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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Cosa vuol dire "offensiva".

2011-07-17
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Negli scorsi giorni ho usato spesso la parola “offensiva” per descrivere ciò che stavano compiendo i ribelli nei Nafusa e attorno a Misurata. Oggi la userò anche per Brega.

Occorre però chiarire cosa vuol dire in questo contesto, chiarirlo anche a me che il più delle volte, grazie alla mia preparazione troppo “da manuale” di strategia, tendo a vedere negli atti dei ribelli operazioni militari coerenti a quello che farebbe un ufficiali di stato maggiore formatosi in accademia.

Offensiva vuol dire, innanzi tutto, che l’iniziativa, ormai da più di un mese, è saldamente nelle mani dei ribelli, con i lealisti impegnati in continui ritorni contro-offensivi, nella posa di estesi (e, purtroppo, efficaci) campi minati, nella difesa di postazioni predisposte e coperte dall’artiglieria.
Quindi i ribelli sono all’attacco e i lealisti al massimo eseguono contro attacchi per riconquistare posizioni che hanno dovuto sgomberare nei giorni precedenti.

Però i ribelli dei Nafusa e di Misurata, che in buona parte non sono ancora inquadrati nei reparti dell’esercito di liberazione nazionale libico (ex forze libere libiche), tendono ad attaccare in una maniera estremamente “antiquata”, ed eccentrica rispetto a quelle che sono le dottrine militari (non solo europee) dell’ultimo secolo. Mi ricordano un po’ il Regio Esercito, uno dei più conservatori dal punto di vista militare.

Mi spiego, nei Nafusa e attorno a Misurata nei giorni scorsi vi sono state ottime possibilità di sfondamento e di aggiramento delle posizioni lealiste, ma i ribelli hanno sempre preferito l’assalto frontale (talvolta in mezzo a campi minati), subendo perdite pesanti, rispetto alla manovra e all’infiltrazione. Inoltre i nodi di resistenza lealisti non sono mai stati semplicemente ignorati, come si è imparato a fare sull’esempio delle Stosstruppen tedesche dopo il 1916 (Sturmtruppen per chi ama Bonvi), ma sono sempre stati investiti ed attaccati.

Questi problemi dipendono in buona parte dalla difficoltà di addestramento, di armamento, e dalla scarsità di mezzi di comunicazione moderna, come lamenta Ibrahim Taher comandante di un “battaglione” ribelle, formato prevalentemente da universitari, sui Nafusa (e professore di storia, sento già simpatia corporativa nei suoi confronti).
Ma anche da altre cose, per esempio dalla mancanza di riserve (e quindi dalla mancanza di interesse nel crearsi una solida riserva che sfrutti il successo, oppure la parsimonia dei comandi in Cirenaica nell’inviare i loro reparti via mare a Misurata), dalla mancanza di coordinamento (molte unità agiscono per conto proprio, facendo una guerra privata, sopratutto sui Nafusa), dalla confusione nel comando, dalla difficoltà di coordinamento con la NATO e dall’incapacità psicologici di ammettere che il contributo della NATO+- è insufficiente per risolvere tutti i problemi.

In sostanza l’avanzata dei ribelli dei Nafusa e di Misurata è sempre lenta, segue uno schema: conquista di una località, consolidamento delle posizioni, contrattacco lealista, tenuta o abbandono di questa località, riprogrammazione della successiva offensiva.
Profonde puntate nel deserto per interrompere le linee nemiche dove non si è attesi non sono state praticate, a differenza di come operavano gli eserciti (dopo il ’41 anche il Regio Esercito) in quel teatro, sotto i medesimi condizionamenti geografici, durante la seconda guerra mondiale.

Va detto che ciò dipende in buona parte dalle ridottissime dimensioni degli eserciti e dei reparti in campo, molti “battaglioni” sono più simili a delle grosse compagnie, molte “brigate” sono poco più grandi dei battaglioni e prive delle necessarie armi pesanti d’appoggio, mancano ancora molte armi specializzate e l’artiglieria ribelle è molto scarsa.

In queste condizioni di penuria le perdite umane, alte anche per la scelta di piccoli assalti frontali su direttrici piuttosto prevedibili, sono pesanti (in proporzione rispetto alle poche truppe impegnate) e debilitanti. È prevedibile che riguardano spesso il poco personale addestrato e causano un elevato shock da combattimento nelle truppe rimaste (che, ricordiamolo, sono gruppi amicali piuttosto che reparti tenuti assieme dalla disciplina formale). Quindi i reparti dopo ogni offensiva sembrano diventare, comprensibilmente, apatici e stanchi piuttosto che euforici ed esaltati.

Per queste ragioni le continue offensive ribelli delle ultime settimane sembrano agire al rallentatore, con poche accelerazioni dovute più alle ritirate strategiche dei lealisti che alle loro scelte operative. Insomma una situazione da prima guerra mondiale, piuttosto che da conflitto moderno.

In questo contesto si deve segnalare un rinnovato protagonismo dei ribelli attorno a Brega, città che anzi (erroneamente a mio avviso, ma è questione di ore o di giorni) alcuni giornali italiani (come Repubblica) danno già per presa oggi.
La città di Brega, come ricorderete, era stata ampiamente fortificata dai lealisti tra la fine di aprile e i primi di maggio.
Dopo di che la città è stata investita da tutta la (scarsa) potenza di fuoco della NATO +- (circa 150 bombardamenti tra il 25 giugno e il 15 luglio, su circa 290 dall’inizio della guerra), oltre all’uso, in questo teatro, di unità navali e elicotteri. Il regno unito sta trasferendo altri Tornado in zona proprio per rimpinguare le forze in vista di questa offensiva.

Una volta si sarebbe detto che questo attacco era un attacco d’ammorbidimento, volto a logorare (anche psicologicamente) la guarnigione della città per facilitare il successivo attacco di fanteria.

A partire dal 13-14 luglio i ribelli hanno portato in prima linea molti dei reparti meglio armati ed addestrati del loro esercito, inclusi i pochi T-72 (carri armati da battaglia sufficientemente moderni) che i ribelli sono riusciti a soffiare ai lealisti e a rendere in grado di operare.
Hanno addirittura annunciato l’intenzione di una loro offensiva ai mezzi d’informazione (alla faccia dell’attacco a sorpresa!).
Da allora il ritmo dei combattimenti ha assunto un livello spasmodico, anche se confuso negli esiti, con un attacco ribelle concentrico (su tre direttrici) e perdite abbastanza pesanti da ambo le parti.
I lealisti, malgrado le pesanti perdite, fanno ampiamente affidamento sulle fortificazione predisposte e scarsamente disturbate dai bombardamenti NATO (campi minati, trincee, trappole esplosive ed incendiarie ecc. ecc.) per tenere la città.
Oggi comunque si combatte nella città stessa, e i perimetri di difesa sono stati violati, mentre i lealisti, avendo una comoda via di fuga ad ovest, iniziano a disimpegnarsi in maniera più o meno ordinata.

Apparentemente anche in questo caso non sono stati tentati grossi aggiramenti strategici della posizione, per assediarla, né di sfruttare questo successo attaccando i lealisti sulla loro via di fuga per impedir loro la ritirata.
Però quello che si sta prefigurando è la vittoria dell’esercito di liberazione nazionale libico nella battaglia di Brega. Ed è una vittoria importante, anche dal punto di vista psicologico, visto che tutta la Cireanica sarebbe ora sotto il controllo del CNT ed una delle città simbolo della ribellione ritorna di nuovo nelle sue mani

Viste le condizioni della guerra sugli altri fronti è probabile che i ribelli “sprecheranno” alcuni giorni a ripulire la città e i suoi immediati dintorni (come Al Bashir, che fa parte del perimetro difensivo della fortezza di Brega) dalle sacche di resistenza, invece che puntare su Ras Lanuf con direttrice Sirte-Misurata-Tripoli. Non possiamo fargliene una colpa.
Però in questa zona i ribelli, a differenza che a Misurata e sui Nafusa, dispongono di riserve addestrate e relativamente ben armate, rifornimenti da parte dei paesi del golfo e unità in addestramento, utilizzabili come riserve d’emergenza per compiti difensivi.

Ciò che sembra mancare, da mesi, è uno straccio di strategia.
Ogni località conquistata sembra presa in battaglie “fini a se stesse” e non inserite in un quadro coerente, altrimenti nelle scorse settimane non si sarebbe persa l’opportunità di collegare Misurata ai Nafusa, concentrando lì tutte le riserve disponibili.

La strategia dei lealisti è chiara: prolungare il conflitto il più a lungo possibile in modo che si arrivi ad un accomodamento diplomatico che preservi una parte del regime, e il loro stile di combattimento è conseguente. O addirittura che la coalizione che appoggi i ribelli termini le bombe e si sciolga per gli elevatissimi costi del conflitto.

Mentre i ribelli non mi sembrano convinti di quale debba essere la loro strategia militare:
Accettare delle mediazioni con la dittatura e arrivare ad una pace concordata (ma in questo caso tutti i ribelli accetterebbero di deporre le armi? Non si arriverebbe ad una nuova guerra civile?).
Marciare su Tripoli e puntare alla vittoria totale attraverso una rapida guerra di movimento?
Oppure ancora distruggere il grosso delle forze militari lealiste, a partire dall’esercito di Brega, per poi poter trattare da una condizione di assoluta superiorità l’ordinata resa del regime?

Ognuna di queste scelte prevederebbe differenti strategie e tattiche, anzi nel primo caso il risultato sarebbe già abbondantemente alla loro portata.
Non va sottovalutato che il CNT attuale è formato prevalentemente da ex membri autorevoli del governo libico gheddafiano (i cosiddetti “riformisti” di fine anni ’90, favorevoli alla normalizzazione dei rapporti con l’occidente), mentre molti dei reparti al fronte sono comandati da esuli e oppositori storici. Quindi l’atteggiamento degli uni e ben differente da quello degli altri nei rapporti da tenere con il passato regime.
Forse qualcuno nel CNT spera che i “falchi” anti gheddafiani si svenino e muoiano al fronte, stufandosi così tanto della guerra da accettare mediazioni che solo pochi giorni fa avrebbero trovato insultanti. Ma questa mia supposizione è un po’ maligna e priva di riscontri.

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3 Responses to Cosa vuol dire "offensiva".

  1. valerio on 2011-07-18 at 23:29

    Aggiornamento:

    Il governo gheddafiano sta smentendo che sia mai esistita una quarta battaglia di Brega, ma pare che i lealisti siano in ritirata lungo la “Balbia”, tallonati dall’esercito di liberazione nazionale.
    A Brega sarebbe rimasta una sacca stimata in circa 200 uomini, meglio di quanto pensassi come “bottino” per i ribelli.

    (Ma non possiamo ancora essere sicuri al 100%, visto che alcuni parlano della conquista della sola Nuova Brega, una città di fondazione -grazie a Doxiadis, lo stesso architetto di Islamabad- a quasi 10 km ad est della vecchia Brega. Ha più abitanti della vecchia città -e la sede dell’università d’ingenieria, che fu uno dei centri della rivolta-, ma non ha né il porto, né l’areoporto, né l’oleodotto, né il petrolchimico. Non sarebbe proprio la stessa cosa, comunque la citta di Marsa El Brega è formata da 4 corpi seprati, due dei quli abbandonati- ed uno dei quli fu un campo di concentramento durante il governo coloniale italiano- quindi è difficile capire i lanci d’agenzia. Nessun giornalista straniero ha più accesso alla prima linea, come invece succedeva all’inizio della rivolta. Le fonti che danno per vincenti i ribelli descrivono il centro petrolchimico come, comunque, ancora in mano ai lealisti che, dopo averlo distrutto, l’avrebbero fortificato, sarebbero però isolati mentre i ribelli sarebbero già arrivati anche molto più ad ovest)

    L’operazione è stata condotta, dalle prime informazioni incomplete, in maniera prudente e un po’ lenta, ma a quanto pare efficente, ed ha anche ottenuto, prima dall’inizio della guerra, un nome (“Operazione Campi neri”). L’esercito di liberazione nazionale ha dimostrato di essere un esercito, forse non l’èlite mondiale guidata da una volpe del deserto o da un grande stratega, ma un esercito vero e proprio, tatticamente preparato e non un’armata guerrigliera un po’ dilettantesca ed improvvisata.
    Sono un po’ troppo severo nei miei giudizi su di loro, dopo tutto io sono qui in pantofole, mentre loro sono al fronte.

    Noto anche che sia l’esercito lealista che quello dei ribelli hanno raggiunto dimensioni piuttosto considerevoli, superiori ai 21.000 uomini di pronto impiego dell’esercito Libico di prima della rivoluzione.
    Tutti i contendenti stanno reclutando ed addestrando furiosamente.
    Anche se è difficile fare delle stime precise.
    Servirebbe.
    Anche per valutare le proprozioni di questa innegabile vittoria dei ribelli.

    Comunque le segnalazioni di soldati lealisti impreparati ed addestrati in maniera improvvisata, oppure trasferiti dalla polizia all’esercito si moltiplicano, mentre i mercenari dell’Africa equatoriale non arrivano più copiosamente, anzi la maggior parte dei “neri” che combattono per Gheddafi sono semplici immigrati, reclutati più o meno volontariamente.
    Restano però numerose le segnalazioni (non sempre verificate da fonti indipendenti) di mercenari algerini, magari ex poliziotti o regolari.

    L’artiglieria lealista, fino a pochi giorni fa ancora eccellente, non ha quasi dato traccia di se in questa battaglia (almeno così pare), probabilmente grazie ai bombardamenti della NATO+-.
    O forse perché il livello delle perdite e il ricambio di personale ha fatto perdere troppo personale qualificato.

    Comunque la NATO+- a Brega ha agito nelle settimane scorse per ammorbidire il fronte, e in questi ultimi 4-5 giorni ha fatto un vero e proprio appoggio tattico coordinato. Non proprio quello che il mandato ONU prevedeva.
    Mi chiedo solo se l’elevato numero di carri armati distrutti dall’aviazione attorno a Brega fossero vuoti ed usati come falsi bersagli, od occupati e pronti al combattimento, nel momento in cui la NATO li colpiva.

    Ma sono i ribelli di Misurata e dei Nafusa quelli che continuano a subire un usura troppo rapida, percentuali alte rispetto al totale a disposizione, e perdite difficili da rimpiazzare (e sui Nafusa secondo la CNN l’addestramento dei ribelli è compresso in meno di un mese).

    Nel frattempo continuano le grandi manovre diplomatiche, che saranno sicuramente influenzate dall’esito di questa offensiva, anzi a dir la verità un po’ tardiva o quanto meno poco tempestiva perché la presa di Brega da parte dei ribelli avrebbe forse spinto Russia e Cina ad andare alla conferenza di Istambul dei giorni scorsi.

  2. valerio on 2011-07-19 at 22:50

    Aggiornamento:

    Ieri sono stato troppo ottimistico, i ribelli, in effetti, controllano solo New Brega e piccole parti di Old Brega, mentre l’artiglieria lealista, assente nella prima fase (forse perché le batterie avanzate erano state tutte distrutte dai bombardamenti NATO +-) ha ripreso a colpire.
    L’avanzata oltre Brega dei ribelli è stata solo una piccola ricognizione.

    Bishr (o al-Bashir, a seconda della romanizzazione, è poco più ad ovest di Old Brega) è ancora nelle mani dei lealisti, ed è ancora ben rifornita di artiglieria, trincee, trappole esplosive e campi minati.
    Tutta la zona è piena di postazioni predisposte per una difesa di profondita su più perimentri concentrici, mentre i lealisti fanno anche ampio uso di trincee riempite di petrolio incendiato.

    Non ho idea di chi controlli le rovine della vecchissima Marsa Brega (very old Brega?).

    Addirittura si parla di una battaglia che potrebbe durare 10 giorni!
    Una follia, le truppe lealiste non vanno mica sconfitte e accopate, vanno aggirate e catturate!
    Le dimensioni della vittoria si vedono dal numero di prigionieri e di equipaggiamenti catturati.

    Insomma non hanno occupato (nè pensano di occuparla prima di aver conquistato la città) El Aghelia, oggi nota come Al’Uqaylah (ma anche Ugayla, Uqayla, al-Ageila, le romanizzazioni creative si sprecano) un tempo conosciuta anche come El Agelia, o con il nome greco (riutilizzato dai fascisti) di Automala.

    El Aghelia è la posizione strategica più rilevante della zona, essendo il punto nodale di una strozzatura geografica, dove si incontrano più wadi e paludi salmastre, con piccoli rilievi che favoriscono la difesa. In particolare risultano impraticabili ai mezzi meccanizzati l’As Sabkah al Kabilah e il Bir Al Akjariya, due “piccole” distese, in parte parallele, miste di rocce, paludi salate e gole. Sovrastate da una sella rocciosa a sud-est.
    Insomma un posto facile da difendere e da cui isolare Brega, ideale come base d’operazioni per marciare ancora più ad ovest, ma a sua volta relativamente difficile da aggirare a sud, a meno di fare un bel giro nel deseto passando da Maradha, via Waddan (che, come vi dicevo, subisce almeno un raid aereo NATO al giorno).

    Eppure sembrerebbe posta al margine della linea difensiva dei lealisti, ben poco guarnita rispetto alle altre località introno a Brega (ma le mie informazioni potrebbero essere sbagliate) e mai colpita dalla NATO+- (dato significativo, visto che implica che la ricognizione aerea non ha segnalato nulla di anomalo nei dintroni).
    Se i ribelli controllassero El Aghelia (o meglio la strozzatura appena ad ovest rispetto al villaggio) i lealisti a Brega avrebbero i giorni (o le settimane) contate anche senza sparare un solo colpo.

    L’importanza strategica di questo spicchio di deserto è ampiamente dimstrata dagli eventi della seconda guerra mondiale. L’esercito britannico annientò l’armata italiana dopo averla conquistata nel febbraio 1941, difendendola con facilità dalla controffensiva del Regio Esercito. (operazione Compass)
    Fu sempre qui che Rommel si fermò a dar bataglia nelle sue ritirate, vincendo nel gennaio 1942, perdendo nel dicembre dello stesso anno, sconfitta che, in parte, determinò il crollo del controllo italo-tedesco della Tripolitania.
    Insomma è una posizione tradizionalmente disputata da tutti gli eserciti che operano nel golfo della Sirte, ed un passaggio obbligato di notevole importanza.
    Per cui val la pena di combattere una battaglia.

    Brega è “solo” una città ed un terminale petrolifero, la si può ottenere con la manovra ed assediandola, senza tutti questi morti inuli. E, forse, 10 giorni sprecati.

    Mi sembra che questo confermi una mia analisi di mesi fa. I ribelli e i lealisti, con la parziale eccezione dei Nafusa (ma lì son berberi) si disputano le città, non il territorio. Una località di campagna non viene percepita come un obbiettivo militarmente attraente, forse sono tutti prontissimi ad ammazzarsi a vicenda, ma preferiscono non dover accamparsi in pieno deserto, e si che i libici sono una generazione o due fa erano beduini.
    Chi controlla più città si sente vincente, chi ne perde una si sente un perdente, qiundi tutte le truppe vengono impegnate per difendere o conquistare le città, sopratutto se capoluoghi.
    Questo dato “antropologico-culturale-politico” annulla “l’arte militare”, o meglio la manovra, una delle componenti fondamentali della strategia.

    Nel frattempo va segnalato che le forze ribelli sui Nafusa e a Misurata sembrerebbero statiche da 4-5 giorni, forse troppo prostrate dalla recente offensiva, certamente sarebbe una cosa buona e giusta se le offensive ribelli fossero un po’ più coordinate, giusto per non permettere a Gheddafi di muovere le sue riserve da un fronte all’altro.
    Con la NATO che fa 20-30 raid quotidiani, più o meno, Gheddafi può permettersi di muovere i suoi reparti anche di giorno, se serve.

  3. Valerio Peverelli on 2011-07-21 at 16:59

    Aggiornamento

    Negli ultimi giorni è ripresa la spinta offensiva dalla sacca di misurata verso ovest.
    E, questa è grossa, è stato catturato, in un sobborgo ad est di Ziltan, il generale Abdul Nabih Zayid.
    http://www.guardian.co.uk/world/2011/jul/21/libya-middleeast

    o anche qui:
    http://egyptday1.blogspot.com/2011/07/top-20-srories-of-july-brega-gharyan.html
    per aggiornamenti e cinguettii

    Lo avrebbero catturato già tre giorni fa, interrogandolo a lungo, ma la notizia è stata diffusa solo oggi.

    Zayd è, grossomodo, il responsabile numero 3 dell’assedio lealista di Misurata, forse il numero 1 di quello di Zilten, si sarebbe fermato nella sua casa natia durante un attacco ribelle, e poi sarebbe stato catturato lì.
    Oltre tutto Abdul Nabih Zayid è un “vero” militare di cariera, quindi potrebbe essere il “vero” comandante dell’assedio, visto che gli altri due sono parenti di Gheddafi messi lì anche per provato lealimo dinastico, il figlio con l’hobby dell’esercito, e il cognato capo dei servizi d’informazione e contro spionaggio.

    La vicenda mi risulta ancora poco chiara, ma interessante.
    Anche per capire come lo tratteranno, visto che facilmente sarà accusato di crimini di guerra (di cui con ogni probabilità è davvero colpevole, ma politicamente sarebbe opportuno amnistiarlo e tenerlo come prigioniero di guerra).

    Il fronte Ziltan-Misurata è così attivo che la NATO+- ha spostato su questa zona il peso dei bombardamenti, (in questi giorni più intensi che nelle scorse settimane) rispetto che alla zona di Brega (ieri il rapporto era 18 a 3, l’altro ieri 12 a 6, prima 6 a 10 e il 17 di uno a 12).

    Quindi c’è un certo coordinamento tra i due fronti, stile uno-due pugilistico, una strategia che, con le ovvie differenze di proporzioni, fu molto usata da Francesi e Sovietici nei due ultimi conflitti mondiali. Sui Nafusa invece sembra tutto tranquillo, ma visti gli ultimi sviluppi va aggiunto per ora.

    Seconda notizia interessante, l’ultima campagna di reclutamento di Gheddafi sta andando peggio delle precedenti, insomma i lealisti fanno sempre più fatica a far arrivare in linea i mercenari, hanno già militarizzato la polizia, dato un fucile in mano a molti immigrati e reclutato alcuni politici, ma le dimensioni del loro esercito sembrano insufficienti e il numero di reclute inadeguato.
    Avessi qualche dato supporrei che sono riprese le diserzioni, non a favore dei ribelli (da qualche parte sarebbero state segnalate), ma a favore “dell’imboscamento.”

    Comunque devono essere così disperati da trasmettere per TV l’appello ad aruolarsi, aggiungendo che vi sono posti disponibili in tutte le unità, incluse quelle d’èlite, e che le reclute saranno ben pagate.
    Potrebbe essere una tattica di disinformazione, ma dal punto di vista della propaganda è un disastro, sopratutto nella “narrazione” che si è voluto dare all’appello.
    Non un “patrioti unitevi la patria chiama, scacceremo i ratti traditori, aiutaci a vincere” come qualche mese fa, ma “abbiamo così bisogno di te che se vieni con noi ti promettiamo soldi, cariera e prestigio”.

    Inoltre è la dimostrazione che l’amministrazione Libica non è in grado di organizzare una leva di massa, o anche solo di richiamare alle armi alcune classi d’età.

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