questo che temo l’ondata islamofoba. E per perorare il tuo “da ambo le parti” ti dico che uno dei siti più aggiornati di “islamophobia watch” è saudita.

      3. slavismi&co. La geopolitica è una cosa, il “mongolismo” e lo “slavismo” è un’altra. Dire che sono un problema per l’Europa in quanto mongoli o slavi è assolutamente idiota. Dire che geopoliticamente l’Europa ha sempre subito quelli che chiamerei “afflussi e deflussi di individui in direzione est-ovest e viceversa” è invece abbastanza corretto. Per il resto siamo slavi e mongoli esattamente come siamo longobardi e arabi. Voglio dire…

      4. “rifugiati politici” & co. Secondo me è un caso ma non conosco il contesto.

      5. di quale moschea parli? mi sembra esserci un qualcosa di illogico in ciò che dici: come fanno gli eredi del pensiero laico e ateo ad essere copti? Comunque a mio modo di vedere sulla costruzione di luoghi di culto vari non ci dovrebbe essere bisogno di “perorare cause” nel senso che ci dovrebbero essere leggi, cubature ammesse, decibel tollerati etc. etc.. Mentre di leggi su queste cose non ce n’è, sebbene vi siano proposte molto ragionevoli

      6. interlocutori: dovremmo per prima cosa fare una legge di cittadinanza per eliminare l’ambiguità che c’è adesso. Da una parte 50.000 cittadini italiani di religione musulmana, la maggior parte convertiti di 1a o di 2a, molti di essi abbastanza traffichini. Dall’altra 1.000.000 e più di lavoratori veri e bravi e tranquilli di religione musulmana che vorrebbero iniziare a interloquire non soltanto su questioni religiose, anzi immagino su cose come la pensione ad es. Se c’è una comunità per davvero allora ci sono anche delle persone che possono parlare davvero a nome di quella comunità. Messi come siamo adesso, invece, a parlare sono sono degli speculatori, o gente ben navigata in politica che vuole avere vantaggi per se.

  2. mizam on 2011-06-16 at 00:57

    È la stessa Ida Magli che scrive sul Giornale editoriali con titoli come: “Vietiamo agli immigrati di comprare case e terreni”; “No, finchè domina l’islam è assurdo parlare di diritti”, e l’auspicale “Una trincea anti-islam per opporsi alle moschee sognate da Pisapia”?
    Favoloso!
    Beh, constato ancora un volta che c’è una perfetta coincidenza d’interessi fra: 1) wahabi & c (abbrevio con w&c, perché mi suona bene), che fanno di tutto per far risultare la loro dottrina come “l’islam” per antonomasia: univoco, universale e universalmente accettato e diffuso nel mondo, nascondendo (o reprimendo) la miriade di voci diverse nate in quattordici secoli di storia dell’Islam, voci spesso e volentieri ben più radicate e diffuse della loro; 2) antislamici assortiti a destra e a manca, ai quali fa estremamente comodo modellare il loro utile spauracchio con le quattro baggianate propagate dai suddetti w&c. (in poche parole prendere per buono e raccontare agli affezionati clienti che l’islam già universalmente diffuso sia una parodia di quello auspicato da w&c), vuoi per malafede, vuoi perché documentarsi oltre a una sommaria di qualche articoletto del Corriere e della Repubblica è causa di fatiche inenarrabili; 3) Chiesa cattolica, alla quale fa molto comodo ridurre il temibile concorrente sul mercato religioso a una banda di fanatici spietati, misogini, ignoranti, privi di pietas, fautori di una religione priva di spiritualità e amore, e come se non bastasse priva d’ogni afflato estetico e forme d’arte: questo è l’islam, signori miei, mentre noi siamo i buoni e amorevoli, quelli che a parte eutanasia e altre bazzecole vi lasciano fare quel che vi pare: dico, abbiamo riempito le chiese di caravaggi, e quelli sono ancora ai caravanserragli. Ohè! Noi siamo quelli che porgono l’altra guancia e l’altra tasca, e se si riempie a sufficienza siam pronti a perdonare anche il super-bunga-bunger; 4) islamercato, che ha bisogno di una versione di religione estremamente rozza, superficiale e semplificata per spacciare più agevolmente le sue merci.

    Da queste quattro grandi forze che si alimentano a vicenda in un perpetuo frullio sinergico, da questo tiepido brodo primordiale perennemente agitato dai venti impetuosi dell’ignoranza, non mi stupisce che possano emergere emerite deiezioni come quelle della Magli; per quanto riguarda “il Corano come unico codice” voi, più di me, potete raccomandare all’esimia antropologa e opinionista del Giornale un qualche dispensa d’islamistica del primo anno…

  3. Nico Carlucci on 2012-03-27 at 18:13

    Beh, vedo che il Mondialismo acceca, che il political correct impera. Povero, Occidente. La Prof. Magli ha il merito di aver fatto conoscere l’Antropologia culturale in Italia, ma l’inconsapevole agisce, e come se non agisce.

  4. adriano on 2016-05-31 at 01:32

    Prima di “informare” Ida Magli di checchessia forse dovrebbe leggere qualche suo libro. La Magli, ad esempio, non parla di “arte” ma di “rappresentazione artistica”,:la differenza per uno studioso di storia o di antropologia dovrebbe essere evidente e Ida Magli ne parlava diffusamente riguardo le differenze tra Islam e Occidente. L’Occidente “rappresenta” artisticamente Dio, laddove, come si sa, l’islam ne bandisce qualsiasi forma di rappresentazione. Sul “primato della persona”, l’antropologa spiega in quasi tutti i suoi libri come questo sia eredità del diritto romano e dell’azione “laica” e “antitabuista” (uso termini suoi) di Gesù….liquidarla come “vecchia catastofista” senza, evidentemente, conoscerne il pensiero mi sembra molto poco rispettoso nei confronti di una studiosa della sua levatura.

    • Lorenzo Declich on 2016-06-14 at 08:46

      Prima di cianciare sui passati accademici di Ida Magli, il cui lavoro conosco bene, dovresti leggere cos’ha scritto nell’articolo che cito. Probabilmente la punta di astio che dimostro deriva anche da ciò che so di lei.

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