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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Libia: bollettino militare e non solo.

2011-07-28
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Gheddafi ha ben poco da temere, ormai, dai bombardamenti della NATO+-.
Molto di più dagli sviluppi militari dei ribelli.
Che però non sono pareticolarmente veloci

Sul fronte di Brega non si sono sviluppate novità di rilievo.
Il numero di mine anti uomo e anti carro piazzate dai lealisti è veramente molto ingente e blocca le operazioni dell’Esercito di Liberazione Nazionale.

Nella zona appena a nord di Misurata continuano i combattimenti, che negli ultimi giorni sono costati abbastanza salati per le forze ribelli.
Anche qui le mine ha chiesto il loro tributo, oltre all’artiglieria.

Si segnalano però altre novità.

I bombardamenti della NATO, fatti per appoggiare l’avanzata ribelle, potrebbero aver coinvolto diversi civili, incluso un ambulatorio (potrebbe trattarsi di un posto di medicazione per i lealisti, il che non toglie che gli ospedali, inclusi quelli militari, sono protetti dalla convenzione di Ginevra).
Secondo la NATO invece erano un nodo di comando e controllo e un deposito di veicoli militari.
Temo che ne sapremo di più solo a guerra finita.

Tra Zlitan (Zliten) e Suq Al Thulatha continuano i combattimenti, con un’intensa attività anche dei carri armati lealisti, e dell’artiglieria, con uno stillicidio di feriti per i ribelli. La città di Zliten è sembrata sul punto di cadere più volte dal 20 luglio ad oggi, ma ultimamente sono i ribelli ad essere sotto pressione su questo lato.

Però questa notte, in un altro punto del fronte, la brigata Halbus, l’unità d’élite dei ribelli di Misurata (l’unica con, vecchi, carri armati), ha sfondato un tratto di linee lealista ed ha recuperato 105 prigionieri civili, donne per lo più, rapiti nei mesi scorsi in città.
Le informazioni sono ovviamente frammentarie e poco circostanziate, ma pare che i lealisti ritirandosi dalla città, si siano portati dietro circa 1000 civili, volenti o nolenti.

Sui Nafusa Gheddafi ha mandato alcuni autobus carichi di suoi sostenitori a manifestare contro i ribelli, in particolare a Qwalish il 24 luglio. I ribelli non li hanno falciati, ma dietro di loro avanzavano i lealisti (poi respinti in un breve combattimento ravvicinato), quindi temo che se questa tattica sarà ripetuta si arriverà ad una strage.

Nel frattempo Omar Fakkan, un altro comandante autodidatta, ha iniziato un offensiva verso Ayn Ghezaya (ma forse è il vicino paese di Ghezaia, appena in pianura). Si tratta di uno dei pochi punti forti rimasti nelle mani dei lealisti nella zona di Wazzim (a poca distanza dal confine, nei Nafusa occidentali), con ogni probabilità i ribelli intendono mettere in sicurezza le loro linee di rifornimento dalla Tunisia.

Dopo tutto il loro fronte è una salsiccia lunga più di 300 km, e la loro unica possibilità di successo si basa sui collegamenti con la Tunisia, quindi ha senso mettere in sicurezza i valichi.

Nell’estremo sud i lealisti hanno riconquistato Al Qatrun, che era stato per brevissimo tempo nelle mani dei ribelli, in compenso questi ultimi ora godono dell’appoggio della tribù Toubou.
Su questo fronte, con un numero limitatissimo di morti e di feriti, si stanno verificando numerse novità.

La guerra non è fatta solo di bollettini militari.
Né si comprende solo attraverso i movimenti dei soldati

Anzi pochi eventi causano cambiamenti sociali e culturali rapidi quanto i conflitti armati, che, per loro natura, scardinano la “normalità”.

In particolare la guerra industrializzata tende a sconvolgere i normali rapporti di genere, anche se (per fortuna) non mi risulta che nessun gruppo femminista si sia mai schierato a favore della guerra per questo motivo.

In particolare a causa della guerra e della partenza per il fronte di molti giovani, alcuni lavori “maschili” (come il medico, l’infermiere, il conducente di autobus…) non sono svolti non più da uomini libici o da immigrati, ma dalle donne libiche, piccola rivoluzione nella rivoluzione.

Parrebbe che in preceenza le ragazze che frequentavano medicina avevano grosse difficcoltà a lavorare in questo campo, eccetto che in poche specializzazioni non ospedaliere o “femminili”. Ma ora moltissimi chirurghi e studenti sono in prima linea, ed altri sono oberati di lavoro, costringendo gli ospedali adaffidarsi a neo laureate, studentesse e infermiere improvvisate.

Questo è solo uno dei numerosi cambiamenti culturali che si stanno manifestando a Misurata, città che (a quanto pare) è uscita trasformata e rivoluzionata dall’esperienza dell’assedio.
Chissà, forse, come già altre volte nella storia d’Europa, l’esperienza della guerra fa comprendere che si vive una volta solo e, tra i sopravvissuti, si diffonde una grande voglia di divertisi e ricominciare.

Anche se il 25 luglio l’artiglieria lealista, con una serie di colpi alla massima gittata, è riuscita a colpire il più grande deposito di benzina rimasto in città, la popolazione ha continuato a far festa, hanno riaperto i caffè e persino qualche ristorante, stanno riaprendo alcuni cinema, ecc. ecc.
In tutte queste situazione ci si scandalizza sempre meno vedendo donne “emancipate” che vanno a divertirsi da sole o in gruppo.

Insomma in guerra anche la morale dominante viene messa in discussione.
Figuriamoci in una guerra rivoluzionaria.

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