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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Intanto al fronte (bilancio della settimana)

2011-08-08
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La notizia che pare abbia appassionato la nostra stampa sono le salve di razzi sparate contro il pattugliatore di squadra Bersagliere (una fregata leggera classe Lupo, serie Soldati, ex irakena) e il caccia torpediniere HMS Liverpool. Siccome siamo in agosto ho sentito più volte in TV definire la Bersagliere una portaerei.

Il Liverpool ha subito già un attacco con una salva di razzi il 12 maggio, cui è seguito questo del 3 agosto. In ambedue i casi non è riuscito ad abbattere i razzi, ma ha effettuato un tiro di contro batteria con il suo cannone principale da 113 mm, distruggendo il lanciatore.
Invece la Bersagliere è stata “sfiorata” da un singolo colpo, sempre il 3 agosto e sempre presso Zlitan; i libici prima hanno dichiarato che si trattava di un colpo fortuito, poi hanno affermato che era un attacco deliberato. Pare che la nostra fregata si sia ritirata senza ingaggiare il nemico con il cannone da 127 mm, né cercare di abbattere i razzi in volo, mentre La Russa ha negato si trattasse di un attacco deliberato.

L’appoggio della NATO +- in questi giorni va rarefacendosi (visto anche il ritiro della Norvegia a partire dal 1 agosto), e l’invio di armi e munizioni ai ribelli (prima negato, poi ammesso, malgrado sia al di fuori del mandato ONU) sta diminuendo, creando non pochi problemi alla logistica, sopratutto per le munizioni.

L’unico paese che ancora rifornisce abbastanza regolarmente i ribelli pare sia il Qatar, (longa manus delle monarchie del golfo), anche se sembrerebbe che i rifornimenti di questa fonte arrivino solo ad alcune formazioni.

Per l’ennesima volta si è diffusa la voce che Khamis, il figlio “soldato” di Gheddafi, fosse rimasto ucciso, questa volta in un bombardamento a Zlitan. Suppongo si tratti dell’ennesima bufala, tra l’altro uscita fuori proprio il giorno successivo ad un probabile “danno collaterale” di una donna e due bambine a Zlitan e il giorno prima dell’interrogazione all’ONU per il bombardamento di alcune istallazioni televisive del 30 luglio, in cui sarebbero morti 3 tecnici e giornalisti.

La riorganizzazione dell’esercito di liberazione nazionale libico, sotto il controllo del CNT, parrebbe proseguire, ma le informazioni sono molto confuse.
Tenete a mente, quando leggete il giornale che per i lealisti una brigata è una grande unità assimilabile ad una piccola divisione, mentre per i ribelli è un piccolo battaglione.

Sui fronti continuano i combattimenti, anche abbastanza sanguinosi e forieri dell’esaurimento e dell’usura dei contendenti.

Dal sud del Fezzan le notizie arrivano con il contagocce e sono per lo più contraddittorie. Parrebbe che la maggior parte delle località conquistate dai ribelli il mese scorso siano state riprese dai lealisti, ma contemporaneamente altre località sono cadute nelle mani dei rivoluzionari.
Insomma un quadro da guerra di movimento.

Dalla zona antistante ai Nafusa non smettono di arrivare notizie di combattimenti dell’offensiva verso le pianure. Ma giungono anche non poche notizie di contro offensive lealiste (tutte più o meno fallite) e di villaggi che si dichiarano fedeli al governo di Gheddafi.
Molte delle affermazioni dei ribelli delle scorse settimane sono risultate roboanti e frutto di propaganda.

Tra Misurata e Ziltan è ancora in corso una lunga, inconcludente, sanguinosa battaglia, su cui la propaganda ribelle diffonde sistematicamente report ottimistici poi smentiti. La popolazione di Ziltan non solo non si sta unendo alla rivolta (come invece accadeva nei mesi scorsi) ma appare desiderosa solo del ritorno della pace. Va anche notato che in questa città la polizia lealista ha operato numerosissimi arresti negli scorsi mesi.
Sembra però certo che un ritorno controffensivo dei lealisti sia stato respinto il 7 agosto, con ingenti perdite anche in materiali; più confuse le notizie circa un tentativo ribelle di aggirare Ziltan per prendere Al Khums (posizione molto più strategica, ubicata dove i Nafusa incontrano il mare, presso le rovine di Leptis Magna).

Da Brega giungono le solite notizie, da guerra di propaganda, ma i risultati concreti sono scarsi e le difese fisse dei lealisti sono ancora solide. Anzi si segnalano anche qualche ritirata dei ribelli in alcuni settori, compensate da avanzate in altri.

Più interessante è stato il ritorno di fiamma rivoluzionario (‘effetto del ramadan?) in alcune località della Tripolitania occidentale, come Al Qasbat, nota anche come Msallata. Una città di 55.000 abitanti, sede di importanti madrase (arabisti: si scrive madrase o madrasse? e madrassa o madrasa?) e scuole di vario ordine e grado (ma non università).

Qui a partire dal 3 agosto vi sono state dimostrazioni e manifestazioni serali, funestate da sparatorie che hanno prodotto almeno 3 morti il primo giorno ed altri successivamente. Gheddafi ha fatto circondare la città il 5 e lo scenario della repressione pare siriano.

Questa mini insurrezione si lega a numerose altre occorse in Tripolitania negli scorsi tre mesi, in maniera episodica, scollegata e al di fuori di un piano insurrezionale ben strutturato.
Il risultato di imprese simili, in assenza di una organizzazione di coordinamento, è scarso per non dire nullo, anche se dimostra la relativa forza della rivoluzione anche nelle zone costiere controllate dai lealisti.

Viceversa si moltiplicano le conferme di una sostanziale tenuta di consensi verso il regime in settori della popolazione.
Anche in Cirenaica, con la nascita, a luglio, di una piccola formazione di guerriglieri filo gheddafiani, la brigata Al-Nidaa, parrebbe prontamente sgominata dai rivoluzionari.

Aggiungo che è sempre più difficile disporre di buone, puntuali, tempestive, autorevoli, indipendenti fonti sulla situazione libica.
Non che sia mai stato facile, ma ormai la guerra dura da troppo tempo e, ad Agosto, l’informazione va un po’ in vacanza.

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One Response to Intanto al fronte (bilancio della settimana)

  1. valerio on 2011-08-10 at 17:50

    Molte delle affermazioni dei ribelli sui Nafusa vengono via via cofermate, Gheddafi sta lanciando controffensive raffazonate, che vengono sconfitte (sebbene con perdite da ambedue i lati).
    In particolare con il consolidamento nella piana di Bir Al Ghanam (un importante incrocio stradale) la conquista di Garyan non è più l’unica scelta per vincere la partita.
    (invece l’attacco alla zona di Tiji, ancora in corso, sarebbe un inutile diversione)

    Certo tra Bir Al-Ghanam e il mare il terreno è piuttosto pianeggiante (con poche collinette isolate), punteggiato di piccole fattorie e poveri campi, poco adatto a tattiche di guerriglia e favorevole più alla difesa che all’attacco. (ma non è nemmeno un deserto sabbioso e polveroso, con poche piste, come altrove nei pressi dei Nafusa).

    Una possibile avanzata (magari un minmo veloce) in questa zona unite ai tentativi di avanzata da Misurata verso Al-Khums (di cui si parla da settimane) e all’insurrezione (parrebbe tutt’ora in corso) a Msallata (magari per poi puntare su Tarhuna, oppure, se la resistenza si indurisse, verso il mare) delineano una consapevole strategia di accerchiamento di Tripoli.

    Una strategia!
    Diamine potrebbe anche funzionare!
    Anzi con qualche migliaio di uomini in più ed un ampia disponibilità di munizioni funzionerebbe…

    Certo, ormai sono abituato a vedere svanire o sfumare queste occasioni, anche perché i ribelli stanno subendo troppe perdite di uomini validi: forse circa 400 in due mesi (e 1600 feriti) attorno a Misurata, la metà sui Nafusa. E, sopratutto, non riescono mai ad avanzare velocemente quelle poche volte che rompono il fronte nemico.

    Questa possibile occasione accade mentre le truppe sotto il più stretto controllo del CNT (oggi azzerato, dopo essere stato accusato, ed è notevole, di essere troppo vicino agli stati del golfo; vedremo il nuovo governo che si daranno gli insorti)restano inchiodate attorno a Brega.

    Il massimo che il CNT ha fatto, militarmente, in questa settimana è stato creare una milizia scelta per la protezione dei campi petroliferi.
    (o, nella peggiore delle ipotesi, per disporre di un braccio militare affidabile in caso di un colpo di stato. Ma forse sono paranoico)

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