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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

“Con l’Islam non si parla”

2011-09-23
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Quello qua sopra è il titolo che La Stampa dà a un’intervista con Giovanni Sartori, che non esito a definire il peggior analista di Medioriente degli ultimi tremila anni (vedi qui).

“Old John” ritorna su cari vecchi temi.

Ad esempio ci dice che:

“L’Islam, proprio perché è molto decaduto, ha assunto una rigidità che gli rende difficile poter conciliare i propri valori con quelli democratici.”

Una frase che trovo di difficile comprensione, davvero.

  1. non mi è chiaro il concetto secondo cui l’islam è “molto decaduto”. Se parliamo di islam come religione dovremmo discutere i parametri del decadimento. Il numero dei fedeli? Il livello di secolarizzazione di chi si dichiara musulmano? In entrambi i casi non mi sembra vi siano questi grandi decadimenti. Se parliamo di islam come “civiltà islamica” possiamo invece dire che non sia decaduta, bensì scomparsa: non esiste oggi al mondo una civiltà islamica nella forma in cui l’abbiamo riconosciuta come tale nei secoli. Se parliamo di islam come cultura politica ne osserviamo la sua estrema varietà ed elasticità in una funzione, quella del potere, che non ha frontiere né limiti cronologici. Se dessimo spazio ai neocrociati probabilmente li ritroveremo a bruciar libri e streghe. Se diamo a 4 principini del menga tutto il petrolio del pianeta vedrai che ammazzeranno la gente per stregoneria.
  2. chi sono i soggetti interessati alla  “rigidità” di cui parla Giovannone? Torniamo alla politica e al potere. Parliamo di formazioni politiche più o meno influenti, più o meno democratiche, più o meno violente, non di intere popolazioni, di intere nazioni, di gruppi di nazioni. Per fare un esempio: i Fratelli Musulmani in Egitto accettano il gioco democratico, prendono atto dell’esistenza di concezioni differenti dalle proprie nella misura del fatto che sono in politica e vogliono rimanerci. Vogliono un pezzo di torta, se non possono averla tutta. Se diamo loro l’idea che possano avere tutta la torta loro proveranno a prendersela tutta. E se avranno la stragrande maggioranza dei consensi penseranno che la democrazia può andare in soffitta. Tutto qui: politica e potere.

Sartori ha un problema. Vede una civiltà islamica che non c’è. E, cosa più brutta, non si pone nemmeno il problema di applicarsi alla complessità in cui le aree di cui straparla sono immerse. La pensa semplice, sull’islam, ritenendo che in quelle aree del mondo non valga la pena di andare a fondo. Non è piacevole assistere al reiterarsi di questo suo modo di fare, specialmente perché siamo in presenza di una persona che nella complessità si immerge eccome quando si tratta di parlare di ciò che studia.

Certo, il giornalista che lo intervista gli alza la palla quando dice:

E nel frattempo Al Quaeda [e dico Al Quaeda!!] è tornata a minacciare il mondo ipotecando anche le rivoluzioni arabe

Infatti lui risponde con il più classico dei cliché:

È vero che c’erano le giunte militari ma erano proprio le giunte militari che tenevano basso il fervore islamico. Ora invece esplode e sono curioso di vedere se ci saranno elezioni democratiche. Non è semplice far funzionare la democrazia, non ci riusciamo nemmeno noi dopo un secolo. Non è pensabile un sistema democratico nei paesi islamici dove conta solo la volontà di Dio, non certo il costituzionalismo e il laicismo. Io sono molto preoccupato di questa situazione instabile perché indubbiamente possono vincere forze islamiche estreme. Le dittature militari erano capaci di controllare l’islam, ora siamo in balia degli eventi

Mi agghiaccia quel “nemmeno noi”.

Ma noi chi?

Giovanni Sartori, un uomo che in Afghanistan voleva fare come i cattivi di Avatar e che sdoganava la xenofobia spiegandoci che non è una delle porte del razzismo ma una delle scelte possibili (senza contemplare l’assenza di un’attitudine qualsivoglia nei confronti dello straniero), pensa che la storia sia finita, che “gli arabi” debbano stare sotto dittatura, pensa che “se nemmeno noi dopo un secolo” riusciamo a essere democratici loro, quegli altri, non ci riusciranno mai, perché non sono fatti per riuscirci.

D’altronde (fra parentesi qualche mia riflessioncina):

Lo scontro di civiltà c’è, perché negarlo [perché è un costrutto ideologico falso e controproducente]. E’ unilaterale perché l’Occidente è laico e l’Islam è teocratico [George W. Bush non è mai esistito, gli asini volano etc etc]. Però se si estremizza, l’Islam teocratico diventa aggressivo [conosco un islam estremista assolutamente non violento e un islam moderato molto violento]. Ora la contrapposizione si fa più forte perché le dittature militari che tenevano a bada le forze islamiche sono state abbattute [aridaie]. Il principio fondante dell’Islam è che tutto dipende da Allah, le democrazie si fondano sulla volontà popolare; possono funzionare male tutti e due ma sono due principi opposti [questa la passo a Anders Behring Breivik].

Un grazie a Flavio Alivernini, autore dell’intervista, per averci ricordato che viviamo in un paese vecchio e destro.

In cui, su vecchi supporti media, parlano quasi solo vecchi destri.

Quando, cari voi, sottoporrete su questi temi Giovanni Sartori a un contraddittorio?

O dobbiamo aspettare che muoia senza regalargli il piacere di sentirsi rimbeccato a dovere?

E ora, cari lettori, vi siete avvelenati abbastanza?

Bene: ora leggetevi questo, e rilassatevi.

 

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3 Responses to “Con l’Islam non si parla”

  1. valerio on 2011-09-23 at 09:58

    Oltre tutto in storiografia il concetto di “declino” è (giustamente) stato abolito, è una parola fastidiosa da applicare ad una “cultura”.

    L’unico concetto di declino che accetto è quello intellettuale, Sartori inizia ad invecchiare (poveraccio, toccherà a tutti noi…), e quindi la sua inteligenza declina…

    Comunque, quando era giovane, avrà pur studiato l’illuminismo protestante, la rivoluzione inglese e quella americana, e la nascita della democrazia in America, tutti eventi fortemente condizionati dalla religione (a differenza dalle rivoluzioni nei paesi cattolici, come la Francia, che furono subito laiche e laiciste), quindi prima di dire che la teologia è incompatibile con la democrazia dovrebbe ricordarsi che in metà dell’occidente è nata sulla spinta di una teologia (quella calvinista o i non conformisti, ad esempio) non meno “potente” di quella sunnita.

  2. al Masri on 2011-09-23 at 14:09

    Io ringrazierò sempre il mio professore di Scienza Politica che ci ha sempre spinto (perla rara) a studiare i fenomeni politici con strumenti sociologici, con lo studio della storia e senza immaginare inesistenti costrutti inamovibili (il perenne bipartitismo inglese, l’islam perennemente teocratico, la perenne stabilità tedesca, la perenne utilità del neoliberismo ed altre stupidaggini del genere). Soprattutto ci ha sempre spinto a diffidare dei politologi, soprattutto di cialtroni come Sartori e Pasquino.

  3. Flavio on 2011-09-30 at 16:23

    Aggiungo alle vostre considerazioni il link dell’intervista a Stefano Rodotà, che completa il servizio realizzato per La Stampa, dal titolo “Versus”, un saluto

    http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/421586/

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