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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Violenza e terrorismo nascono nelle moschee

2011-09-06
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Confutare le osservazioni sul mondo di Magdi Cristiano Allam spesso può essere molto noioso, motivo per cui ammiro chi riesce a farlo con continuità. Oggi però l’operazione mi risulta divertente. Il titolo che Il Giornale affibbia al suo pezzo è:

Violenza e terrorismo nascono nelle moschee

La tesi, esemplificata all’inizio, è molto semplice:

Fate una semplice ricerca all’interno del sito dell’Ansa, la principale agen­zia nazionale d’informazione, inse­rendo il nome «moschea». Scoprirete che il 99 per cento delle notizie riguarda attentati terroristici e azioni violente che si verificano nelle moschee in tutti i Paesi del mondo, sia quelli dove i musulmani sono maggioranza sia quelli dove sono minoranza, sia quelli dichiaratamente integralisti islamici che consideriamo radicali sia quelli formalmente laici che definiamo moderati; mentre il restante 1 per cento riguarda l’annuncio delle nuove moschee che si vorrebbero costruire in Italia.

Questo è il motivo per cui “se vogliamo le moschee siamo votati al suicidio”. Per Magdi Cristiano Allam “non avere le moschee” significa eliminare il problema della violenza religiosa di matrice islamica e la cosa qui fa quasi ridere: è come dire che per eliminare il problema della violenza negli stadi bisogna “non avere gli stadi”. Che ne dite se tagliamo la testa al toro e togliamo la palla ai ragazzini? Osservazioni (un po’ più serie):

  1. nelle moschee succede che si prega e si predica, non conosco molti altri usi di una moschea. E’ ovvio, dunque, che una moschea non fa notizia se non in casi eccezionali, ovvero quando vi succede qualcosa di diverso da una preghiera e da una predicazione. Che titolo sarebbe: “Oggi è venerdì, i musulmani si raccolgono in preghiera nella moschea di Sucate”? O anche: “Venerdì: l’imam di Sucate fa la sua khutba (sermone) come sempre”. E’ ovvio che scegliere l’indicatore “moschea” per una notizia è privo di un vero senso. In questo contesto di una generica “mancanza di interesse giornalistico” per “l’oggetto moschea”, oltretutto, quell’1% di notizie su nuove moschee in Italia è un importante indicatore: la costruzione o la sistemazione di un nuovo edificio per il culto non è una gran notizia se non nel caso in cui ciò genera polemiche, la qual cosa avviene spessissimo. Dunque, al contrario di ciò che pensa Madgi, l’opposizione alle moschee c’è, eccome. Il problema è che questa non è una bella notizia, ma indice di una montante islamofobia che qualcuno irresponsabilmente fomenta;
  2. Seppure prendessimo come indicatore affidabile l’ANSA sarebbe comunque doveroso osservare che il mondo delle notizie non è uno specchio della realtà. La realtà, anzi, è fatta di cose che nessuno racconterebbe mai in una notizia. “Il matrimonio misto fra X e Y è al suo 12° anno”, “nel quartiere multi-etnico, multi-linguistico e multi-religioso X della città di Y si vive normalmente”, “Dei musulmani hanno salvato un gattino da morte certa”, “X e Y, di religioni diverse, sono andati a cena insieme”, “atei e credenti prendono il cappuccino”.
  3. Nella realtà il numero delle moschee in cui non succede assolutamente niente è enorme. Ma Magdi non si premura di darci uno straccio di numero: quante moschee ci sono al mondo? Qual’è la percentuale di moschee in cui succede qualcosa rispetto a quelle in cui non succede niente?
  4. Finora ho fatto finta che Magdi Cristiano Allam abbia dato i numeri giusti, ma ora soffermiamoci sull’ANSA. Questa agenzia, che ho più volte trovato in fallo (l’ultima volta l’ho presa un po’ a ridere quando dipingevano l’ormai defunto Osama bin Laden come un venditore di collanine), generalmente non ritiene degne di nota alcune notizie che riguardano le moschee, ad esempio le aggressioni ad esse (vedi ad es. qui), così come by the way non ritiene degne di pubblicazione le notizie riguardo alla montante islamofobia in Italia, in Europa, negli Stati Uniti (motivo per cui quando salta fuori un Anders Behring Breivik si cade dal pero). Ad esempio l’aggressione alla moschea di Bologna, lo scorso agosto, dopo una vergognosa campagna denigratoria di leghisti e piddiellini. Eppure, da quanto mi risulta, la prima notizia che esce quando digito “moschea” su “ansa.it” è la seguente: Mo: coloni ultra’ incendiano moschea – Mondo – ANSA.it. La seconda è Yemen: raid governativi a sud, 30 morti – Mondo – ANSA.it in cui si racconta che durante un raid contro al-Qaida sono rimasti uccisi 6 individui in una moschea, colpita per errore. La terza è Mo: Cisgiordania,scontri esercito-coloni – Mondo – ANSA.it nella quale leggiamo, fra le altre cose, della profanazione di una moschea.

Insomma: che parola ha digitato Magdi? O forse considera le aggressioni alle moschee come degli atti che in qualche modo i fedeli musulmani si sono meritati? O addirittura pensa che le moschee siano “naturali calamite di violenza”? Nel qual caso saremmo in presenza di una mentalità di tipo nazistoide. E, si badi bene, nessuno qui vuole affermare che le moschee siano luoghi da trascurare, anzi: il problema è proprio che trascurandoli si fa male a tutta la comunità, una parte della quale chiede –e la cosa è costituzionalmente garantita– di aver un luogo di culto riconosciuto. La vicenda è complessa e non si può affrontare digitando “moschea” su “ansa.it” (falsificando oltretutto i risultati). Da uno che  “ama l’Italia” tutto questo non è accettabile. Last: rinnovo il consiglio di lettura fatto qui, segnalando che il libro di Allievi che cito nel post è uscito in italiano.

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