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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Mille e una contraddizione

2011-06-18
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Gli ultimi giorni in Libia sono stati contraddittori.

Sul fronte attorno a Brega continuano i combattimenti attorno alle imponenti fortificazioni costruite dai lealisti tra Aprile e Maggio.
I ribelli subiscono perdite pesanti e non guadagnano terreno malgrado il massiccio intervento di mezzi della NATO.
Nel frattempo la NATO continua a fare pasticci, con gravi incidenti di fuoco amico, l’ultimo dei quali, il 17 giugno, ha provocato la distruzione di 6 tecniche ribelli, morti e feriti.
Di qui, salvo novità clamorose e defezioni dei lealisti, non si passerà facilmente.

Sui monti Nafusa invece i ribelli continuano la loro offensiva, allargando l’area da loro controllata un po’ in tutte le direzioni e contando sempre più sull’appoggio di un retroterra logistico tunisino.

Le insurrezioni della settimana scorsa, esclusa forse quella di Sabha, sono fallite, così come alcune manifestazioni in tripolitania, lasciando sul terreno un ulteriore pugno di morti. Solo a Zlitan i combattimenti continuano, ma gli insorti sono ormai sull’orlo della sconfitta, malgrado l’esteso coinvolgimento di elicotteri franco-britannici.

Se in Libia le vicende sembrano contradditorie o poco lineari, anche tra i “volenterosi” le perpelssità non mancano.

Nella NATO aumentano le perplessità, gli USA si stanno sfilando, altre nazioni (Svezia, Danimarca) iniziano a pensare ad una riduzione dello sforzo. L’Italia, seconodo il nostro ministro dell’interno, ha già speso un miliardo di euro, malgrado non stia garantendo i 100 euro circa di indennità di missione diaria extra ai marinai impegnati nelle operazioni di blocco (con tutti i problemi di malumori che ciò crea).
A me un miliardo sembra addirittura poco, forse il conto del ministero dell’interno non tiene presente altre spese, come gli aiuti al CNT.

Poche cose sono costose come una guerra, specie una guerra aerea. In tempo di crisi questo conflitto, iniziato pensado durasse settimane, è divenuto via via un salasso ed un lusso. E potrebbe finire a ottobre-novembre.

L’intervento degli elicotteri (con i loro missili) è divenuto “obbligato” anche perché le scorte di bombe d’aereo non sono infinite- La NATO ha bisogno di moltiplicare le linee logistiche, usando anche l’artiglieria delle navi, perché le forze aeree iniziano ad essere in affanno e bisogna rimpiazzare i reparti.

La risoluzione 1973 è, nel frattempo, divenuta definitivamente carta straccia; ormai l’appoggio della NATO ai ribelli è totale e dichiarato (o meglio ad alcuni di essi, che vanno via via egemonizzando la rivoluzione e marginalizzando altri gruppi, tra cui quelli più alla “piazza tahrir”). La protezione dei civili è messa in secondo o terzo piano, ciò che serve ai governi è una rapida vittoria per poter uscire a testa alta da questo conflitto senza fare bancarotta.

Insomma stiamo violanddo la carta ONU che impedisce l’intervento di governi stranieri nelle guerre civili altrui.

I gheddafiani sono tanti ed agguerriti; si è visto anche nei Nafusa, dove alcune comunità arabofone sono state teatro di una guerra civile interna, parallela a quella tra insorti e lealisti.

Le defezioni tra i sostenitori di Gheddafi sono state sia di vertice, sia di base, ma è rimasto un cospiquo zoccolo duro, composto sopratutto da funzionari, burocrati e soldati di medio e medio-basso livello, oltre a quasi tutti gli esponenti dell’elefantiaco apparato securitario e le loro famiglie.
Chi era gheddafiano per convenienza sta abbandonando il regime, ciò nonostante esistono decine, forse centianaia di migliaia di sostenitori del regime, inclusa “gente qualunque” che vive nelle zone liberate.

A questi vanno aggiunti molti immigrati africani, visto che alcuni gruppi di ribelli vogliono una “Libia di libici”, con accenni più o meno radicali di xenofobia e intolleranza (raramente estesi anche ai libici di colore).

Del Boca si chiede che ne sarà di queste persone una volta finito il conflitto?
Me lo chiedo anche io, saranno eliminati con grandi epurazioni? ammistiati? esiliati?

Nel frattempo, sul piano internazionale, il governo di Bengasi ottiene ulteriori riconoscimenti (come quello tedesco) e inizia ad interloquire con Cina e Russia (che però restano piuttosto equidistanti), mentre Gheddafi sembra ottenere solo deboli aiuti dai suoi partner africani.

Franco, nullità, Frattini intanto si inventa una riunione “tribale” a Roma dagli incerti confini, a parte deninciare la voglia di ripresa della diplomazia (che comunque è meno cara della guerra), credo che questa pensata sia velleitaria in maniera clamorosa. Ma è un’impressione, non credo perderò del mio tempo per coprire questo evento.

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3 Responses to Mille e una contraddizione

  1. Valerio Peverelli on 2011-06-18 at 11:49

    Dimenticavo tre cose importanti:

    Gheddafi sta organizzando una serie di mini contro offensive nella zona di Misurata, usando sopratutto l’artiglieria. Provocano parecchie vittime (anche civili) e trasformando quel fronte in una potenziale guerra d’attrito.
    la situazione resta però fluida.

    La NATO ha intensificato i bombardamenti e i sorvoli su Tripoli ormai da due settimane, ma questa tattica psicologica per ora non è servita a molto, anche se Gheddafi ha iniziato a fare i soliti discorsi “volontaristici”, tipici dei dittatori alla frutta.
    Piuttosto tutte quelle bombe tirate contro obbiettivi strategici e non tattici causano un aumento delle vittime civili e il danneggiamento di strutture essenziali. Senza per altro indebolire il regime, che anzi mi sembrerebbe rafforzato dalla retorica “Davide contro Golia”.

    Fratti e il CNT ormai vanno d’amore e d’accordo, anche nel varo di regolamenti fascistoidi sui flussi di migranti.
    Il che è in linea con quanto dicevo, nella torta multi strato dell’opposizione libica sono i soggetti più conservatori e transfughi del passato regime, oltre ai vecchi esiliati appoggiati dalla CIA e dai Sauditi, quelli che stanno avendo il sopravvento; non la società civile e gli avvocati liberali, che pure a Febbraio avevano un loro peso.

  2. valerio on 2011-06-20 at 09:09

    Quando dicevo che bombardare Tripoli aumentava il rischio di vittime civili purtroppo avevo ragione, ieri la NATO ha ammesso di aver mancato un bersaglio in un attacco all’alba. Secondo fonti libiche (che non sempre sono oneste) vi sarebbero 9 morti e 18 feriti, e un’abitazione del centro spianata. Molti feriti sono minori, mentre una famiglia sarebbe stata sterminata.

    è la prima volta che la NATO ammette vittime civili nei bombardamenti su Tripoli.

    Poco credibili (ma tecnicamente non impossibili) le giustificazioni addotte.

  3. valerio on 2011-06-20 at 09:27

    Facendo un po’ di conti tra i vari siti dell’alleanza mi risultano ipegnati 142 appearecchi da caccia, attacco, bombardamento e caccia bombardamente. Insomma la forza di prima linea della NATO + è diminuita rispetto a due mesi fa (e l’arrivo di 4 Apache e qualche Tiger non cambia molto).
    Inoltre lo sforzo è suddiviso tra 14 areonautiche e 2 marine (4 areonautiche non sono NATO: Svezia, Qatar, EAU, Giordania), escludendo completamente gli USA (che invece in Kosovo rappresentavano il 70% delle forze impegnate).

    In compenso la più economica marina ha fatto registrare un impennata, con il moltiplicarsi delle unità RN. la possibilità di uno sbarco esiste, ma è remota, credo manchino i soldi e la volontà. Ed anche in questo caso gli americani si sono ritirati, lasciando la patata bollente (e costosa) nelle mani degli europei.

    Il peso operativo dell’Italia continua a crescere.

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